La cronistoria del MES

Che cos'è il MES - Meccanismo Europeo di Stabilità o Fondo Salva ...

l primo Fondo Salva Stati, l’EFSF – European Financial Stability Facility – fu costituito, per rogito notarile, il 7 giugno 2010, nella forma di Società Anonima (SA) di diritto lussemburghese. Lo statuto di quel primo fondo è apparso, qualche mese fa, sul sito stesso del MES (European Stability Mechanism, in italiano Meccanismo Europeo di Stabilità), da cui però adesso sembra sparito. Sempre sullo stesso sito, si spiegava nello storico che l’European Stability Mechanism nacque sulla scorta dell’EFSF, che ha chiuso la sua operatività di erogare prestiti a fine 2012. Si dice anche che il MES, fatto a immagine e somiglianza dell’EFSF, sarebbe stato la continuazione e la sostituzione del primo fondo, nato nel 2010, che andava a chiudersi.

Questo lo statuto societario dell’EFSF:

Delucidazioni sulla cronistoria del MES | ScenariEconomici.it

Delucidazioni sulla cronistoria del MES | ScenariEconomici.it

Appare inoppugnabile,che il primo Fondo Salva-Stati, da quello che risulta, è una società privata di diritto lussemburghese. Anche il MES lo è, ma visto che tutti i suoi documenti sono secretati, non sono visibili da nessuna parte. E lo è di certo, perché è fatto della stessa sostanza.

Ciò posto, permettetemi una considerazione: il Mes è un ente di diritto privato la cui costituzione è stata redatta da un notaio lussemburghese. E quando mai un ente di diritto privato può contrastare interessi di diritto pubblico ? Riporto la Costituzione Italiana, che all’ articolo 41, 1° e 2° comma, così recita: “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”. (Chiedo scusa per la sinteticità, ma ho già divagato).

Vorrei ricordare, a chi non avesse prestato attenzione nel passato, che il primo Fondo Salva-Stati EFSF nacque, sulla scorta della crisi del 2008, per prestare aiuto agli Stati in difficoltà in seguito alla crisi finanziaria mondiale e prevedeva l’emissione degli eurobond, su cui tutti erano d’accordo, dal governo Berlusconi al Movimento 5 Stelle, tutti appassionatamente affezionati all’idea di moneta-debito.

Alla prima bozza del MES, nel 2011, partecipò attivamente a livello europeo l’allora Direttore al Tesoro, Vittorio Grilli (v. nota). Sul suo conto si diceva che, mentre era ben retribuito dal popolo italiano per fare il Direttore generale del Ministero delle Finanze in Italia, passasse gran parte del suo tempo a Bruxelles come Presidente di un misterioso Comitato Economico Finanziario per elaborare il MES. Nello specifico, gli fu assegnato un ufficio nella Commissione europea, per lavorare alla formazione di un governo monetario più integrato, a favore dell’asse franco-tedesco, con tanto di segretariato, e con la missione di vigilare sul rispetto del trattato di Maastricht e di completare la terza fase dell’Unione monetaria europea.

Delucidazioni sulla cronistoria del MES | ScenariEconomici.it

Il 25 marzo 2011 venne adottata la decisione del Consiglio Europeo, ( cioè dei capi di Stato e di governo dei Paesi UE, all’epoca Berlusconi) non per approvare lo statuto del MES, ma per modificare l’articolo 136 dei Trattati sul funzionamento dell’Unione europea. La cosa fu grave, perché vi fu un cambiamento dei Trattati che normalmente richiede una procedura intergovernativa detta CIG (Conferenza intergovernativa) per arrivare a un accordo consensuale e dibattuto nei Paesi e dagli Stati membri, visto che cambiare i Trattati a livello europeo è come cambiare la Costituzione a livello italiano. Tale cambiamento, invece, avvenne con normale decisione del Consiglio, come per le materie di ordinaria amministrazione. L’aggiunta all’articolo 136 era la seguente:

Delucidazioni sulla cronistoria del MES | ScenariEconomici.it

E, guarda un po’, fu proprio Roberto Gualtieri, allora eurodeputato, ad avere lavorato alla stesura per conto del Parlamento europeo dell’articolo 136. Oggi, lo stesso Gualtieri, divenuto il “nostro” ministro delle Finanze, è colui che va a negoziare, con la benedizione dell’avv. Giuseppe Conte, in riunione segreta all’Eurogruppo per il MES “light”, cioè colui che fu proprio il vero padrino del MES. Quale considerazione bisogna trarne? In mano a chi stiamo?

