I club angloamericani che intendono scatenare il caos nei prossimi 43 giorni, prima dell’insediamento di Trump, possono contare sulle istituzioni dell’UE. La Commissione e il Parlamento Europeo hanno dato segnali inequivocabili in questa direzione.
Il 1° dicembre, nel loro primo atto ufficiale dopo l’insediamento, il nuovo Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza Kaja Kallas e il nuovo presidente del Consiglio europeo Antonio Costa si sono recati a Kiev, dove la Kallas ha ventilato la possibilità di inviare soldati europei in Ucraina. Questa figura politica, altro ridicolo burattino elitario, proveniente peraltro da un piccolo stato baltico, l’Estonia, di meno di 1,5 milioni di abitanti, guida ora la politica estera dell’UE, la cui popolazione totale è di 450 milioni di abitanti. Kallas, Costa e gli altri membri della nuova Commissione europea, la cui nomina era stata appena approvata dal Parlamento europeo il 27 novembre, anche se con 31 voti in meno rispetto al luglio scorso, quando lo stesso Parlamento aveva votato il secondo mandato di Ursula von der Leyen: 370 voti contro i 401 di luglio. La Commissione ha quindi ottenuto una maggioranza risicata di appena il 51%, il peggior risultato di sempre nella storia dell’Unione Europea.
Ciò nonostante, indifferente alla propria impopolarità, la von der Leyen ha rinnovato la promessa di adesione di Kiev all’UE e ha annunciato che adotterà il programma del rapporto presentato a settembre dal nostro Super Mario Draghi, un documento strategico sul futuro della competitività europea, concentrandosi su tre “pilastri”:
– colmare il divario di innovazione con Stati Uniti e Cina;
– un piano comune per la decarbonizzazione e la competitività;
– aumentare la sicurezza e ridurre le dipendenze.
Almeno a parole, Ursula ha fatto concessioni all’industria europea colpita dall’impatto distruttivo della decarbonizzazione, promettendo di “accompagnare le persone e le imprese lungo il percorso” e di salvare l’industria automobilistica.
Senza un briciolo di autocritica, la von der Leyen ha riconosciuto che la sfida più grande per le aziende europee “sono i prezzi elevati dell’energia”. Capovolgendo la realtà, si è vantata di aver risposto al “ricatto energetico della Russia” e ha promesso di “ridurre i costi per le famiglie e le imprese… e di sostituire le importazioni di GNL russo”.
Non solo sono stati von der Leyen, Draghi & friends, e non la Russia, ad aver messo in atto un “ricatto energetico” che ha fatto salire i prezzi, ma la von der Leyen sta di fatto ammettendo il totale fallimento di quella politica, dato che il gas dei gasdotti dalla Russia è stato sostituito dalle importazioni di GNL dalla stessa Russia (oltre che dagli Stati Uniti). La sua promessa di abbassare i prezzi dell’energia è inconsistente, poiché l’unico modo per farlo è revocare le sanzioni.
Il giorno dopo, il Parlamento europeo, che in apertura del suo sito web aveva messo uno striscione in blu e giallo (i colori del vessillo ucraino) che proclamava “Siamo al fianco dell’Ucraina per tutto il tempo necessario”, ha approvato una risoluzione che chiede di intensificare la guerra contro la Russia fornendo armi a lungo raggio a Kiev. La risoluzione è stata adottata a larga maggioranza, con 390 voti a favore, 135 contrari e 52 astensioni. L’ennesimo profondo inchino a Biden.
Nel testo si “invita l’UE e i suoi Stati membri a rafforzare ulteriormente il loro sostegno militare all’Ucraina, anche attraverso la fornitura di aerei, missili a lungo raggio, compresi i missili Taurus, moderni sistemi di difesa aerea, fra cui i Patriot e i SAMP/T, munizioni, sistemi di difesa antiaerea portatile, artiglieria e programmi di addestramento per le forze ucraine e chiede altresì una consegna accelerata delle attrezzature promesse per soddisfare le esigenze urgenti dell’Ucraina; ribadisce la sua posizione secondo cui tutti gli Stati membri dell’UE e gli alleati della NATO dovrebbero impegnarsi collettivamente ed individualmente a fornire un sostegno militare all’Ucraina pari ad almeno lo 0,25% del proprio PIL annuo; valuta favorevolmente la firma degli impegni congiunti in materia di sicurezza tra l’UE e l’Ucraina e invita la Commissione e gli Stati membri ad agire in tempi rapidi per attuare efficacemente gli impegni assunti; invita la Commissione e il Consiglio a dare priorità alla piena operatività delle capacità europee di comunicazione spaziale IRIS2 e a concedere quanto prima l’accesso all’Ucraina (e a Taiwan) ”.
La risoluzione, inoltre, critica la Germania per aver rifiutato di fornire missili Taurus a Kiev, mentre elogia la decisione di Biden di consentire attacchi in profondità contro la Russia. Ribadisce il sostegno al “piano di pace e vittoria” del regime di Kiev e “deplora il recente colloquio telefonico del cancelliere tedesco con Vladimir Putin”.
