È necessario armarci?

Come i libri anche le armi, in sé, non sono né buone né cattive: tutto dipende da come e per cosa vengono usate. A volte, però, ce ne dimentichiamo.

Sono molte le occasioni in cui gli esseri umani hanno preso le armi per scopi onorevoli. Nel corso dei secoli i popoli, i miliziani repubblicani, che hanno combattuto per la democrazia in ogni parte del globo, così come le truppe alleate che hanno sconfitto il nazismo, ci ricordano che le armi possono essere gli strumenti migliori per difendere diritti e libertà.

L’Europa in cui viviamo somiglia sempre più a un grande circo, dove la politica si trasforma in spettacolo e i protagonisti sembrano clown piuttosto che statisti. Discutere con loro è inutile, come cercare di cavar sangue da una rapa: promesse vuote, retorica gonfiata e giochi di prestigio servono solo a distrarre il pubblico.

E oggi l’Europa, condotta da questi giullari, deve tornare ad armarsi? L’Europa sta accumulando armi e si discute su quanto si debba rafforzare la nostra capacità militare di fronte alle minacce di un mondo impazzito, pur rimanendo progressisti. Un dibattito che, come tutto quello che succede in questa Unione europea aristocratica e populista, appare frivolo, e non mette al centro né il come né il perché.

È per difenderci da Vladimir Putin, ripetono i telegiornali, perché Donald Trump, amico di Putin e anche dell’Europa (eh, che pasticcio, gli amici dei miei amici non sempre sono miei amici), sta per chiudere il rubinetto di una Casa Bianca impazzita e trasformata in una concessionaria di auto della Tesla.

Lo faremo aumentando la spesa militare di qualche punto percentuale del PIL senza incidere sulla spesa sociale, promettono con poca convinzione i politici che, oltre all’ultimo drone militare, farebbero bene piuttosto a scoprire l’esistenza delle calcolatrici.

Se c’è una cosa che ha caratterizzato l’Europa negli ultimi anni è stata proprio la sua incapacità di farsi le domande necessarie per sopravvivere.

Cos’è esattamente l’Europa? Cosa vogliamo che sia? Cosa stiamo cercando di difendere con tutte queste armi di cui ci si vuole approvvigionare ? Abbiamo un piano strategico comune, elaborato da accertati esperti della materia, da mettere in atto? Siamo sicuri che ci stiamo difendendo da Putin? Nessuna di queste domande ha una risposta.

Se si tratta di difendere l’idea di un continente che guarda dall’altra parte, mentre moltitudini di persone muoiono per i conflitti in atto ; se si tratta di difendere un’Europa che, mentre Israele commette un genocidio, ripete come una bambola smarrita : “non chiedete a me, sono solo l’Europa”; forse allora non è un continente che viene voglia di difendere.

Ci sono altre domande senza risposta.

Quanti investimenti militari saranno necessari per proteggere un continente che sulle questioni internazionali si limita a ripetere, da decenni, quello che dicono gli Stati Uniti?

A questo non doveva pensarci la Nato? Se non siamo più protetti da un’alleanza militare in cui gli yankee governano e noi gli diamo le basi militari e una cieca obbedienza, i nostri politici non dovrebbero informarci di questo straordinario sviluppo?

Se gli Stati Uniti pretendono maturità e indipendenza militare dall’Europa, gli chiederemo di abbandonare le loro basi militari sul nostro territorio o, quantomeno, di lasciarci mettere le nostre sul loro?

Oppure saremo, ancora una volta, un continente ubbidiente agli ordini degli Stati Uniti, che un giorno alimentano guerre contrarie ai nostri interessi e il giorno dopo ci dichiarano una guerra commerciale?

Niente di tutto questo ha una risposta e, se è il niente che dobbiamo difendere, è difficile sentirsi motivati ad armarsi fino ai denti.

È comprensibile che non sembri chiaro a tutti, ma la soluzione è semplice.

Dateci un’Europa che persegue gli interessi legittimi dei popoli che la compongono, che difende libertà e diritti umani e, con tutto ciò che questo comporta. Un’Europa che, quando vede migliaia di bambini palestinesi massacrati, si fa sentire sulla scena internazionale invece di nascondersi.

Costruite un’Europa che non risolva la crisi migratoria pagando i dittatori del sud per chiudere le frontiere, facendo finta di non capire le cause che spingono quelle stremate popolazioni a fuggire dal proprio suolo natio per affrontare i viaggi della speranza. Promuovete un’Europa formata da un’unione di Paesi impegnati a realizzare una società basata sul benessere, anziché un’unione di lobby aziendali che comandano a Bruxelles e Strasburgo.

Presentateci un’Europa che si dichiara radicalmente democratica e quindi antidittatoriale, in questo momento cruciale della storia. Fate dell’Europa il garante globale dei diritti umani, non solo l’ennesimo complice di chi difende questi valori a parole, e che per di più non apre bocca.

Considerati i precedenti è probabile che il tradimento statunitense non riceverà dall’Europa una risposta dignitosa. Ma chiedere non costa niente.

Rendete l’Europa un continente che valga la pena difendere e poi ritornate a chiedercelo. Allora, vedrete che le armi saranno le benvenute, ma a patto che le spese per gli armamenti non sacrifichino quelle sociali, altrimenti, come si suol dire, il gioco non vale la candela.

Isernia, 16 marzo 2025

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