Il fragore dei cristalli infranti

Un mondo senza regole non è solo disordinato. È pericoloso. È quello che sta accadendo perché non ci sono più certezze.

L’avvento di Trump ha scomposto gli equilibri mondiali. Forse si erano troppo stratificati, forse ci eravamo abituati a considerarli definitivi. Non è più così, perché quasi a tentoni si stanno ridisegnando alleanze un tempo tradizionali.

Mi aspetto che gli Stati Uniti escano dalle Nazioni Unite. Questa istituzione non serve più alla politica rampante di oggi. Troppi vincoli, troppe lungaggini, troppa gente che non conta. Il potere esecutivo nelle mani di pochi e potenti. Un esempio di democrazia internazionale sbagliata.

La nascita delle Nazioni Unite fu il risultato di negoziati tra le delegazioni di Stati Uniti, Regno Unito, Unione Sovietica e Repubblica di Cina durante la Conferenza di Dumbarton Oaks tenutasi dal 21 settembre 1944 al 7 ottobre 1944 e sono entrate in funzione ufficialmente il 24 ottobre 1945, dopo la ratifica della Carta da parte dei cinque Stati, membri permanenti del Consiglio di sicurezza, i vincitori di una guerra appena finita: Stati Uniti, Unione Sovietica, Cina nazionalista, Regno Unito e, per graziosa concessione, la Francia, e dalla maggioranza degli altri 46 firmatari.

Successivamente, la Cina nazionalista è scomparsa ed è subentrata la Cina popolare. Al posto dell’Unione sovietica si è sostituita la Federazione russa. Oggi gli Stati membri sono 193.

Il Consiglio di sicurezza, l’Organo esecutivo dagli ampi poteri, è composto da quindici Stati membri, di cui cinque sono i membri inamovibili già indicati e cioè: Cina, Francia, Russia, Regno Unito e Stati Uniti, e i restanti dieci non permanenti che vengono eletti a rotazione ogni due anni dall’Assemblea generale.

Questi ultimi 10, però, non contano nulla perché, in omaggio a una visione distorta della democrazia, il Consiglio di Sicurezza dovrebbe votare all’unanimità. Basta un veto per bloccare tutto, ma solo i cinque membri permanenti detengono il potere di veto sulle risoluzioni, cioè la possibilità di impedire l’adozione di un provvedimento anche contro il parere degli altri 14 membri del Consiglio. L’idea del veto si deve in particolare a Winston Churchill, Franklin Delano Roosevelt, Harry Truman e Iosif Stalin. Ciascuno dei 5 membri permanenti, dunque, ha un ruolo dominante rispetto a tutti gli altri.

Quanti ce ne sono stati di veti, in questi anni? Fino al 2018 (ultimi dati disponibili) la Cina ha esercitato il diritto di veto 11 volte, la Francia 16, l’Inghilterra 9, gli Stati Uniti 79, la Russia 106. Dal 2018 sono trascorsi ben sette anni e i numeri sono aumentati. Dopo ottant’anni dalla costituzione delle Nazioni Unite, la paralisi è evidente.

La conclusione è che le grandi Potenze, se non sono d’accordo, possono bloccare tutto come è sempre accaduto. In queste condizioni il Consiglio di Sicurezza è inutile.

Le numerose Agenzie delle Nazioni Unite hanno anche fatto cose pregevoli, ma se gli Stati importanti non ratificano le loro decisioni, restano acqua fresca.

Quindi, se gli Stati Uniti un domani decidessero di uscire dalle Nazioni Unite, non succederà nulla. Tanto, le Risoluzioni dell’Assemblea sono lettera morta, fin dall’inizio, perché gli Stati membri non contano se non sono membri permanenti e quelli che sono membri permanenti si paralizzano a vicenda con il diritto di veto.

Il tutto è di un’inutilità assoluta.

Se gli Stati Uniti decidessero di andar via, però, si ridurrebbero nettamente i finanziamenti. Gli USA sono i maggiori contribuenti del sistema, se dovessero defilarsene, addio Nazioni Unite.

L’abbandono del multilateralismo è pericoloso perché cambia il gioco, ma le Grandi Potenze restano sempre grandi e i piccoli sempre piccoli. Un Paese come gli Stati Uniti, oggi, preferisce trattare direttamente con i Paesi europei piuttosto che con l’Unione europea. È più facile e il potere di coercizione è maggiore. Il multilateralismo è una difesa dei piccoli contro i grandi, una stanza di compensazione degli interessi contro la forza bruta. Non ha dato grandi risultati, bisogna ammetterlo, ma è pur sempre meglio del ricatto tra il lupo e la pecora. Contro un gregge di pecore il lupo non corre rischi.

Con la NATO siamo nella stessa situazione. Concepita come un baluardo a difesa dell’Occidente, presupponeva un Occidente coeso contro un’aggressione. Oggi, è poco più di uno straccio bagnato.

Anche qui, chi paga di più sono gli Stati Uniti. Lo hanno detto con chiarezza: se i Paesi NATO non aumenteranno i loro finanziamenti, Washington se ne andrà via. Per Svezia e Finlandia, che sono entrati da poco, sarebbe una grossa delusione. Addio ombrello nucleare. Restano solo gli ombrellini da borsetta inglesi e francesi.

La verità è che siamo soli, noi Italia, noi Unione europea, attorniati da un branco di lupi bramosi di mettere le zampe sul nostro benessere.

Quel poco di cultura e civiltà che l’Europa, nonostante tutto, ha dato al mondo, ci viene rimproverata, contestata, minacciata.

La democrazia l’abbiamo distrutta in un eccesso di buonismo.

L’economia l’abbiamo delocalizzata perché i nostri costi erano troppo alti.

La nostra sicurezza l’abbiamo compromessa, pensando che le guerre fossero finite.

La nostra cultura si è ridotta per favorire i più incolti e tollerare quella degli altri.

La nostra solidarietà verso gli altri, da altruismo è diventata un veicolo per arricchirsi.

Le nostre fedi religiose si sono tramutate nel credo del Dio Denaro:inmoney we trust.

Ci siamo cullati nell’illusione di essere un paradiso con molti problemi, ma pur sempre un paradiso rispetto al resto del mondo, dove proliferano regimi autoritari che impongono scelte dall’alto su popolazioni rese inerti dalla propaganda e dalle armi.

Tornare indietro è possibile, ma estremamente difficile. Tagliare il cordone ombelicale con gli Stati Uniti, se non saranno loro a farlo, sembra ancora un sacrilegio.

Il fragore dei cristalli infranti da Trump ha il merito di risvegliarci tutti da un lungo coma servile.

Noi servi, abbiamo pensato (e molti lo pensano ancora) di servirci dei padroni, di nascondere – con gli slogan sulla pace e sui diritti umani – la nostra viltà, il nostro egoismo, le nostre debolezze. Ora, la festa è finita, l’Europa è un oggetto d’antiquariato sul mercato degli affari del mondo.

Eppure, nei momenti più cupi, ci si può risollevare. Esistono energie disperse da raccogliere e potenziare. C’è una storia dietro di noi il cui ricordo dovrebbe aiutarci a mettere fine a questo suicidio assistito.

Forse, un giorno, dovremo ringraziare Trump d’aver risvegliato un Continente di chiacchiere impotenti.

Isernia, 12 marzo 2025

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