BANCHE E CARTA STRACCIA NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE

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Le banche sono delle imprese. Se lavorano bene, guadagnano. Se lavorano male, perdono. Se perdono troppo, falliscono. Questa è la regola.

Le banche raccolgono i risparmi di tutti: lavoratori, imprenditori, casalinghe, aziende. Promettono rimborsi e tassi d’interesse e con i soldi dei risparmiatori fanno degli investimenti: concedono crediti con tassi d’interesse un po’ più elevati per restituire il denaro ai risparmiatori e per pagare i propri costi.

Poiché la tutela del risparmio è un principio sancito dalla Costituzione della Repubblica, esistono: un’associazione bancaria, l’ABI, una Consob, per il controllo del mercato azionario, una Banca d’Italia per la vigilanza ed il controllo della correttezza dell’attività delle banche. Tutta gente molto seria e con remunerazioni parecchio elevate

Sembrerebbe un discorso assolutamente lineare e perfetto. Invece, non è così, esistono altre regole, di fatto, completamente diverse.

L’ABI non ha alcun potere reale; fa solo degli studi e delle rilevazioni a carattere organizzativo od amministrativo.

La Consob esercita un potere di vigilanza molto discreto, che si esplica soprattutto quando una nuova società chiede di entrare in Borsa e d’essere quotata.

La Banca d’Italia vigila, redige rapporti molto seri e complessi, che nessuno legge, e controlla poco o nulla. D’altro canto, la Banca d’Italia è “posseduta” dalle grandi banche italiane, istituzionalizzando il principio dei controllori controllati.

I casi Cir, Cirio, Parmalat, Monte dei Paschi di Siena, Finabo, esplosi in vario modo, hanno dimostrato con chiarezza che tutti questi meccanismi di vigilanza e di controllo o funzionano poco e male o non funzionano affatto.

Gli ultimi quattro casi, tra cui quello della Banca Etruria, hanno sollevato un vespaio e determinato un primo suicidio. Il Governo è stato rigoroso, stavolta: le banche, già commissariate, non falliscono, ma chi paga sono gli azionisti ed i cosiddetti obbligazionisti subordinati, che hanno visto annullare i loro crediti. La ragione è che occorre tutelare il risparmio senza interventi pubblici. Che poi ci sia di mezzo anche l’intervento della Cassa Depositi e Prestiti che, notoriamente, privata non è, è solo un artifizio declamatorio governativo.

Perché per le piccole banche si è proceduto ad un commissariamento e non per il Monte dei Paschi di Siena?

Perché si è lasciato trascorrere tanto tempo prima d’intervenire?

Perché la Banca d’Italia non è intervenuta? Perché le sue relazioni critiche non sono state rese note agli interessati (azionisti ed obbligazionisti)?

Perché la Banca d’Italia, addirittura, ha consigliato a queste banche già in difficoltà di aumentare l’emissione di obbligazioni, in tal modo coinvolgendo un maggior numero di persone?

Ancora più all’origine, dove sono gli amministratori di queste banche? Chi li ha nominati? Quali interessi politici (più propriamente di bottega), hanno determinato questa situazione, caratterizzata da amministratori incapaci, servi del padrone, che hanno portato sul lastrico migliaia di famiglie? Sono in galera o sono stati, almeno, incriminati?

La vera storia del sistema bancario è tutta da scrivere: nomine politiche, collusioni di tutti i generi, finanziamenti agli amici, banche di comodo per i politici, boria e complicazioni, procedure complesse ed antiquate (per un bonifico, nell’era telematica, occorrono da tre a sei giorni), vincoli assurdi (una filiale non può emettere assegni per un’altra filiale della stessa banca), anatocismo, costi elevati per spedire una lettera o per fare un’operazione e così via. In cambio, poco o nulla di credito, tassi d’interesse vicini allo zero, mutui a costi elevati, procedure istruttorie che durano anni.

Ma le banche sono intoccabili. Continue iniezioni di denaro pubblico tengono in piedi un sistema che fa acqua da tutte le parti. Comprano a 100 quello che poi rivendono a 50 (v. Antonveneta). Nessuno sbaglia, nessuno paga, nessuno è responsabile. Quanti miliardi sono stati erogati al Monte dei Paschi?

Ora, si pensa ad un intervento finanziario nei confronti di coloro che hanno perso tutto ma, attenzione, non per tutti, ma solo per i clienti più poveri, il che è cretino, perché chi ha perso tutto è uguale a tutti gli altri.

Inoltre, si sottolinea che non si tratta di un intervento “umanitario”, per evitare sanzioni dall’Unione europea, il che dimostra che il Governo ignora che il Trattato di Roma disciplina gli aiuti di Stato alle imprese, non ai singoli individui.

Intanto, già qualcuno si è suicidato, disperato per aver perduto i propri risparmi.

Questa faccenda è grave, anzi, gravissima. Abbiamo delle bad banks e sarebbe ora di metterci mano.

