Pacifismo da operetta

In questo drammatico scenario di guerra, l’opinione pubblica internazionale è molto importante. Come si forma l’opinione pubblica internazionale? Dalle notizie che apprende tramite la stampa, la televisione, la radio, da Internet, dai social. Ma tutto, sappiamo, può essere potentemente influenzato dai media e dalle manipolazioni della propaganda (le fake news), con la confusione che a volte si genera con la disinformazione in una materia tanto delicata come la divulgazione oggettiva degli avvenimenti.

Ad esempio, secondo la tesi occidentale, le affermazioni di carattere storico di Putin, giustificative dell’aggressione russa all’Ucraina, sono palesemente (storicamente) false, ma la popolazione russa ci ha creduto, non avendo fonti alternative d’informazione.

Similmente, anche lo scontro tra Hamas e Israele non poteva non essere accompagnato, come tutte quelle dell’occidente, da una serie di bugie e narrazioni raccapriccianti volte a confondere e a “mortificare” la parte palestinese.

In tre settimane, a partire dal 7 ottobre, si è costruita una narrazione per cui tutto il male stava dalla parte dei palestinesi e tutto il bene dalla parte di Israele. Fin dall’inizio del conflitto è stato detto che Hamas ha ucciso 1.400 israeliani, che ha praticato stupri e torture di civili in massa e, naturalmente, che ha decapitato bambini. Poi queste affermazioni, totalmente prive di qualunque reale riscontro o platealmente e palesemente fabbricate, sono servite a giustificare il bombardamento di Gaza, la più grande prigione a cielo aperto del mondo dove oltre il 50% della popolazione è composta da bambini, che è costato la vita a più di 5.000 persone, quasi 2200 bimbi e ha lasciato più di un milione di persone senzatetto. Qualcosa di spaventoso e di codardo, perché in effetti alla fine non c’è stata alcun vero attacco alle truppe di Hamas se non qualche tentativo poco convinto che si è risolto a sfavore degli israeliani.

Stupisce, comunque, che le azioni belliche in atto, da entrambe le parti, non sollevino un’ondata d’indignazione per orrori che non hanno alcuna giustificazione né politica né morale, ma sono una provocazione per ritorsioni ancora più efferate.

All’inizio di questa ulteriore drammatica vicenda, la notizia che ha fatto più scalpore è stata quella dei “bambini decapitati” riportata praticamente da tutti gli organi di informazione occidentali. La fonte di questa affermazione era il canale israeliano i24 News, ma in seguito è emerso che la fonte reale della falsa notizia era stata diffusa da un vice comandante dell’unità 71 dell’esercito israeliano, David Ben Zion, un colono estremista noto per incitare rivolte razziali contro i palestinesi. Un’indagine del quotidiano israeliano Haaretz aveva precedentemente scoperto che i24 News funzioni come un house organ (il giornalino che un’azienda pubblica per comunicare ai propri dipendenti) della famiglia Netanyahu, con direttive che a volte provengono direttamente dall’ufficio del Primo Ministro israeliano. Successivamente, l’esercito israeliano ha preso le distanze da queste affermazioni, la CNN ha ritrattato la storia e la Casa Bianca ha riconosciuto la mancanza di prove. Allo stesso modo, il caso della pacifista Shani Louk, la 22enne tedesca-israeliana rapita durante il rave party, inizialmente data per morta dopo essere stata torturata e poi decapitata “dai sadici di Hamas” , ha preso una piega diversa quando sua madre ha confermato che era al sicuro a Gaza. Eppure, anche in questo caso, sembrerebbe, secondo quanto diffuso proprio oggi dal governo di Tel Aviv, che la Louk sia stata invece decapitata dagli uomini di Hamas e la riprova è suffragata dall’esame genetico del DNA eseguito sul cadavere ritrovato della stessa. Quanta confusione! Una metamorfosi di notizie strabiliante. Dove la verità?

In questo conflitto, l’opinione pubblica mondiale è a favore di Hamas, non di Israele. La questione se Hamas è un gruppo terroristico o no diventa secondaria perché Hamas, agli occhi delle persone comuni, combatte l’invadenza ebraica in nome del popolo palestinese che non è, invece rappresentato dall’Autorità palestinese impersonata da Abu Mazel. Ma la tesi secondo cui Hamas non è l’intero popolo palestinese è smentita dai fatti. L’Autorità palestinese, che sarebbe il legittimo rappresentante della Palestina, in realtà non esiste ed è stata debolmente riesumata solo in questa occasione per avere almeno un interlocutore non tacciato di terrorismo.