Questo, è il frontespizio del parere del Parlamento europeo sulla modifica dell’art 136, in cui proprio Gualtieri era co-relatore assieme al tedesco Elmar Brok (attualmente è il presidente della Commissione per gli affari esteri del Parlamento europeo) :

Delucidazioni sulla cronistoria del MES | ScenariEconomici.it

Il 3 agosto 2011 il Consiglio dei Ministri approvò “il disegno di legge per la ratifica della decisione del Consiglio Europeo 2011/199/Ue, che modifica l’articolo 136 del Trattato sul funzionamento della Ue relativamente a un meccanismo di stabilità (Esm – European Stability Mechanism)”, pertanto, approvò l’articolo 136 e NON il testo del MES.

Due giorni dopo, il 5 agosto, però, arrivò la letterina della BCE (ce lo ricordiamo tutti). Tremonti, all’epoca ministro dell’Economia e Finanze, spiega abbastanza bene come andarono i fatti, in un articolo di qualche mese fa sul Sole 24 Ore. In breve, sebbene il governo avesse già incassato i complimenti per la manovra varata dalla BCE e da Bankitalia, improvvisamente la BCE, nella famosa lettera che doveva rimanere segreta, chiese una manovra aggiuntiva di oltre 20 miliardi. Chiedeva pure di cambiare la Costituzione, di modificare le leggi sul lavoro, pena il ricatto dei mercati che non avrebbero più acquistato i titoli del debito italiano. Secondo Tremonti, la pressione venne esercitata (lo spauracchio dello spread era arrivato a 600) per forzare l’Italia verso l’ipotesi di un abnorme finanziamento al Fondo Salva Stati; fondo che avrebbe dovuto essere usato non per salvare la Grecia, ma le banche tedesche e francesi esposte a rischio sulla Grecia.

Sia detto per inciso, forse anche questo fatto precedente è oggi tra le ragioni di diffidenza in ordine alla estensione del campo di applicazione del MES al salvataggio delle cosiddette “banche sistemiche”, cioè quelle banche ritenute troppo grandi per fallire.

All’epoca dei fatti, il governo Berlusconi, con Tremonti alle Finanze, non era d’accordo su come si stava prospettando il MES per l’Italia.Ma, con il golpe che di lì a poco avvenne con il governo Monti, si potenziò nel testo costituzionale la possibilità di salvare le banche, come previsto nel testo dei trattati del MES approvato dagli Stati membri il 2 febbraio 2012, e sempre in quelle pressioni vi fu l’origine, secondo Tremonti, delle famose clausole di salvaguardia, con la promessa di aumentare l’IVA, che ogni governo successivo si è rimpallato.

Non ci sono dubbi sul fatto che il FESF prima e il MES dopo, siano stati coinvolti anche in errori di politica economica. In dettaglio, i responsabili degli errori sono stati soprattutto i governi azionisti che siedono nei Consigli di queste Organizzazioni: in particolare ci fu un ritardo nel riconoscere che il debito greco andava ristrutturato e ci fu (in parte, rimane ancora) un eccesso di intransigenza nell’imporre le tappe della riduzione del deficit in Grecia. Tuttavia, la decisione di Berlusconi di dare via libera all’accordo europeo sulla costituzione del Fesf nel 2010 e del Mes nel 2011(ma con regole differenti rispetto a quelle attuali), così come quella successiva di Monti di firmare e ratificare il Trattato, appare oggi alquanto inevitabile e sotto certi aspetti anche corretta. Quelle scelte vanno infatti lette alla luce della storia finanziaria di allora, non della retorica politica di oggi.

Il resto dovrebbe essere arcinoto, ma lo riporto in chiaro con la tabella che segue, perché ci sono sempre dei ritardatari che abboccano alle varie fake news: la Camera e il Senato approvarono il nuovo MES a luglio del 2012, con l’opposizione totale della Lega, alcuni renitenti di FI (Popolo della Libertà) e molti assenti della stesso partito.

