
Leonardo da Vinci (1452-1519), il grande artista, pittore, architetto e scienziato del Rinascimento, universalmente considerato come il grande genio, esercita ancora un grande fascino, in buona parte dovuto anche al sottile ed ambiguo simbolismo presente nelle sue opere: nel sorriso e nello sguardo enigmatico della Monna Lisa, così come nelle aureole dei due bambini e in altri particolari della Vergine delle Rocce. Leggende e verità si sono così confuse, lasciando sempre un alone di mistero intorno alla vera identità della Gioconda o dei due piccoli gemelli. Innumerevoli sono gli artisti di ogni epoca, soprattutto i più importanti, che hanno raffigurato scene e personaggi tratti anche dai Vangeli apocrifi o da tradizioni orali gnostiche ed eterodosse.
Talvolta, i sapienti dell’antichità lasciavano tracce delle loro conoscenze esoteriche nei monumenti o nelle effigi, più spesso la tradizione era tramandata agli iniziati e rimaneva oscura per tutti gli altri, essendo esposta in evidenza simbolica. Non si hanno prove sull’appartenenza di Leonardo da Vinci a sette esoteriche in possesso di segreti millenari, né sappiamo per certo se egli abbia voluto lasciarne traccia nelle sue opere. In particolare, a parte i presunti quanto improbabili complotti e le altre fantasie romanzesche dello scrittore americano di thriller Dan Brown, che mettiamo doverosamente in disparte, oggi, molti si chiedono se il discepolo alla destra di Gesù, nel famoso affresco raffigurante il Cenacolo, sia Giovanni Evangelista oppure Maria Maddalena.
Fra i tanti simboli del famoso dipinto spicca la figura decisamente androgina seduta a fianco di Gesù: la tradizione vuole che si tratti di San Giovanni, il giovane e prediletto discepolo a cui si attribuiscono un Vangelo canonico e l’Apocalisse; alcuni riconoscono invece, nei tratti tipicamente femminili, Maria Maddalena, che un’antica tradizione iniziatica narra fosse la sposa di Cristo.
Molti hanno ritenuto, infatti, probabile che questa donna, riconosciuta anche dai Vangeli canonici come figura importante al pari degli Apostoli, sia stata effettivamente la moglie di uno di loro.
Se Leonardo fosse stato a conoscenza di una simile teoria, è plausibile che l’abbia voluta simbolicamente riprodurre in una delle sue opere più significative, in cui effettivamente sembra che niente sia lasciato al caso.
In realtà, nel Cenacolo, quella figura al fianco di Gesù, senza barba e dai tratti femminili, con una tipica pettinatura rinascimentale (simile a quella di un bozzetto leonardesco per una Maddalena), spicca nel gruppo di maschi quasi tutti barbuti, come voleva la moda dell’epoca.
Nello stesso modo risalta notevolmente anche lo spazio vuoto fra la spalla destra di Gesù e la persona che gli sta accanto, colpita da un obliquo ed opportuno raggio di luce. Tale spazio vuoto è a forma di “V” e potrebbe rappresentare il simbolo stesso del calice dell’ultima cena: il leggendario Graal sarebbe così celato nelle forme e nei colori del dipinto, mentre è curiosamente assente dalla tavola imbandita.
Infatti, ogni buon osservatore si accorge che sul tavolo dell’Ultima Cena di Leonardo sono presenti numerosi piatti e vassoi, ma un numero esiguo di bicchieri, e, soprattutto, nessun calice.
Eppure, sappiamo che le fonti canoniche parlano espressamente del pane e del vino, però Leonardo sembra ignorare la tradizione dipingendo “pane” in abbondanza ed un piatto vuoto, ma nessun tipo di contenitore per il “vino” di fronte a Gesù.
Narra Marco ( XIV, 23) che il Signore “ … prese il calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse : Questo è il mio sangue …”
Tuttavia, il simbolico “sangue” sembra dimenticato dall’artista, a meno che tale assenza non sia stata voluta in modo specifico.
In tal caso, Leonardo forse volle celebrare in Maria Maddalena l’archetipo della “Donna”, quella che pagani prima e cristiani poi, con eccelso sincretismo, individuarono come Madre Divina, colei che Goethe chiamò Eterno Femminino, cioè l’incarnazione eterna della grande Dea Madre paleolitica e neolitica, che, come sacro Utero rappresenta un calice vivente, che può accogliere, nutrire e proteggere dentro di sé la Vita.
Se così fosse, Leonardo avrebbe dipinto il Sacro Graal nella figura di Maddalena: non un calice materiale, ma una sua metafora vivente come contenitore dell’archetipo della Vita stessa.
La mistica scena rappresenta l’ultimo incontro di Gesù con i suoi discepoli. Il Maestro ha appena dichiarato che qualcuno lo sta per tradire (Giovanni, XIII, 21) ed è evidente che tale affermazione ha provocato una certa agitazione fra i presenti.
