
Hanno vinto tutti, come sempre. Al solito, i vincitori sono tanti che è difficile contarli. Non ci sono perdenti. I commenti si affollano. Vediamo se è possibile capirci un po’ di più.
Primo punto. È indubbia la vittoria del SI al referendum. Se si votasse altre trenta volte, vincerebbe sempre. Troppo facile: una domanda semplice e l’antipatia congenita degli Italiani verso la loro rappresentanza politica, tutta in blocco. D’altro canto, un Parlamento che quasi all’unanimità si castra, è un bello spettacolo. Come potevano gli Italiani dire di NO? Gli Italiani si dividono in due categorie: quelli che tentano di ragionare e gli altri. Gli altri, sono molti di più e il gioco è fatto.
Il primo SI arrivò il 7 febbraio 2019, in Senato, quando la maggioranza era quella gialloverde formata da 5 Stelle e Lega. Schierati per il sì, nella prima votazione al Senato, furono, ovviamente, i grillini. Forza Italia, la Lega e Fratelli d’Italia subirono il ricatto di 5Stelle sul referendum, votando compatti (o quasi) per il SI. Un errore fatale, dando un forte vantaggio propagandistico al Movimento. A loro conveniva? È stata una grande sciocchezza. Il PD, come ben ricordiamo, votò contro : all’epoca stava all’opposizione.
In seconda deliberazione a Palazzo Madama, l’11 luglio 2019, la legge fu approvata a maggioranza assoluta senza raggiungere però la maggioranza qualificata dei due terzi, a causa del voto contrario espresso dai senatori del Pd e di Liberi e uguali, allora opposizione del governo Conte I, e della non partecipazione al voto di Forza Italia.
Nell’ultima lettura alla Camera dei deputati, l’8 ottobre 2019, invece, arrivò il via libera di tutti i gruppi parlamentari di maggioranza e opposizione, con l’eccezione di alcune componenti del gruppo Misto, con il testo che raggiunse la maggioranza qualificata dei due terzi dei componenti. Al quarto voto, quello che ha segnato l’approvazione definitiva della riforma, a votare sì sono stati anche Pd, Leu e Italia viva.
Qualcuno sostiene (la Destra) che l’attuale Parlamento è delegittimato. No, perché è il risultato di elezioni legittime fatte a suo tempo. È invece, un Parlamento fasullo, perché non corrisponde realmente all’attuale quadro politico del Paese.
Considerate le percentuali raggiunte dai partiti, Forza Italia, Renzi e 5Stelle hanno un numero sproporzionato di deputati; Fratelli d’Italia, al contrario, ne ha molti di meno di quanti potrebbe averne se si votasse.
Ora, occorre dare seguito alle conseguenze: modificare le circoscrizioni, cambiare i regolamenti, fare (forse) una nuova legge elettorale. Si farà? Chiedere agli Italiani di ridurre la rappresentanza politica lasciando poi le cose come stanno, sarebbe una beffa. Sullo sfondo c’è la nomina del Presidente della Repubblica. Potrebbe questo Parlamento fasullo procedere alla prossima elezione del Capo dello Stato? Tutto è possibile, ma inaccettabile. Dovrebbero esserci nuove elezioni. Naturalmente i partiti, che si vedrebbero ridotti, come rappresentanza numerica, non ci pensano neppure. Che ne pensa l’attuale Presidente della Repubblica?
Secondo punto. Chi ha indubbiamente vinto alle regionali è il partito dei governatori. Questo è un fatto nuovo e importante. Una nuova classe di politici si sta affacciando sulla scena del Paese. Uomini come Zaia, De Luca, Bonaccini, Emiliano, Toti, Musumeci e altri si sono dati da fare, hanno tutelato i lori territori, sono stati presenti e attivi durante l’epidemia, hanno preso decisioni chiare. Gente ben diversa da quella al potere. Si profila un forte contrasto fra la classe politica nazionale e quella regionale.
Terzo punto. La Meloni avanza dappertutto e guadagna le Marche, con Acquaroli. Questo esito dà uno scossone al Centro-Destra, inutile negarlo. Ha vinto perché ha guadagnato un’altra Regione, ma fra un partito morente (Forza Italia) e un partito in ritirata (la Lega), brilla Fratelli d’Italia. Non si romperà la coalizione, ma è inevitabile un ricollocamento della leadership.
Quarto punto. Il PD ha retto, grazie anche al collasso del Movimento 5Stelle. Zingaretti esulta e non è più in forse il cambio alla direzione del partito, ma la Sinistra è arroccata solo su Emilia-Romagna, Toscana, Lazio e Campania; le Regioni che un tempo furono le più fasciste. Regioni popolose e importanti. Ma il controllo totale delle province, anche in queste Regioni, è perduto.
Quinto punto. La Lega non morde nel Centro-Sud. Da più di un anno la leadership di Salvini si è di molto appannata. Dopo l’insensata decisione di abbandonare il governo giallo-verde non ne ha infilata una di giusta. Ha gravemente insidiato il PD in Toscana e in Emilia-Romagna, ma la spallata non c’è stata. Troppi errori e troppe baggianate. La sensazione d’essere vincente è sempre pericolosa. La Lega attraverserà un periodo molto difficile di ridimensionamento.
Sesto punto. Il Movimento 5Stelle è nel marasma, con una continua emorragia di voti. Stando ai risultati elettorali, tre quarti, se va bene, dei suoi deputati non sarebbero rieletti. Al massimo rappresenta il 10% dell’elettorato. Di Maio esulta per il referendum, ma sta zitto sui consensi elettorali perduti. Forse riusciranno a fare un Congresso. Forse, riusciranno ad eliminare quella buffonata che è la Piattaforma Rousseau, forse finirà l’equivoco di Casaleggio figlio con “il garante” comico Grillo. Forse. Se non lo faranno, finiranno come Renzi. Ha Ragione Di Battista. Le 5Stelle ad una ad una si stanno spegnendo.
Settimo punto. Renzi e la sua formazione politica sono praticamente scomparsi dalla scena politica. Al massimo, navigano sul 2,5 – 3%, nonostante i 50 deputati che hanno in Parlamento. Un obbrobrio e un equivoco. Regge in Toscana, ma quasi scompare altrove.
Ottavo punto. Il governo continua. Non è affatto vero che si è rafforzato. Del resto, finora, non è stato mai forte, ma diviso e litigioso. Continuerà così, per la sopravvivenza, sempre che il PD non chieda di essere rappresentato per quella che è la sua forza reale rispetto a quella fasulla dei 5Stelle.
La scadenza più importante e prossima è la fine della cassa integrazione e del blocco dei licenziamenti. Sullo sfondo, poi, c’è l’insidia della crescita dell’epidemia. Come se la caveranno?
Altri temi importanti sono il Recovery Fund e la questione del MES. La progettualità, al momento, è zero: solo chiacchiere e i tempi stringono, perché l’Unione europea dovrà esprimere un parere sui propositi del governo italiano. Non si vedono colpi d’ala, l’uccello non solo non è in grado di volare. ma è zoppo e di conseguenza stenta a camminare. E se ci bocciano? Riuscirà il PD a far deflettere i 5Stelle dall’opposizione al MES?
Come si vede, dopo questa tornata elettorale, sono più gli interrogativi che le certezze.
23 settembre 2020