Troppo spesso, nel corso della nostra vita, ci troviamo ad attraversare un momento difficile in cui vediamo crollare ogni nostra speranza e, d’improvviso, ci sentiamo soli come in un grande deserto. Può essere la fine di un amore, la perdita di una persona cara, una grave malattia, il fallimento della nostra attività lavorativa, il crollo di tutto ciò che abbiamo faticosamente costruito.
In quel momento ci sentiamo smarriti, come se più nulla avesse senso. Annichiliti ci prostriamo e, seppur fino a poco prima avevamo negato l’esistenza di un qualunque principio superiore intorno a noi, imploriamo disperatamente, con tutta la forza che abbiamo dentro, affinché tutto possa tornare come era prima e ciò che abbiamo perduto possa essere ritrovato così com’era.
Immaginiamo di girare in un bosco nel cuore dell’inverno. Alberi spogli e ricoperti di neve, silenzio: tutto, intorno a noi, appare morto.
Eppure, se sappiamo guardare bene, ci accorgiamo che la vita non è sfuggita via. Ciò che prima scorreva verso l’esterno, nelle cose, accendendo forme e colori, adesso si è concentrato in se stesso, si è raccolto in un piano interiore precluso allo sguardo “pro-fano”.
La notte del solstizio d’inverno è la notte più lunga dell’anno, quella in cui freddo e gelo sembrano trionfare incontrastati. Ma è proprio in questa notte che il sole, seppur non ancora in maniera percepibile, inverte la sua marcia apparente nel cielo e prepara l’estate che verrà.
La natura, dicevano gli alchimisti, è il solo libro in cui possiamo leggere, chiaramente, tutti i segreti della sublime Arte, che è Arte trasmutatoria. Poiché tutto è UNO.
Dunque, è nel buio gelido dell’inverno che, se noi sappiamo cercare, possiamo ritrovare il principio di Luce e Calore della Vita. Non è forse in una grotta buia e fredda, secondo la fede cristiana, che il Cristo si incarna?
Che cos’è il buio se non il desiderio della Luce, l’assenza del principio luminoso che vuole essere riempita?
Questa Volontà è un movimento infinito, energia che rigenera eternamente se stessa.
È questa volontà pura, perché non ancora incanalata in una forma specifica, che dobbiamo essere in grado di cogliere, di percepire. Affinché possa divenire la nostra volontà stessa, il principio del risveglio interiore.
Per riuscire in questa impresa occorre essere interiormente “SVEGLI”, coscientemente presenti a noi stessi. Come i Magi venuti dall’oriente, come i pastori che per tutta la notte devono badare al loro gregge.
È curioso considerare come i Magi debbano andare da oriente verso occidente per cogliere il sole bambino. Il sole non dovrebbe nascere ad oriente e morire ad occidente?
Questa apparente contraddizione ci ricorda che, alchemicamente, la vita nasce dalla morte e che è proprio nella morte che noi dobbiamo andare a cercare l’energia primordiale della vita.
Dobbiamo avere il coraggio di morire, di spogliarci cioè coscientemente di tutti i nostri contenuti interiori, anche quelli che riteniamo più sacri, affinché nel nulla della morte noi possiamo riconoscere il primo battito della vita, l’istante in cui la Forza balena nel silenzio e nell’oscurità più profonda.
Il cammino dell’uomo che va alla ricerca di se stesso, è un percorso contro natura, vale a dire che non procede secondo il senso di marcia che la natura ci prospetta. E’ un procedere a ritroso, un ritornare sui propri passi per giungere finalmente, perfettamente coscienti, all’istante in cui siamo stati concepiti e scorgere così il nostro vero ed antico Io.
Solo andando controcorrente, cioè seguendo il cammino della natura all’incontrario, possiamo risvegliarci, poiché ciò produce in noi una sorta di shock.
Dunque, ogni volta che ci troviamo ad attraversare un momento difficile della nostra esistenza, dobbiamo avere il coraggio di superarlo restando presenti a noi stessi.
Non serve a nulla chiudere gli occhi e sperare che si tratti solo di un brutto sogno, sperare che tutto ritorni come era prima.
Il patimento che stiamo provando, come gli alberi spogli e coperti di neve, ci mette tristezza. Ma noi non dobbiamo lasciarci distrarre da questa malinconia, dobbiamo saper andare oltre la forma. Dobbiamo riconoscere che sotto quell’apparente morte, in realtà si nasconde la vita.
Tutte le volte che soffriamo per qualcosa, in realtà è la nostra coscienza che ci sta interrogando, che ci sta chiedendo di ritornare a noi stessi, al nostro centro profondo, oltrepassando tutte le sovrastrutture che ci impediscono di guardare al mondo con occhi puri.
Ciò che il dispiacere ci chiede tutte le volte che si affaccia nella nostra esistenza è di invertire la rotta, di tornare sui nostri passi, poiché troppo preoccupati ad inseguire lo svolgersi caotico dell’esistenza intorno a noi, siamo finiti col diventare come foglie in balìa del vento, movimenti senza un centro.
Solo uno scossone emotivo molto forte può ridestarci dal sonno in cui siamo caduti ma, purtroppo, il più delle volte ciò che accade è che siamo talmente identificati con la nostra sofferenza, talmente presi dalla nostra afflizione, egoisticamente prigionieri del fatto particolare e personale, da non riuscire a cogliere il significato più grande ed impersonale di ciò che sta accadendo. In altre parole, vogliamo solo che la nostra sofferenza passi al più presto, invece di comprendere quale grande occasione ci sta venendo offerta per rivoluzionare completamente la nostra esistenza e riprendere le redini della nostra vita.
Riuscire a comprendere ciò, significa vincere definitivamente la paura, realizzare che il dolore non è altro che un fantasma che ha creato il nostro io egoico, cioè quell’atteggiamento psicologico che consiste nel culto di sé e nel compiacimento narcisistico e raffinato della propria persona e delle proprie qualità, per impedirci di superarlo, di oltrepassarlo verso un io più grande ed autentico, e così di raggiungere la vera Felicità.
Ecco il significato profondo del Natale, la festa della Gioia, e della sua magia che, come ci dicono tutti i racconti a tema natalizio, è magia di redenzione, di trasmutazione.
Che ciascuno di noi possa far propria questa magia, è l’augurio affettuoso che rivolgo a Voi tutti ed ai Vostri Cari.
Mai nessuna notte è tanto lunga
da non permettere…al sole di sorgere.
Guglielmo di Burra
Natale 2019