Cappuccetto rosso e il lupo cattivo

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La bufera bancaria, nel nido ovattato della sinistra toscana ed alto laziale, ha suscitato una reazione non ancora violenta di quei risparmiatori che si sentono truffati da una Banca da tempo in prospettiva di disastro.

La favola è semplice. Cappuccetto rosso (il Pifferaio) si allontana nel bosco elettorale, sereno dopo un decreto arruffato in fretta e furia (il lupo cattivo) che toglie la quiete alla nonna (i risparmiatori). Il lupo se la vuole mangiare. La nonna resiste, protesta, fa dimostrazioni. Cappuccetto rosso ritorna e salva il tutto, magari complicando un po’ le cose.

Si può sorridere, ma la pezza a colore immaginata dal nostro efficientissimo Governo riformatore è ancora peggiore del buco.

Dunque: i risparmiatori saranno risarciti.

Attenzione, adesso i risparmiatori non sono più i correntisti, ma i cosiddetti obbligazionari subordinati, una delle tante astruserie del sistema bancario. Gli obbligazionisti sono gente che fa un credito alla banca. Possono anche trasformare le loro obbligazioni in azioni, ma questa è una loro facoltà. Ciò non li obbliga ad essere considerati azionisti tout court. Ora, il Governo li considera dei risparmiatori, come in effetti sono. E’ già qualcosa.

Però, il sistema sarebbe troppo semplice ed un pizzico di socialità ci vuole. Saranno risarciti solo i risparmiatori più poveri. Questa è una bella soluzione. Il meno povero ed il ricco vanno puniti. Ma se questi hanno versato tutti i loro risparmi in obbligazioni subordinate, cancellate dal decreto del Governo, adesso sono diventati poveri come tutti gli altri. Come si fa a distinguere? Il meccanismo di cui si parla, ovviamente, ha delle sfumature bizantine: una commissione “neutrale” (ma c’è qualcuno neutrale in questa faccenda?) esaminerà caso per caso la documentazione che i singoli sventati obbligazionisti subordinati dovranno presentare, magari sottoscrivendo dichiarazioni dalle quali risulterà che sono stati ingannati perché le obbligazioni erano sicure, intoccabili e garantite.

Per vedere, poi, se erano ricchi o poveri, immagino, dovranno esibire i loro certificati fiscali e, magari, la Guardia di Finanza sarà incaricata di fare discrete indagini di natura patrimoniale Poi, forse, arriveranno i soldi, ma in percentuale, pare.

Pensare ad una soluzione più semplice, senza gravare sulle vittime, ma ricorrendo alla documentazione della banca era troppo difficile. Può darsi, però, che il Governo tema che la documentazione bancaria sia artefatta. Non sarebbe la prima volta.

Si fa un gran polverone sul padre della Boschi, vicepresidente dell’Etruria per otto mesi e che, probabilmente, non c’entra per niente, ma si sta zitti sul fratello della Boschi, dirigente della stessa banca (il patriarcato vige nel PD come di consueto) che, invece, sembra che fosse il responsabile proprio del settore mutui fondiari e della promozione dell’accensione dell’obbligazioni subordinate con la prospettiva di un maggior interesse rispetto ai conti correnti. Conflitto d’interessi con il Ministro Boschi? Mai più. La Boschi è intoccabile.

Intanto, il consigliere regionale toscano di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli, solleva anche il caso dell’ultimo presidente di Banca Etruria, Lorenzo Rosi, che dopo il commissariamento dell’istituto sarebbe diventato, con la sua Nikila Invest, socio della Party srl di Tiziano Renzi, il papà del presidente del Consiglio, che costruisce outlet in varie città. E, come se non bastasse, l’amministratrice di questa società sarebbe la mamma del premier, la signora Laura Bovoli. ” Il problema però – accusa Donzelli – è il fatto gravissimo che i genitori del capo del governo abbiano volontariamente omesso di citare le loro reali cariche societarie nella dichiarazione che devono alla presidenza del Consiglio.. Sul sito di Palazzo Chigi, non ve n’è traccia. In un Paese normale, Matteo Renzi si sarebbe già dovuto dimettere”.

Avrebbe ragione il consigliere Donzelli, se le insinuazioni sugli incastri societari Rosi-Renzi-Bovoli risultassero veritiere. Ma rimane,comunque, il fatto che non viviamo in un Paese normale.

Che il sistema bancario faccia acqua da tutte le parti è cosa arcinota. Se n’è accorto anche il Governo, favorevole ad una Commissione d’inchiesta parlamentare. Così, si allunga il brodo e si fanno contenti tutti.

Sullo sfondo non c’è solo la crisi delle quattro Banche in difficoltà, quella di Ferrara, di Chieti, la Banca delle Marche e quella dell’Etruria. C’è il crack sommerso del Monte dei Paschi di Siena, altra perla dell’universo bancario della sinistra, e tutto il sistema scricchiola, nonostante le generose iniezioni di liquidità erogate con l’intento di salvare i risparmiatori. C’è l’indebitamento (illecito) massiccio del sistema cooperativo, di cui le cooperative rosse sono la parte più importante, che prima o poi verrà fuori.

Ma in galera, poi, ci va qualcuno? Quegli amministratori delegati, quei consiglieri scelti nel mazzo fra i più propensi a servire il padrone occulto piuttosto che gli interessi dell’istituzione che dovrebbero governare, quelle collusioni non tanto occulte che fanno delle nomine un mercato da Foro Boario, pagheranno? Sono stati incriminati? Questa sarebbe la prima è più probante risposta del Governo.

Un regale silenzio sovrasta il malumore dei truffati. Le certezze addormentate degli elettori di sinistra sono molto scosse. Toccateli sul portafoglio e potrebbe cambiare tutto.

Intanto, tutti gli obbligazionisti delle altre banche tremano. Potrebbe accadere anche a loro. Un effetto domino disastroso, da accoppiare con la bella pensata che, dal 1° gennaio prossimo, i correntisti con un conto corrente superiore ai 100.000 euro potrebbero dover contribuire al ripiano dell’eventuale dissesto della loro banca. Come politica del risparmio e della sua tutela, non c’è che dire, è l’esaltazione del mattone.

E’ un dilemma che va oltre la cronaca e riconduce alle debolezze di fondo del Paese. Si discute di come salvare un pugno di risparmiatori sprovveduti, ma non si discute su come mettere seriamente e presto in sicurezza il sistema bancario italiano che ha bisogno di capitali e, nel frattempo, cade nelle braccia di sceicchi filo Isis, oligarchi filo russi , nuovi mandarini cinesi e grandi lobby speculative.

La verità è che l’economia italiana si trova a corto di capitali e di capitalisti, come è accaduto in altre fasi della sua storia e sembra aver esaurito le risorse che in altri momenti avevano fornito il carburante, L’Italia non è povera, anche se nei sette anni di vacche magre si è assottigliata; tuttavia, nella fase in cui ci troviamo, non c’è nulla e nessuno in grado di mobilitare le energie ancora esistenti.

Questo è compito del governo, anzi ne è il compito principe .

14 dicembre 2015

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