Tra le molte riforme annunciate (bisognerebbe introdurle in litania alla festa dell’Annunciazione) non c’è quella delle banche. Ma un altro annuncio non ci farebbe male, preparandoci alla festa delle carte di credito e di debito. Perché tutti dovremmo averle, per far sparire definitivamente il denaro contante, solo carta straccia da quando c’è la crisi. Tutti, anche i vecchi pensionati, le zitelle, i disabili, le monache e gli scopini, le badanti ed i disoccupati! Che regalo che si fa alle banche!

Eppure, nella particolare condizione in cui non solo l’Italia, ma l’intero mondo occidentale si trova, si impone una grande ed efficace riforma del sistema bancario.

Occorre precisare che l’attuale situazione economica e finanziaria non è dovuta ad una crisi passeggera. L’intero occidente è sull’orlo del collasso provocato dalla fine strutturale del sistema monetarista in uso fin dal 1971.

I “rimedi” proposti dalle organizzazioni sovranazionali (FMI, BCE, UE, ecc.) ed imposti ai vari governi, non solo non hanno provocato effetti positivi sull’economia reale, ma hanno contribuito a peggiorare la situazione economica e finanziaria e hanno soprattutto provocato una drastica riduzione del tenore di vita e dei diritti dei cittadini.

Occorre tornare a difendere i cittadini, il lavoro ed i lavoratori, le imprese e gli imprenditori e maggiormente la sovranità degli Stati ed il loro naturale diritto a controllare l’emissione di credito produttivo senza la presenza di usurai e speculatori.

L’Italia, come del resto, in forma proporzionale, hanno partecipato gli Stati appartenenti all’Unione Europea, ha versato decine di miliardi di euro e ne verserà ancora altre, ai vari fondi “salva stati” (che salvano solo le banche fallite, non gli Stati) mentre le banche straniere, alimentate anche con soldi nostri, vengono a comprarsi le nostre aziende, provocandio gravissimo danno industriale in una nazione incamminata ormai verso il fallimento sociale, culturale e scientifico. I dati, nonostante le continue rassicurazioni forniteci dal nostro Presidente Renzi, evidenziano, invece, l’incapacità di produrre nuova ricchezza reale, disoccupazione devastante, giovani senza più alcuna prospettiva per il loro futuro, continui tagli ai diritti civili, debito pubblico in costante aumento (mentre scrivo ha superato i 2.282 miliardi di euro) .

Non ha alcun senso parlare di crescita e di riforme senza mettere fine, prima di tutto alla bolla speculativa che è la causa della crisi, togliendo ogni garanzia dello Stato agli speculatori, vietando i derivati, CDS (credit default swapp) e gli altri prodotti finanziari speculativi, dando vita ad un vero sistema creditizio.

Perchè ciò sia possibile è necessario intervenire con urgenza per ripristinare la legge Glass-Steagall Act del 1933, nata negli U.S.A. e voluta dall’allora Presidente Roosevelt, con la quale veniva disposta la netta separazione tra attività bancaria commerciale ed attività bancaria speculativa : da una parte le banche dedicate al credito per le imprese e le famiglie e dall’altra le banche di natura finanziaria. La “ratio” della separazione tra banche commerciali e banche finanziarie, contenuta nella legge suddetta, era quella di evitare che il fallimento dell’intermediario finanziario comportasse altresì il fallimento della banca tradizionale, impedendo così all’economia reale di esporsi al default dell’attività prettamente finanziaria.

La Glass-Steagall Act venne recepita nell’ordinamento italiano attraverso la cosidetta “Riforma Menichella”, con il Regio decreto legge 12 marzo 1936, n.375. Purtroppo, nel 1993, con l’introduzione del Testo Unico sulle leggi in materia bancaria e creditizia, il Regio decreto n.375 fu abolito (già ce lo chiedeva l’Europa), avviando le banche verso una commistione tra attività commerciali e d’affari, fino a ritrovarci impantanati nella grave situazione attuale. Negli U.S.A.la legge venne abrogata nel 1999.

Reintrodurre la legge Glass-Steagall, significherebbe porre termine al vortice speculativo che sta trascinando in una voragine senza fine tutte le ricchezze reali residue, nel vano tentativo di tenere in vita i mercati speculativi e le varie bolle gonfiate negli anni; attività speculative che hanno creato un gigantesco debito totalmente slegato dalla realtà e quindi quantitativamente e moralmente impagabile.

La separazione bancaria è la condizione sine qua non per rilanciare l’economia reale ed il credito produttivo ed evitare gli effetti distruttivi di un prossimo crac bancario. In tal senso, da tempo, sono state presentate al Parlamento italiano otto proposte di legge che il Governo Renzi non intende porre in discussione. Chi ne conosce la ragione?

Siamo nel Paese delle meraviglie e tutto questo non deve stupire.

Isernia, 11 dicembre 2015

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