Cerchiamo di analizzare la scena, così come l’ha immaginata Leonardo. Al centro si staglia la figura di Gesù, triste ma ieratica. Egli non sembra troppo turbato per ciò che sta avvenendo intorno a lui, e non rinuncia a dare in silenzio un ultimo insegnamento simbolico ai discepoli.
Con la mano destra fa l’atto di afferrare qualcosa, mentre offre il palmo della sinistra come per accettare. Sono gesti chiaramente simbolici e significativi, indicatori della duplice natura della sua essenza: la mano destra agisce, la sinistra accoglie. Il lato destro è attivo e rappresenta il “principio maschile”; quello sinistro è passivo ed è l’emblema del “principio femminile”.
Questi gesti, visti sotto il profilo di una lettura ermetica, sono un invito simbolico alle nozze alchemiche e mostrano la realizzazione dell’Uomo completo, in cui i princìpi maschile e femminile si sono finalmente riunificati dopo la primordiale separazione dell’Essere Androgino. Il Gesù di Leonardo, così facendo, non nega la sua natura umana (mortale), anzi la ribadisce al pari di quella divina (eterna), in un simbolo di carattere ermetico, gnostico ed esoterico di grande rilevanza mistica.
La sua posizione centrale, che separa i due gruppi di sei apostoli, rappresenta inoltre il conseguimento di un equilibrio dinamico delle forze che in natura normalmente si oppongono. In questo modo tale figura si presenta come simbolo dell’Equinozio (nello specifico, quello primaverile), ineffabile confine astronomico che regola perfettamente i rapporti tra buio e luce, tra notte e dì, tra caos e ordine. Anche dal punto di vista astrologico i simboli sono straordinari: il moto apparente del Sole-Padre aveva da poco mostrato la meraviglia dell’Equinozio di primavera, che già il Plenilunio stabiliva il momento della sacralità della Pasqua in riferimento alla Luna-Madre.
Si arricchiscono così di ulteriori significati il mistico sacrificio dell’Agnello e la Resurrezione pasquale.
Ad ognuno dei dodici apostoli viene assegnata la corrispondente ascendenza zodiacale.
Il tutto, per rendersene effettivamente conto, scorrendo in visione l’immagine del noto Cenacolo vinciano su cui si era applicato lo scultore e pittore Franco Berdini (1941–2011) in uno studio che ha dato poi corpo al libro “Magia e Astrologia nel Cenacolo di Leonardo”, pubblicato per “Editalia”, nel 1982.
Il lato pittoricamente in ombra di quest’opera, conservata nell’ex-refettorio rinascimentale del convento adiacente al Santuario di Santa Maria delle Grazie di Milano, sviluppa rispettivamente le figure degli apostoli che Leonardo dispone seguendo l’ordine zodiacale, che rappresenta il percorso apparente del sole nel suo moto annuo (eclittica), suddiviso in dodici segni di uguale lunghezza, cioè 30 gradi ciascuno, per un totale complessivo di 360°.

I primi trenta gradi di questo percorso del Sole sono associati all’Ariete.
Leonardo inizia, la disposizione degli Apostoli, da destra verso sinistra, rappresentando il percorso delle costellazioni che procedono nel verso delle più miti stagioni, profilando una specifica corrispondenza con:
– Simeone dell’Ariete, Taddeo del Toro, Matteo dei Gemelli (i segni primaverili);
– prosegue con Filippo del Cancro, Giacomo Maggiore del Leone, Tommaso della Vergine (i segni estivi);
I sei apostoli sono assestati sulla parte cromaticamente più in luce del manufatto stesso, in analogia con i periodi dominati dagli accennati segni zodiacali, incombenti in primavera ed in estate.
Mentre, oltre la sagoma centrale di Gesù alla quale è attribuita la posizione del Sole, le costellazioni procedono nel verso delle più fredde stagioni con:
– Giovanni della Bilancia, Giuda dello Scorpione, Pietro del Sagittario (i segni autunnali);
– infine, con Andrea del Capricorno, Giacomo Minore dell’Acquario, Bartolomeo dei Pesci (i segni invernali).
Tale disposizione tiene conto che nei grafici astrali, i segni si susseguono in senso antiorario.
Da un punto di vista alchemico, i quattro elementi fondamentali: Fuoco, Terra, Aria e Acqua, si possono distinguere, nella composizione del Cenacolo, nella raffigurazione degli Apostoli secondo la tipologia dei segni con cui sono identificati.
All’elemento
fuoco: Simeone (Ariete),
Giacomo Maggiore (Leone)
e Pietro (Sagittario).
All’elemento
terra: Taddeo (Toro),
Tommaso (Vergine)
e Andrea (Capricorno).
All’elemento
aria: Matteo (Gemelli),
Giovanni (Bilancia)
e Giacomo Minore (Acquario).
All’elemento
acqua: Filippo (Cancro),
Giuda (Scorpione)
e Bartolomeo (Pesci).
