Mala tempora currunt

mala tempora currunt

Allorquando si fa una battaglia, occorre avere, prima di tutto, le idee chiare su ciò che si vuole.

Poi si deve fare un sondaggio sui luoghi dello scontro, in senso lato, per accertare che non ci siano inciampi d’altra natura che potrebbero creare problemi imprevedibili.

Successivamente si cercano alleati, piccoli e grandi, perché il numero fa sempre la forza. Stabilite delle alleanze, si devono valutare le possibilità in campo del nemico. Se sono troppo forti, è inutile insistere oppure occorre rafforzare le alleanze in modo da bilanciare l’avversario.

Infine, accertata la disponibilità delle armi, che devono essere convincenti, occorre preparare una via d’uscita, possibilmente onorevole. Altrimenti, oltre al danno si perde la faccia e non si è più credibili.

Fatto questo, in un Paese serio, si muove all’attacco, e non con il retro-pensiero mafioso da bancarella: io chiedo 100, se mi danno 10 va bene lo stesso.

Nella contesa attuale con alcuni membri dell’Unione europea, tutto questo non è stato fatto.

Che quattro Paesi, Olanda, Austria, Slovacchia e Finlandia tengano in scacco il nostro Paese è la dimostrazione di un’ennesima sconfitta del nostro Governo. Sappiamo tutti che dietro questi quattro Paesi c’è la Germania, che non potendo chiaramente opporsi all’Italia, ha agito per interposta persona. Ma dobbiamo chiederci il perché di questa posizione apparentemente ostile al nostro Paese.

Al momento, esistono tre strumenti comunitari d’intervento: il fondo Salva Stati, il programma Sure e il programma della BCE.

Il primo, che sarebbe logicamente lo strumento d’intervento più adatto, non ci piace perché, nel caso della Grecia, la troika comunitaria che, di fatto, ha governato quel Paese, lo ha ridotto a uno straccio, riducendo, tra l’altro, stipendi e pensioni e facendo svendere i gioielli di famiglia (guarda un po’!) alla Germania, per fare un po’ di soldi. Bisogna dire che in questo, abbiamo seria ragione a non volerlo utilizzare.

Il programma Sure è stato appena lanciato ed è finalizzato a interventi sulla cassa integrazione. Troppo limitativo.

Il terzo, quello della BCE, è uno strumento bancario importante, ma non a breve.

Ecco perché gli Italiani vogliono un quarto strumento, molto diverso: un’emissione comunitaria di titoli, gli Euro bond, garantiti da tutti i Paesi membri, per far fronte all’esigenza straordinaria di rilanciare l’economia dell’Unione. Non è una proposta irragionevole.

Perché gli altri non ci stanno?

Dice l’Olanda, che ha il pregio della chiarezza e parla per tutti, anche per quelli che stanno zitti (Germania e, sotto sotto, Francia): “Non ho nessuna intenzione di garantire con i miei soldi i debiti che farà l’Italia. L’esperienza di mezzo secolo mi ha dimostrato che in Italia i soldi si buttano dalla finestra, non si fanno gli investimenti, in genere si finanziano gli amici e il malaffare. Se questo va bene all’Italia, a noi no. Io non dò i miei quattrini per finanziare l’incapacità e la mafia. Il fatto che l’Italia non voglia la troika prevista nel fondo Salva Stati è la dimostrazione proprio di questo”.

Secondo voi che mi leggete, ha torto l’Olanda? L’Olanda non ce l’ha con noi. Non gliene impipa niente di come vanno le cose in Italia. Anzi, se vanno male, costerà meno per loro venirci in vacanza, quando tutto sarà finito. Ma non intendono buttare i soldi dei loro contribuenti nel baratro italiano.

Tutti d’accordo sui tre strumenti comunitari. Di Euro Bond non se ne parla proprio. Tiriamo le somme: è stato un disastro politico e diplomatico.

È inutile parlare di solidarietà europea. La solidarietà si fa con i quattrini, ma spesi bene. Se c’è una cosa certa è che noi li spendiamo non male, ma malissimo. Basta guardare al Mezzogiorno, alle imprese fallite che teniamo in piedi a pezzi e a bocconi, ai ponti che crollano, ai cavalcavia chiusi, a tutto ciò che non funziona in questo disgraziatissimo Paese gestito da incapaci.

Qual era l’arma del ricatto? Se non ci date gli Euro Bond faremo da soli e poi, ce ne ricorderemo (la politica del nostro ineffabile Di Maio). La risposta è stata: allora fate da soli.

Dopo le sparate di Conte2 (una potenza di fuoco, un bazooka), che ha sventolato centinaia di miliardi (quattrocento, nell’ultima apparizione) d’intervento in faccia agli Italiani basiti dalla solitudine e dall’isolamento, nessuno ci dice chi pagherà tutti questi soldi.

Lo Stato non produce. È un ente intermediario che prende i soldi dal contribuente per erogare servizi. Li prende male e li eroga peggio. Ma non è questo il punto.

Per ripagare quest’apertura di credito alle imprese e alle famiglie, ci sarà pure la catena di S. Antonio ma, alla fine, i soldi dovranno essere restituiti. Quali soldi? Quelli che lo Stato spremerà dalle nostre tasche.

Ci sono solo tre modi, oggi, per prendere quattrini, non facciamoci delle illusioni:

– un’imposta patrimoniale. Questo distruggerebbe il nostro patrimonio edilizio e metterebbe sul lastrico un sacco di gente, oltre ad annientare definitivamente il mercato delle abitazioni;

– un prelievo forzoso sui conti correnti, un colpo di mano che potrebbe portar via fino al 30% dei nostri risparmi. Lo fece il governo Amato, a suo tempo, ma allora erano rose e fiori;

– la riduzione degli stipendi e delle pensioni, come fu costretto a fare il governo greco (circa al 40%). D’altro canto, in questo momento, chi sta relativamente bene, anche se con retribuzioni scarse, è chi è a reddito fisso.

Al di fuori di queste ipotesi qualcuno ha lanciato l’idea di un prestito nazionale, contando sull’orgoglio italico. Forse potrebbe essere una buona idea, ma allora bisognerà sostituire chi andrebbe ad amministrare questi fondi. Non ci fidiamo di quelli attuali, visti i risultati finora raggiunti. Magari, ci vorrebbe un Olandese.

Mala tempora currunt sed peiora parantur.

9 aprile 2020

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