Altra questione è se Hamas sia un aspetto della più generale jihad islamica, come al-Qaeda, l’Isis o Boko Haram. In realtà sono formazioni terroristiche diverse, originate dalla stessa matrice islamica, antisemita e antioccidentale, ma con storie e obbiettivi diversi. La confusione non aiuta a capire ma aiuta Hamas ad avere una dimensione e una credibilità internazionale accettabili. Il protrarsi del conflitto potrebbe, però, portare a una congiunzione d’interesse fra queste organizzazioni islamico-integraliste con effetti imprevedibili.

Le folle che sfilano nelle città occidentali inneggiando ad Hamas e invocando la fine dei bombardamenti israeliani su Gaza, sono per una pace impossibile. In realtà manifestano solo un diffuso senso di antisemitismo. Non ci sono altrettante vie o piazze affollate di gente che protesta contro le azioni belliche palestinesi. In questo senso, Hamas ha vinto la sua battaglia presso l’opinione pubblica mondiale, indipendentemente dall’esito finale degli scontri. Israele è psicologicamente isolata, accusata di nazismo (il che, per un popolo che ha ancora impresso il triste ricordo delle leggi razziali e dei campi di sterminio, rappresenta un vero paradosso) e ciò spiega il favore delle di alcuni partiti politici nei confronti di Hamas.

Questo parlare a vanvera di fascismo e di nazismo, con accuse reciproche di atrocità, nasconde il disagio dell’ignoranza storica e della vera sostanza del conflitto che non è territoriale, si traveste da ideologico e religioso, ma è solo una lotta di potere tra le grandi Potenze e, purtroppo, fra democrazie liberali e regimi autoritari e repressivi.

È in atto un gigantesco rimescolamento di carte sul piano mondiale, favorito dalla globalizzazione. L’egemonia americana (genericamente definita “occidentale”) è contestata sia dalla Russia e dalla Cina sia dalle nuove potenze che sono emerse dopo la decolonizzazione. Non a caso Putin ha teorizzato un nuovo assetto mondiale, definito “multipolare”, nel quale un limitato numero di grandi Paesi avrebbero delle zone d’influenza riservate, relegando gli Stati Uniti al ruolo di potenza regionale.

Si tratta di un conflitto strisciante che assume forme diverse per il controllo di alcune aree economicamente importanti nel Medio Oriente, in Africa e in Asia, passando dalle rivendicazioni cinesi di carattere nazionalistico per Taiwan all’antisemitismo in Palestina e al massacro dei cristiani in Africa (che nasce dall’odio contro l’uomo bianco colonizzatore e prevaricatore), dagli anatemi dell’Iran e della Corea del Nord contro l’America, definita il Grande Satana, fino al tentativo mai riuscito del mondo arabo di qualificarsi come potenza mondiale non solo per le proprie risorse petrolifere.

Le formulazioni teoriche del conflitto mondiale in atto sono molteplici, confuse e contraddittorie, ma le armi sono vere e uccidono indifferentemente uomini, donne, vecchi e bambini. Israele è il nemico perché è alleato e protetto dagli Stati Uniti. Il mondo arabo è unito contro Israele ma non ha il coraggio d’essere tutto compatto contro gli Stati Uniti. Però è il cuore dell’integralismo islamico che è contro tutto l’Occidente cristiano.

Ma cristiani sono anche gli ortodossi. Gli ortodossi russi appoggiano Putin che simpatizza con la protesta palestinese, ma è una posizione di comodo solo perché si dirige contro gli Stati Uniti. La Federazione russa è un coacervo di Stati diversi, a forte componente musulmana. Putin non può mettersi contro i propri musulmani, ma teme il contagio integralista dell’islamismo che è anticristiano e potrebbe mettere in pericolo l’unità del suo Paese.

Sullo sfondo sono i grandi mestatori, non tanto occulti, che manovrano governi e popoli a loro piacimento con gli slogan, con i quattrini e con le armi. Tranne alcune grandi Potenze, tre o quattro, siamo tutti fantocci i cui fili sono tirati altrove. Gli interessi politici non hanno morale. Viene da pensare che appartengano alla disumanità.

Agli alfieri del “mettete dei fiori nei vostri cannoni” vorrei semplicemente ricordare che le guerre non ci sarebbero se non ci fossero le armi e le armi ci sono perché chi le fabbrica alimenta e non sopisce i conflitti.

Il pacifismo è la malattia di quest’epoca…

Isernia, 30 ottobre 2023

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