A ben osservare questo celato insieme allegorico, trattasi di una rappresentazione implicitamente evocativa delle “virtù e delle peculiarità dell’essere umano”, quale somma di “caratteristiche fisiche dipendenti dagli influssi astrali”, con le quali Leonardo pare abbia valorizzato il proprio lavoro, includendovi un messaggio ermetico di universalità cosmica.
Quando si parla di esoterismo, è opportuno spiegare che cosa si intenda oggi e cosa si intendeva in passato. In passato si intendeva “il cerchio interno” di una scuola filosofica, piuttosto che di una corrente religiosa o di una setta, ovvero “il cerchio interno”, fatto da quei discepoli, da quegli adepti che erano ammessi alla conoscenza dei segreti. Oggi, non si recepisce la stessa cosa. Oggi, infatti, quando si discute di esoterismo, quasi spesso, lo si fa da profani, si parla non solo di “cose” magiche o misteriose, ma di “cose” interne ad ognuno di noi. Tutto sommato si parla della psiche, del rapporto tra conscio ed inconscio, perché, bene o male, oggi la psicanalisi esiste. E’ un paradigma del Terzo Millennio.
Sicuramente Leonardo celava alcune cose, ed altrettanto certo è che l’artista si esprimeva in modo esoterico, non essoterico, non pubblico, e questo perché? Perché correva certi rischi che tutti sappiamo: a quel tempo esisteva l’Inquisizione. In quegli anni, a Firenze, è successo quel che è successo il 23 maggio 1498, con il frate Girolamo Savonarola che è stato prima impiccato e poi bruciato. E’ evidente, perciò, che Leonardo stesse accorto a non dire e a non rappresentare, in forma palese, certe cose che l’avrebbero portato ad avere seri problemi.
Questa volta ho voluto parlare di Leonardo perché egli rappresenta per noi un esempio, non l’unico, evidentemente, di cosa sia un ricercatore e, in fondo, leggendo gli scritti e gli appunti di questo sommo artista, ed esaminando alcuni suoi disegni, alcune sue fanta-invenzioni, che cosa ne ricaviamo? Ne traiamo alcuni concetti fondamentali che sono tipici del ricercatore: per esempio, la curiosità estrema, la gratuità della ricerca. Leonardo non faceva ricerche per arrivare a dei risultati, ma perché gli piaceva farle. La capacità di stupirsi che noi, uomini del terzo millennio, abbiamo perduto: cioè di cogliere nel quotidiano e nel banale, qualcosa che sta dietro, velato, qualcosa che ci affascina. Vero o non vero, non importa, non è questo il problema.
Questa curiosità, questa gratuità, questa incostanza, questa fantasia, questa non specializzazione, questa capacità di divagare con noi stessi e di lasciare libero sfogo a tutti i pensieri che ci vengono, di riesaminarli o di abbandonarli, di segnarli su un foglietto e magari dimenticarsene, caratterizzano e connotano il ricercatore. Oggi, in un momento triste come questo, drammaticamente minacciato dall’epidemia diffusa dal Covid-19, portare avanti la passione per la ricerca, per la riflessione, è difficile da sostenere, perché la gente è disorientata e pensa a difendersi dall’epidemia, non prestando interesse ad altro. Ma è soprattutto in tempi difficili che l’uomo ha più bisogno di conoscere più e approfonditamente, di meditare, di affinarsi, di incrementare l’attività della ricerca in tutti i campi, per superare le avversità e rimettersi in cammino con le proprie gambe e con rinnovato impegno, pronto a percorrere, utilizzando il cervello e ponendo la mano sul cuore, il lungo, duro e tortuoso cammino che da sempre ha come meta il progresso dell’umanità intera.
La ricorrenza che ci accingiamo a celebrare non sarà una Pasqua come le altre, le tradizioni non potranno essere rispettate, non riusciremo a stare vicini a tutte le persone che vorremmo avere accanto a noi. Ma sapremo guardare avanti, fiduciosi che il cammino dell’uomo non può essere interrotto. Né sarà il coronavirus a fermarlo. Questo il nostro impegno, questo il nostro sogno.
“Sognatore è chi trova la sua via alla luce della luna” (Oscar Wilde)
Al di là dei proclami e dei vuoti presenzialismi, propri dei tempi correnti, ci sia di esempio la lezione dei medici, degli infermieri, dei volontari. Tale insegnamento va còlto e non sprecato, nel senso che vanno “recuperati” l’eticità e la credibilità dei comportamenti, la solidarietà e la coesione sociale, i valori in cui credere, la spinta ideale e di passioni, che sono adempimento del dovere, ma non solo.
Il nostro pensiero è rivolto all’umanità intera, che ha pieno diritto alla narrazione di un presente e di un futuro da vivere nella condivisione di rapporti, amicizia, affetti, benessere, pace.
E’ con questa attesa, carissime/i amiche ed amici, che auguro una Buona e serena Pasqua a tutti Voi ed alle Vostre famiglie.
Guglielmo di Burra
Pasqua 2020