Questo, il risultato della votazione alla Camera sul MES, nel luglio 2012 :

Delucidazioni sulla cronistoria del MES | ScenariEconomici.it

Questo, il risultato della votazione al Senato sul MES, nel luglio 2012 :

Delucidazioni sulla cronistoria del MES | ScenariEconomici.it

E giusto per la cronaca: La Meloni non votò e neanche Crosetto, perché impegnati altrove per creare un nuovo partito, FdI, che fu fondato qualche mese dopo.

Fin qui la cronistoria e questi i fatti documentati per amore della verità e per dissipare tutte le fake news che girano in questi giorni sulla paternità del MES. Ma, soprattutto, per confutare le parole di Conte, dell’altra sera, dove ha spudoratamente mentito sul ruolo della Meloni, di Salvini e della Lega nella stesura del MES attuale. Con la sua messa in scena, Conte aveva il bisogno di dover smascherare, indossando la toga dell’avvocato difensore di se stesso, la gravissima calunnia di aver già accettato il Mes, gettatagli addosso da Salvini e Meloni. L’ambiguità nasce dal fatto che vi fu una prima stesura del MES nel 2011, ma quel testo, dopo il siluramento al governo con tanto di ricatto, non andò mai in porto, e non si ebbe mai modo di poterlo leggere. Con Monti fu approvato un altro testo al Consiglio di febbraio 2012, poi ratificato dal Parlamento. Un testo in cui si parla di salvare le banche e non gli Stati.

In verità, sulla questione del meccanismo salva Stati, il problema più grande è che alcuni governi orientano le scelte del MES non con l’obiettivo di massimizzare il benessere economico del Paese in crisi, ma di ridurre il più possibile l’impopolarità delle proprie scelte nei confronti dell’opinione pubblica. Questa prerogativa, per esempio, determinò l’eccesso di intransigenza della Germania verso la Grecia: il governo di Angela Merkel voleva mostrare ai propri elettori che il loro denaro non andava sprecato a favore di una popolazione greca, ritratta sulla stampa come pigra e immeritatamente benestante. La Merkel cercò di difendersi nei sondaggi in Germania, più di quanto abbia cercato di difendere e aiutare la Grecia. Ma, anche con questi problemi ed errori, il MES nacque perché era allora un’istituzione necessaria alla stabilità finanziaria in Europa.

Berlusconi e Monti, quando toccò a loro, dimostrarono la stessa capacità di offrire solidarietà illuminata verso Spagna, Portogallo, Irlanda e Grecia; la stessa solidarietà che oggi l’Italia vorrebbe ricevere dagli altri Paesi europei. Questa è storia di dieci anni fa. Il nocciolo della discussione di oggi, peraltro, non è sul MES e sul suo nuovo programma senza condizioni- che l’avvocato Conte dichiara di non voler assolutamente accettare – ma sul ben più sostanziale «Recovery Plan» proposto dall’Italia, ma il nostro ministro Gualtieri afferma che su questo punto ci sarà una dura battaglia.

Tra l’altro, voglio precisare che allo stato attuale sono quattro le misure messe a disposizione dall’Eurogruppo di giovedì 9 aprile: 240 miliardi del MES light; 100 miliardi del programma SURE; 200 miliardi della Bei e 500 miliardi di Recovery Fund (o Recovery Plan). Su quest’ultimo punto però tutto è ancora in realtà da definire. A quanto pare, ma è tutto nebuloso, si sente parlare di 500 miliardi che ci sono e altri 500 che sono in cantiere, per complessivi 1.000 miliardi.

Sarebbe utile che i nostri politici, senza partigianeria e polemiche inutili, si impegnassero per sostenere tutto questo e quant’altro in futuro dovesse necessitare per il rilancio dell’economia.

Fra le tante diatribe vuote e ambigue della politica italiana, raramente se ne ricorda una tanto fuori luogo, fuori tempo e fuorviante come quella sul Meccanismo europeo di stabilità (MES) che vede contrapporre la sterile polemica tra l’avvocato Giuseppe Conte ed i leader dell’opposizione Matteo Salvini (Lega) e Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia). Entrambi i fronti si sono lasciati andare ad accuse imprecise o infondate e soprattutto del tutto irrilevanti rispetto ai problemi che oggi affliggono l’Italia e l’Europa. “Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur”, la celebre frase di Tito Livio, tradotta letteralmente significa: mentre Roma discute, Sagunto è espugnata. Mentre la casa brucia, con gli inquilini dentro, gli amministratori di condominio litigano su chi abbia tagliato l’erbetta due anni fa, l’anno scorso e l’ultima volta. Logico? Forse no.

