IL FANTASMA DELL’UOMO QUALUNQUE

A fronte di ciò che sta accadendo nel mondo, la vicenda dei 5Stelle è miserevole
cosa. Lo è sempre stata e si sta concludendo nel modo meno prevedibile, con gli avvocati
e le denunce. Criticare lo Stato fa bene al fegato ma poi fa male al bilancio e con lo Stato
si deve fare i conti.
I conti non tornano, nel Movimento.
Uscito dal nulla e dai lazzi di un comico, si è imposto per la novità che
rappresentava nell’agone politico italiano, mesto e mediocre.
Sembravano portatori di un vento fresco d’innovazione, persone nuove, idee che
dapprima sembravano bislacche e poi, pensandoci sopra, avevano una certa razionalità. Il
popolo, entità sfuggente sempre invocata e negletta, era l’anima del Movimento.
Via il Parlamento, via una classe imbelle e mediocre, via i governi raffazzonati alla
meglio, pur di contare. Una rivoluzione, neppure tanto silenziosa. Avevano ragione. Hanno
convinto milioni di Italiani che era ora di farla finita con il centrismo, la destra e la sinistra.
Tutti farabutti. Bisognava cambiare.
E si cambiò.
I risultati sono stati di uno squallore esaltante. Uomini nuovi sì, venuti dal nulla, ma
come politici zero. Esperienza di governo, nessuna. Capacità di cambiare ridotta in
velleità costose e senza senso. Il famoso popolo invocato a ogni piè sospinto è stato
ingannato. Non solo erano e sono come gli altri che volevano scalzare dal piedistallo, ma
forse anche peggio. Improvvisati Ministri, discutibili showmen, incerti opinionisti, sono finiti
nel tritacarne della realtà.
Avete mai sentito parlare del “Fronte dell’Uomo Qualunque”, un movimento e,
successivamente, un partito politico italiano sorto attorno all’omonimo giornale (L’Uomo
qualunque) fondato a Roma nel 1944 dal commediografo e giornalista Guglielmo
Giannini? Si era in un clima post bellico, i rancori affioravano spesso, le ferite di una
guerra sciagurata e di una guerra civile dolorosa erano ancora aperte.
Basta! Diceva Giannini e la gente gli dava retta. Lo strepitoso successo
qualunquista assunse l’evidente significato di una protesta di massa della piccola e media
borghesia moderata, ostile alla continuazione della collaborazione con comunisti e
socialisti allora perseguita dal governo De Gasperi. Il centro sinistra sarebbe venuto molti
anni dopo.
È tutto marcio, diceva Giannini. Ed era vero! Solo che lui era fuori dalla realtà.
Disturbò parecchio, ebbe tanti voti e tante classificazioni arbitrarie: populista, rigurgito di
destra, partito della borghesia, movimento eversivo. E poi, nel 1949, finì in un tonfo e
Giannini scomparve nell’anonimato da cui era sortito. Il quotidiano “L’Uomo Qualunque”
continuò le sue pubblicazioni fino alla morte di Giannini, avvenuta nel 1960.
Un altro esempio venne dalla Francia, un po’ più simile al nostro caso, perché
attivato anch’esso da un comico, l’irriverente enfant terrible della scena francese che
sfotteva i potenti: Michel Coluche.
Coluche non se lo ricordano più neppure i Francesi, figuriamoci in Italia. Era figlio di
un imbianchino italiano emigrato in Francia. Ebbe un successo clamoroso come comico e
quando annunciò la sua candidatura alla presidenza della Repubblica sembrò una solo
una provocazione.
Le Journal du Dimanche pubblicò un sondaggio che dava al comico l’appoggio del
16% dei potenziali elettori. La cosa allarmò tutti. Ma chi era questo disturbatore? La
politica tradizionale lo considerò una potenziale minaccia, in particolare il futuro Presidente
Mitterand, che correva contro il Presidente uscente Giscard d’Estaing, e George Marchais,
segretario del partito comunista francese, che si vedeva superato nei sondaggi. Nessuno
riuscì a fermare Coluche, solo la radio e la televisione cui fu democraticamente proibito di
farlo parlare.
Nel marzo del 1981 annunciò il ritiro della sua candidatura. Tra le varie attività
svolte, fu anche attore di cinema e nel 1985 uscì nei cinema italiani “Scemo di guerra”, un
film di Dino Risi i cui protagonisti erano lo stesso Coluche e il comico italiano Beppe Grillo.
Coincidenze?
Ora, la storia del Movimento ricorda in parte Giannini e in parte Coluche. Conte
dovrebbe farsi una piccola cultura in proposito. Per un avvocato non dovrebbe essere
difficile, basta leggere.
Grillo, il mentore, il guardiano della fede grillina, l’elevato (ma da chi?), aveva avuto
un’intuizione (forse per l’aver conosciuto il collega comico francese), tra il serio e il
beffardo. Il serio non c’è stato, anche se malinconicamente lo rincorre, arrancando,
l’avvocato Conte, le battute sono rimaste. In lontananza si avvertono i rintocchi delle
campane a morte per il Movimento 5 Stelle, mentre Grillo, che pontifica da un carro
funebre, ne decreta il decesso e si appresta a celebrare la funzione religiosa per la
scomparsa della creatura politica partorita nel 2009 con Gianroberto Casaleggio. Il
funerale è il degno epilogo d’una sciocchezza.
Il Movimento non è più un movimento (tanto meno di pensiero), ma solo un
partitello, un cespuglio indeciso se sopravvivere nel deserto delle idee o farsi ingoiare da
chi è più forte di lui. Intanto, in Via di Campo Marzio si temono falli di reazione e infinite
battaglie legali che potrebbero impedire al fu avvocato del popolo di sbarazzarsi
definitivamente dell’ombra del comico genovese.
Messe in soffitta le sciocchezze (il 110%, il limite di due ricandidature, il reddito di
cittadinanza, le votazioni via web, onestà – onestà! ed altre amabili idiozie), Conte dovrà
affrontare lo spettro della sopravvivenza. O si differenzia o finisce ingoiato.
A sinistra c’è già una gran folla. Hanno tutti le stesse idee (in apparenza) ma
ognuno va per conto suo. È il male incurabile della sinistra italiana di Turati e di Bissolati
fin dai tempi del primo dopoguerra. Parlavano sempre di rivoluzione socialista, ma non la
fece nessuno. Poi venne il fascismo e i cespugli furono spazzati via.
Tornati al potere dopo la 2ª guerra mondiale, hanno ripreso a fare i loro giochetti
con tante sigle come i biglietti della metro. Scaduti appena usati.
Conte aspira, è vanitoso. Farà un nuovo partito dalle ceneri del Movimento. Il
programma? Vecchie idee, ma tanto non ci fa caso nessuno. La strada dell’Inferno è
lastricata dai programmi politici. Lui è tanto protervo quanto vuoto, il massimo richiesto in
politica. Farà fortuna ? Quello che è certo è che ci sarà una piena decadenza.
Isernia, 5 dicembre 2024

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