RICOSTRUIAMO LA DEMOCRAZIA

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Dopo l’otto settembre 1943 ci furono dei ragazzi che dovettero imparare a sparare e a lanciare granate. Da un lato e dall’altro, sugli Appennini o a Salò. Oggi, non c’è questo pericolo, non ancora almeno, anche se preoccupa la trasformazione di certi comici in maschere tragiche che urlano minacce volgari e irridono, senza pudore, ogni istituzione del Paese. E’ tuttavia urgente tornare a costruire la democrazia reale. Quella che i nostri padri avevano fondato sulle rovine della guerra esangue, va rianimata.

Non concordo con chi condensa tutti i problemi nella mancanza di una classe politica adeguata. Questo è un dato scontato : le Minetti e i Trota, gli Scilipoti e i Razzi e mille altri incompetenti messi sulle poltrone sbagliate non passano invano. Ma io cerco ancora, come un novello Diogene, sessanta milioni di cittadini italiani. Non li vedo facilmente.

Democrazia vuol dire “governo di popolo”. Ma quanti italiani ho sentito negli scorsi anni idrolatare servilmente l’uomo di Arcore come fosse il Messia; ora, molti altri hanno cambiato idolo e adorano il nuovo ragazzo toscano di belle speranze. Quando un popolo punta tutte le sue attese su un qualunque messia è pronto per il Bar dello Sport, ad attribuire tutte le colpe o i meriti al centravanti di grido, non per la democrazia. Questa esige l’impegno di tutti, o almeno di molti. Quanto mai attuale risulta ancora oggi la citazione di Rousseau : “ Non appena il servizio a favore della comunità cessa di essere l’interesse primo dei cittadini….la democrazia è già prossima alla rovina….nominano i deputati (oggi neppure questo è concesso al nostro popolo) e restano a casa “.

I cuori che avevano fatto entrare nel G7 il nostro Paese povero e distrutto, con la sola forza di menti creative, di famiglie solide e di braccia volenterose, non ci sono più. L’attuale generazione adulta in Italia ha ricevuto tanto dai propri padri, ma lascia ai propri figli un futuro incerto, minacciato da nemici, prospettive di migrazione o rassegnazione a una frugalità che minaccia continuamente di cadere nel baratro della povertà. Il loto televisivo addormenta le coscienze e fa dimenticare Itaca lontana; toglie la voglia di navigare per raggiungerla. Internet, pur con la sua utilità, non può soppiantare i caffè parigini del 1789 e i dibattiti appassionati su cosa sia giusto per la nazione e i cittadini.

La democrazia è stata già accoltellata. Quando i tecnocrati condizionano i governi, quando ad amministrare non sono gli eletti ma i nominati, quando lo spread fustiga ed obbliga i parlamenti ad obbedire senza margine di libera decisione, la democrazia mostra il suo languore grave.

L’Europa ha abdicato gravemente al suo sviluppo in democrazia, pace, civiltà illuminante per il pianeta intero, quando ha rinunciato ad avere una propria vera Costituzione. L’antica idea di Europa fu nutrita del sangue di due guerre mondiali e del soffio di libertà contro dittature orribili. Si fece carne coi De Gasperi, Churchill, Bech, Spinelli, Schumann, Adenauer, Spaak ed altri padri fondatori. Oggi, l’abbiamo lasciata nelle mani dei banchieri. E abbiamo sbagliato. E’ questo il punto da cui ripartire : un nuovo “costituzionalismo europeo”. Occorre un nuovo corso, un accordo tra i cittadini e le istituzioni per riattivare le menti, le braccia ed i cuori come nel ’45, sulle macerie della guerra. Non si può continuare a soffocare i cittadini tra tasse crescenti (siamo i primi nel mondo) e servizi calanti. Le nostre città sono in stato di abbandono, i nostri comuni non hanno denaro per i servizi, le nostre strutture sanitarie sono sempre più carenti, i territori sempre più a rischio per calamità naturali,

lo spettro della disoccupazione che avanza e con essa anche il numero dei poveri che aumenta. Di contro, i redditi dei politici restano altissimi, il numero dei parlamentari e dei rappresentanti ai vari livelli spropositato, anzi destinato ad aumentare, la loro efficienza opinabile.

Cosa vogliono i cittadini italiani? Drogarsi ancora con Sanremo, le partite di pallone, la De Filippi, Santoro, Vespa, Paragone, Floris, Formigli ? Continuare a dimenticare tutto dinanzi alla scatola magica?

Oppure, finalmente, è giunto il tempo di tornare alla fatica di pensare, di ricominciare ad interessarsi alla ricostruzione della democrazia e renderle storia. Perchè : “ il motore della democrazia è uno solo, e cioè la voglia di democrazia; sua unica risorsa il coraggio dei cittadini”.

31 luglio 2014

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