
L’incognita Vannacci turba i consueti commentatori nostrani. Con chi si schiererà il suo Futuro Nazionale, con la Destra o con la Sinistra? Oppure sfiderà tutte le proiezioni, presentando una sua lista da solo?
In sintesi, unendosi alla Destra, la vittoria della Meloni è piuttosto certa. Lo sarebbe altrettanto per la Schlein, unendosi alla Sinistra. L’incognita Vannacci è pendolare.
Ma occorre un’analisi più approfondita di questo cespuglio che sta diventando una spina nel fianco di entrambi gli schieramenti.
A – Con la Destra. Che Vannacci si presenti come uomo di destra, una specie di AfD tedesca, è indubbio. La questione è quanto sia compatibile con la Destra meloniana. In questi anni di governo la Meloni ha cercato di presentare ai suoi elettori una Destra ripulita dal folklore neo fascista. Non ha mai rinnegato il proprio passato, ma lo ha trasformato in un’azione di governo. Bene o male, nessuno oggi pensa che Fratelli d’Italia sia una formazione che miri al passato: camicie nere, gagliardetti e slogan mussoliniani. Questo ciarpame è finito.
Inoltre, per un elemento importante della coalizione, la Lega, la convivenza con Vannacci sarebbe molto difficile. Salvini lo ha espulso dal suo partito e non credo che i suoi, anche in un diverso assetto della Lega, cambierebbero opinione.
Vannacci è stato l’ultimo dei molti errori di Salvini. Un’intesa elettorale sembrerebbe impossibile.
Se la Meloni accogliesse, sia pure con molte reticenze, i vannacciani, entrerebbe in palese conflitto con la Lega, suo vecchio alleato. Analoga resistenza verrebbe da Forza Italia, anche se in misura minore.
Vannacci si presenta, oggi, con un consenso accreditato intorno all’8% che brucia sia la Lega che Forza Italia, ridotte ai minimi termini. Un sondaggio non è un’elezione, ma quando un partito nato da pochi mesi supera stabilmente quello dal quale proviene il suo leader, siamo davanti a un problema politico vero. Vannacci non è più una costola del Carroccio. Sta diventando un concorrente diretto. È possibile un cambio radicale delle alleanze nella coalizione di Destra che, si badi bene, ha mostrato una coesione sorprendente dal 1994? La convivenza di questi gruppi sarebbe molto difficile.
D’altro canto, se la Meloni, per includere Vannacci, buttasse a mare Lega e Forza Italia, il risultato politico sarebbe negativo, dando un’idea di una Destra poco convincente, con un rafforzamento ideologico sgradito all’elettorato. La forza della Meloni è la coalizione di centro-destra in cui molti hanno creduto. E in questo caso, con Vannacci, il consenso verrebbe a mancare.
B – Con il Centro-Sinistra. Pur essendo di destra, Vannacci potrebbe avviare, paradossalmente, un’intesa con il PD, la maggiore forza di sinistra del Paese. Qui, tuttavia, le incompatibilità sarebbero maggiori.
Campo largo sì, ma non fino ad includere un movimento come quello di Vannacci. L’elettorato di sinistra, in gran parte, non tollererebbe questa inclusione.
Più facile sarebbe un’intesa con il Movimento 5Stelle, dato che Conte è disponibile in genere a qualunque alleanza. L’inclusione di Vannacci potrebbe essere vincente nell’attuale contrasto con la Schlein su chi dovrebbe guidare la coalizione di Centro Sinistra. In effetti, molti punti del programma di Futuro Nazionale sono abbastanza coincidenti con quelli del Movimento di Conte.
Le conseguenze, però, di un simile pastrocchio sono imprevedibili.
C – Una terza ipotesi potrebbe essere, poi, quella di presentarsi da solo alle elezioni politiche. Un rischio, data la polarizzazione degli schieramenti, ma anche un vantaggio perché in tal modo, appoggiandosi ora alla Destra, ora alla Sinistra, Vannacci troverebbe uno spazio importante nelle contrattazioni politiche inevitabili, specie se le due coalizioni raggiungessero una sostanziale parità.
In questo caso l’ago della bilancia si sposterebbe su quella formazione che desse più spazio a Vannacci. Un improvviso e diverso Terzo Polo.
Il fenomeno Vannacci, però, va spiegato alla luce non tanto dei possibili accorpamenti elettorali, quanto del suo significato reale: il consenso.
Perché tanta gente si schiera con Vannacci? Le ragioni sono molto diverse.
In primo luogo, un nuovo partito comporta una nuova cordata. Vecchi e nuovi sono interessati a correre, per ambizione, per rivalsa, per desiderio di notorietà. Ma questo riguarda solo il vertice. Per il resto, che cosa spinge l’elettorato verso Vannacci? Il suo programma?