Ma la situazione in Germania è abbastanza ingarbugliata. Quando, l’11 dicembre, il Bundestag voterà la sfiducia contro il Cancelliere Scholz, i Verdi potrebbero abbandonare la coalizione di governo e sostenere la candidatura di Friederich Merz, leader della CDU. I segnali in questa direzione sono stati confermati dalla nuova co-presidente del Partito Verde, Franziska Brandtner che, il 1° dicembre, ha dichiarato apertamente che su questioni chiave di politica estera come l’Ucraina, Merz è più vicino alla posizione dei Verdi rispetto a Scholz e a molti nella SPD.
A pochi giorni dal voto di fiducia, la Germania è polarizzata sulla questione se inviare sempre più armi in Ucraina e rischiare una guerra diretta tra la NATO e la Russia, oppure optare per una diplomazia volta a raggiungere un cessate il fuoco. Come dimostra l’esempio dei Verdi, il partito della guerra dell’Occidente è mobilitato per creare fatti sul campo e disseminare mine per Donald Trump, nella speranza di bloccarne l’annunciata intenzione di risolvere la crisi in Ucraina.
Al centro del dibattito pubblico c’è il missile da crociera “Taurus”, che appartiene ad una categoria di sistemi di attacco superiore a quella dei missili statunitensi e britannico-francesi di cui l’Ucraina già dispone. Chi si oppone alla fornitura sostiene giustamente che la consegna del Taurus, come la Russia stessa ha ripetutamente avvertito, significherebbe oltrepassare una linea rossa e rendere la NATO, e soprattutto la Germania, un obiettivo diretto degli attacchi militari russi.
Inoltre, il 25 novembre, l’associazione tedesca dei medici “Giuramento di Ippocrate” (da non confondere con la federazione ufficiale dei medici) ha lanciato una sottoscrizione popolare per fermare la spinta verso la terza guerra mondiale e impedire un cambio di governo che porterebbe Friedrich Merz al potere, avvertendo che dopo il voto di sfiducia, se i Verdi lo abbandonassero, a Olaf Scholz rimarrebbe solo il sostegno del proprio partito.
Per quanto riguarda lo stesso Scholz, finora si è attenuto all’approccio “sì, ma”: diplomazia sì, quando sarà il momento, ma per ora, si continua a fornire armi all’Ucraina (tranne il Taurus). Ciò è emerso anche durante la sua visita a sorpresa a Kiev dove, il 2 dicembre, ha incontrato Zelensky.
Allo stesso tempo è da notare che da circa dieci giorni è ancora in pieno svolgimento il tentativo, sostenuto da Bruxelles e dagli angloamericani, di organizzare una “rivoluzione colorata” contro il governo della Georgia, che si oppone all’adesione all’UE e alla NATO.
Inoltre, sempre per allinearsi agli interessi americani, la Commissione europea ha inviato al social network dei video TikTok diverse richieste “urgenti” di informazioni, chiedendo maggiori risposte sul ruolo sempre più controverso della piattaforma nel primo turno delle elezioni presidenziali in Romania, che hanno visto l’improvvisa vittoria di Calin Georgescu e alimentato gravi preoccupazioni di interferenze straniere (russe). Georgescu, un candidato indipendente che ha abbracciato posizioni euroscettiche (dalle potenze occidentali ritenute favorevoli alla Russia), avrebbe dovuto affrontare Elena Lasconi, una liberale pro-europea, nel secondo turno previsto per questa domenica. Ma la Corte costituzionale romena ha annullato i risultati delle presidenziali a due giorni dal ballottaggio. L’intero processo elettorale dovrà quindi essere ripetuto in data da destinarsi.
Nel frattempo, mentre a Gaza si continua a morire, in Siria è stato aperto un nuovo capitolo delle guerre senza fine nell’Asia sud-occidentale, un piano con la “guida” di Washington e seguito pedissequamente dagli architetti di Bruxelless, anche a costo della propria rovina economica.
L’UE si è già data la zappa sui piedi seguendo ciecamente l’agenda imperialista statunitense per “sconfiggere strategicamente” la Russia. Questo eccessivo servilismo verso un’ideologia atlantista con pretese democratiche fallite si sta traducendo nell’autodistruzione.
E’ sotto gli occhi di tutti che gli Stati occidentali si sono indeboliti e l’Europa, in primis, si sta disintegrando per via di queste politiche scellerate che giorno dopo giorno stanno succhiando il sangue di troppe persone per troppi anni, impunemente e con il pretesto di giusti principi. Quali? Le guerre con il massacro degli innocenti?
Intanto, nei confronti dei governi occidentali (in realtà regimi), dell’Europa e dei loro screditati ciarlatani elitari, assistiamo al crescente disgusto popolare per le bugie e le contraddizioni, man mano che i cittadini diventano consapevoli della corruzione e degli inganni che per decenni sono stati mascherati da “democrazia”.