Cosa rimugina un misero pensatore all’approssimarsi della notte di Capodanno, mentre tutti sono impegnati a scambiarsi auguri e buoni propositi?
Arriva sempre quel momento, ogni capodanno. Il momento in cui si riflette e tutti sono pronti ad esclamare:“Certo che quest’anno è proprio volato. Come passa veloce il tempo!”
Tutti avremmo voluto, almeno una volta, fermare o controllare il tempo. Per ora, l’unica cosa che nei secoli siamo riusciti a fare, è stata misurarlo.
Per il fornaio è passato con la stessa velocità della lievitazione di una pagnotta; per l’estetista, giusto l’urlo di una cliente che le ha chiesto la ceretta all’inguine; per il ragioniere di banca, il tempo necessario di premere, per l’ennesima volta, il tasto on/off della calcolatrice.
E per il pensatore ? Il pensatore pensa e basta: con che velocità, per lui, è passato l’anno appena finito? Il tempo è passato come…? Con la stessa velocità di…? Proprio non se la sente di dire la sua, come fanno tutti gli altri, o almeno non necessariamente a capodanno, in una data o in un momento prestabilito. Prima vuole rifletterci approfonditamente e poi si sa… l’ispirazione quando arriva arriva, e solo in quel momento, forse, troverà le giuste parole per descrivere un altro anno che è terminato, un altro nuovo proposito non ancora concretizzato.
Forse, il tempo scorre con la stessa velocità con cui la coscienza diventa autocoscienza nel pensiero di Hegel: giusto il tempo di uno scambio di sguardi tra Servo e Padrone. Sarà un’idea, un’ipotesi, un sinolo (il tutto insieme, cioè l’unione di materia e forma)? Interiore o esteriore? Indotto, dedotto oppure intuìto? Il tempo, a sua volta, “ha tempo”? Quando comincia e quando finisce? E se non fosse possibile esprimere un “quando”, perché il tempo è solo un’illusione? Eppure io “quando” lo dico, ma magari sto sognando… Allora, vuoi vedere che René Descartes (Cartesio) aveva ragione, come ho pensato la prima volta che ho letto il suo primo e più importante libro, scritto nel 1637, come introduzione a tre saggi scientifici (“Discorso sul metodo” a cura di Guido De Ruggero, Milano, Mursia,1972). Oppure, al contrario, ci sono più tempi: il tempo della scienza e quello della coscienza, come sosteneva il filosofo francese Henri Bergson (1859-1941), che dette un grande contributo alla riflessione sul problema del tempo. Secondo Bergson, il nostro modo usuale di concepire il tempo come una successione di istanti della stessa durata, basato sul movimento delle lancette dell’orologio, è il frutto di un’operazione dell’intelletto, che “spazializza” il tempo, ossia lo concepisce come un corpo fisico e lo divide in segmenti uguali. A questo tempo della fisica, Bergson contrappone un tempo interiore, continuo, indivisibile e irripetibile, che è quello della nostra coscienza, nella quale i vari momenti si compenetrano gli uni negli altri senza soluzione di continuità.
Nemmeno di fronte al tema della relatività, Bergson desiste dalla sua critica alle modalità del sapere scientifico.
La teoria della relatività (ancor prima, il grande fisico e filosofo Albert Einstein formulò la teoria ristretta, cui seguì una teoria generale che riguardava anche la gravitazione universale) comportava un ripensamento della nozione di tempo. La relatività spiega che, a seconda del sistema di riferimento, due eventi possono essere simultanei o no: l’esempio più noto è quello di due luci che si accendono su un treno che viaggia di notte e che per un osservatore esterno sono simultanee, mentre vengono prima l’una e poi l’altra per un passeggero che si allontana da uno dei punti dove è emessa la luce e si avvicina all’altro.
Tale concetto, interpretato dal pittore spagnolo Salvador Dalì, nel suo celebre dipinto “La persistenza della memoria, (noto anche come “Gli orologi molli”), realizzato nel 1931, rappresenta una rottura: il tempo reale e meccanico, quello che trascorre secondo dopo secondo, (richiamato nel quadro dall’unica sveglia intatta e non molle) si scontra con un tempo personale e intimo, che viene vissuto da ognuno con una percezione diversa. E allora anche gli orologi, marchingegni infallibili nel misurare minuti e ore, sono alterati dalla memoria: per ognuno, le lancette segnano un orario differente.
Il pittore ci introduce a quello che è il messaggio della relatività. Il tempo è soggettivo e ha un trascorrere diverso per ogni stato d’animo. Gli orologi non possono funzionare ugualmente in tutte le persone. Il tempo non può essere misurato per tutti nella stessa maniera. E’ per questo motivo che questi orologi, come ogni cosa meccanica, si afflosciano perdendo consistenza, di fronte agli stati d’animo.