Anche qui, un’analisi sembra necessaria.
La questione ucraina comincia a stancare e le conseguenze delle sanzioni alla Federazione russa si fanno sentire pesantemente, non solo da punto di vista energetico, che è il più importante, ma anche turistico-commerciale. La crisi con l’Iran, in aggiunta, ha peggiorato notevolmente le cose, grazie alle azioni insensate di Trump.
Inoltre, tradizionalmente, i nostri rapporti con la Russia sono stati sempre eccellenti, anche durante il periodo dell’Unione sovietica.
Il tema dell’immigrazione è molto sentito dalla gente. Nessuno apprezza la situazione attuale, pur esagerando gli effetti perversi dei reati commessi dagli immigrati e della tolleranza della magistratura. Soluzioni di compromesso non se ne vedono, nonostante l’alternanza dei governi. In sede europea c’è la stessa indeterminatezza. Un Vannacci che dice NO all’immigrazione e si richiama ai valori tradizionali della società italiana, bianca, cattolica e conservatrice, piace a molti. Inutile negarlo sotto la cappa del buonismo che tende ad accogliere tutti. Siamo sinceri.
In questo scorcio di legislatura, poi, la piccola pattuglia dei deputati del gruppo Vannacci ha quasi sempre votato contro il governo Meloni, unendosi all’opposizione di Sinistra, anche se per ragioni molto diverse e, magari contrastanti. Un segnale minaccioso che potrebbe profilare una Destra ancora più a destra di Fratelli d’Italia.
Infine, sul piano europeo, il successo di AfD influenzerà notevolmente la composizione dei vari gruppi parlamentari al Parlamento europeo. È troppo presto per valutarne gli effetti, ma quel che è certo è che si faranno sentire.
Naturalmente Vannacci non è l’AfD e l’Italia non è la Germania. Ma il meccanismo è inquietantemente simile. Una parte dell’elettorato smette di riconoscersi nei partiti tradizionali, manifesta disagio su immigrazione, sicurezza, costo della vita, identità nazionale e rapporto con l’Europa, e la risposta del sistema consiste troppo spesso nel giudicare quell’elettorato anziché chiedersi perché se ne stia andando. Il risultato è prevedibile: lo spazio rimasto vuoto viene occupato da chi offre risposte più nette, magari semplicistiche, ma immediatamente riconoscibili.
Per questo, Roberto Vannacci non è arrivato dal nulla. È arrivato dove la politica italiana gli aveva preparato il terreno. Partiti svuotati, identità confuse, leadership logore e una parte crescente dell’elettorato che non cerca più rappresentanza, ma qualcuno che dica ad alta voce ciò che pensa di non poter più dire. È il vecchio schema dell’antipolitica italiana aggiornato ai tempi. Prima l’imprenditore contro i professionisti della politica, poi il comico contro la casta, quindi il leader sovranista contro Bruxelles. Oggi il generale contro il politicamente corretto, le élite, l’Europa e perfino contro quella Lega che lo aveva scelto come ariete elettorale.
Vannacci funziona perché è riconoscibile. Parla semplice, divide, polarizza, non media. In un sistema politico diventato spesso incomprensibile, la semplificazione diventa consenso. Nel 2024 raccolse oltre mezzo milione di preferenze personali alle Europee. Salvini pensava di aver trovato una locomotiva da agganciare alla Lega. La locomotiva si è sganciata e adesso corre per conto proprio.
Resta naturalmente da capire cosa accadrà quando gli slogan dovranno trasformarsi in programmi, coperture finanziarie, alleanze e decisioni concrete. È lì che l’antipolitica italiana ha spesso incontrato il proprio limite. Ma liquidare Vannacci come folklore sarebbe oggi un errore grossolano. Il fenomeno dice qualcosa di molto più profondo. Una parte dell’Italia non cerca più un partito nel quale riconoscersi. Cerca qualcuno che rappresenti il proprio disagio e, soprattutto, qualcuno contro cui schierarsi insieme. Vannacci ha capito dove si trovava quella rabbia. Le ha dato un volto, un linguaggio e una scheda elettorale. In Germania hanno impiegato anni a capire che l’AfD non sarebbe sparita da sola. Oggi, in alcune regioni, sfiora la maggioranza assoluta.
La vera domanda quindi non è perché esista Vannacci. È perché la politica italiana continui a lavorare così bene per farlo crescere.
Vorrei aggiungere: qualcuno sostiene incautamente che “l’operazione Vannacci” sia stata teleguidata da Mosca per destabilizzare il Paese. Vannacci, al di là di ogni valutazione politica, è stato un valente generale (oggi in congedo) ed io, pur non essendo un suo tifoso, non credo proprio che si possa mettere in dubbio il suo onore di soldato e cittadino italiano.
Isernia, 10 settembre 2026