Mentre scrivo, mi giunge notizia che il MES, argomento dibattuto in lungo e largo in Italia, sembra sia stato sospeso. Lo ha detto il presidente del Parlamento Europeo, David Maria Sassoli, affermando che che è da due giorni che l’Eurogruppo ha sospeso il MES e quei soldi devono essere messi a disposizione di tutti i Paesi per l’emergenza sanitaria. Queste le sue testuali parole: “Stare a discutere sul Salvastati è inutile, non c’è più, è sospeso. È un dibattito solo italiano”.

Fin qui, per sommi capi, la storia del MES; ma ora smettiamola con le polemiche e con la ricerca infruttuosa delle colpe del passato.

Oggi, data la gravità della situazione, che non riguarda soltanto l’aspetto sanitario, bensì anche quello sociale ed economico, occorre immediatamente prendere posto tutti, nessuno escluso, attorno a un tavolo: partiti, esperti di prestigio che sappiano integrare questa classe politica, per lo più di modesto spessore ed esperienza, imprenditori e lavoratori, per mettere in campo tutto ciò che è possibile per ripartire. Una vera e propria task force, per attraversare le molteplici difficoltà che ci separano dalla normalità.

Necessita avere uno Stato forte e autorevole che garantisca l’Europa e le imprese; nel dopoguerra fu l’IRI con la Cassa del Mezzogiorno a svolgere questa funzione, oggi tocca alla Cassa Depositi e Prestiti, assieme alle banche e in accordo con l’Europa. Bisogna subito immettere tanta liquidità e garanzie per chi vuole investire.

E serve, ancora, una moratoria sulla burocrazia almeno per tre anni, rivedendo tutti i meccanismi autorizzativi per le attività imprenditoriali, con una grande operazione di modernizzazione tecnologica del Paese; un piano Marshall per il turismo, ambiente, beni culturali, agricoltura e prodotti tipici, cioè la nostra materia prima, forse la più importante nel mondo. Far partire tutte le opere pubbliche già finanziate (oltre 100mld) in tre mesi.

E, per ultimo, ma non per questo meno importante, occorre che il Parlamento si riappropri delle sue funzioni che la Costituzione gli riconosce, per dare a chi ci governa il mandato necessario per poter partecipare legittimamente, in nome del Popolo italiano, alle decisioni da adottare in sede europea ed internazionale. Sempre se è vero che sopravvive ancora l’art. 1 della Costituzione, che testualmente così recita:

“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”

Di questo, ne dovrebbero avere più contezza l’avvocato Conte ed il Presidente Mattarella.

O forse no?

13 aprile 2020

Nota

Biografia di Vittorio Grilli nel 2011: Bocconiano, ex ragioniere dello Stato, ex amministratore delegato di Credit Suisse First Boston con base a Londra, già partecipante al primo golpe, quello del 1992, quello del Britannia, per intenderci, come capo dipartimento tra il 1994 e il 2000 per le privatizzazioni presso il Ministero italiano del tesoro, del bilancio e della programmazione finanziaria; membro dell’Aspen Institute Italia, finanziato da Rockefeller, ha ricoperto la carica di presidente della Rete di privatizzazione dell’OCSE ed amministratore in numerose società non quotate. Dal novembre 2011, viceministro dell’Economia e delle Finanze nel governo Monte. Presidente del Comitato economico e finanziario (Cef) dell’Unione europea. Presidente del Fondo EFSF, architetto del MES.

Una curiosità, ma questa è un’altra storia : assieme a Franco Bassanini, Grilli ha in comune l’appartenenza al Consiglio di amministrazione della Cassa Depositi e Prestiti, di cui il primo ne è stato il presidente dal 2008, quel Bassanini che insieme a Monti, è stato cooptato nel Comitato Jacques Attali, dal nome del banchiere della BERS, per la liberazione della crescita economica…francese. Che ci facevano in quegli anni (ed ancora oggi, anche se in ruoli diversi) questi grand commis cooptati dalla Francia, ai vertici delle Istituzioni del nostro Paese?

Questa voce è stata pubblicata in Attualità, Politica estera, Politica italiana e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.