All’inizio del XX secolo Einstein, demolendo il concetto newtoniano di “tempo assoluto”, affermava che il tempo non era uguale per tutti, ma allo stesso modo di come ci mostra Dalì nel suo quadro, il suo trascorrere dipende sempre da chi lo vive.
“Quando un uomo siede un’ora in compagnia di una bella ragazza, sembra sia passato un minuto. Ma fatelo sedere su una stufa per un minuto e gli sembrerà più lungo di qualsiasi ora. Questa è la relatività” (Albert Einstein).
Dal punto di vista di Bergson, l’aspetto più significativo è che, secondo la relatività, i diversi tempi sarebbero tutti egualmente reali. Che il tempo possa essere molteplice, per Bergson non è un problema. Il problema è capire di che tipo di molteplicità si tratta.
Ma questo, di certo, non sintetizza bene come il tempo scorra per il filosofo! Aspetta: tutto scorre (Panta rei, cioè tutto scorre, è il celebre aforisma attribuito al filosofo greco Eraclito). E allora? Io scorro? E procedo come il tempo, o più lentamente? Il linguaggio blocca il tempo, o lo culla nel suo defluire?
Nell’undicesimo libro delle Confessioni, Sant’Agostino analizza il problema del tempo. Diceva: “Io so che cos’è il tempo, ma quando me lo chiedono, non so spiegarlo”.
Il tempo non ha nessuna divisione visibile che ne segni il passaggio, non una tempesta con tuoni, né squilli di tromba che annuncino l’inizio di un nuovo mese o un nuovo anno. Persino quando inizia un nuovo secolo, o addirittura un nuovo millennio, come da poco è avvenuto, siamo solo noi mortali che suoniamo le campane e spariamo botti o lanciamo in aria fuochi d’artificio, forse, seguendo misteriosi riti antichi, per allontanare gli spiriti del male e spianare la strada al nuovo anno che arriva. Nessuno ha mai considerato il primo gennaio con indifferenza. È ciò da cui ognuno data il proprio tempo, e su cui conta ciò che rimane.
Ed ecco allora, dopo aver tanto elucubrato, voglio salutare questo nuovo anno che sta per arrivare, con questo pensiero, o meglio augurio, rivolto a chi mi sta leggendo, con il messaggio racchiuso nella splendida poesia, scritta nel 1987 dalla poetessa tedesca Elli Michler, scomparsa nel 2014: “Ti auguro Tempo”.
I suoi versi, semplici e allo stesso tempo intensi, li dedico a
tutti Noi, costretti spesso a dover rincorrere il tempo e a
dimenticare di avere una sola vita su questa terra. Troppo spesso non
ci rendiamo conto che non ha senso rimandare…, a quando poi? Ora
non ho tempo. Ma, cosa è il tempo? A dopo, significa “a mai più”,
a quando sarà troppo tardi, a quando non ci sarà più tempo e
rimarranno solo rimpianti per il non fatto. La Michler, con i suoi
versi, cerca di spronarci a non sprecare il tempo e di prenderne
contezza; come a volerci dire: “Ho
ancora tempo ed è ora. Adesso o mai più. Perché il domani è solo
adesso. Adesso è il domani di ieri”.
Un invito ad assaporare sino all’ultima goccia la nostra vita e
poterne respirare la gioia, ma anche l’amarezza, immergendoci nella
sua magia e comprendendone l’importanza.
Ti auguro tempo
“Non ti auguro un dono qualsiasi, ti auguro soltanto quello che i più ricchi non hanno.
Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere; se lo impiegherai bene, potrai ricavarne qualcosa.
Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare, non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.
Ti auguro tempo, non per affrettarti a correre, ma tempo per essere contento.
Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo, ma perché te ne resti: tempo per stupirti e tempo per aver fiducia e non soltanto per guadarlo sull’orologio.
Ti auguro tempo per guardare le stelle e tempo per crescere, per maturare.
Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare. Non ha più senso rimandare.
Ti auguro tempo per trovare te stesso, per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.
Ti auguro tempo anche per perdonare.
Ti auguro di avere tempo, tempo per la vita.”
Elli Michler (1923-2014)
Ai bei versi della Michler, augurando a tutti Voi 12 mesi di felicità, mi piace aggiungere :
… “Quella vita che è un qualcosa di così bello e ce n’è solo una. Non la vita che già si conosce, ma quella che non si conosce. Non la vita passata, ma quella futura. Con l’anno nuovo si apre un ulteriore ciclo della nostra esistenza, tutto da vivere e da scoprire.”
Guglielmo di Burra
Capodanno 2020