Una riflessione sull’UE

Una vignetta per riflettere sull'attualità politica europea ...

Con questa riflessione intendo meglio rappresentare ed ampliare ciò che ho posto con l’articolo di pochi giorni fa e che ho pubblicato col titolo “ Fine dell’UE ? ”.

Cosa dire a proposito del “rapporto” tra l’Unione Europea, il governo italiano con i suoi sostenitori del “sogno” europeo della cosiddetta Sinistra italiana? Il rischio di svolgere delle considerazioni “qualunquistiche” è alto, soprattutto se si considera che l’emergenza sanitaria che sta caratterizzando questo inizio 2020 ha rimesso al centro del dibattito l’Unione Europea e il suo ruolo.

Certamente, il virus “Covid-19” trasformerà significativamente le abitudini di tutti gli abitanti del pianeta terra; pure il popolo europeo dovrà modificare il proprio stile di vita. Assisteremo anche al cambiamento degli assetti geopolitici tra i vari stati membri dell’Unione, nonché quelli dello scacchiere globale. E si tratta di una mutazione irreversibile.

A scanso di equivoci, è bene chiarirlo subito, voglio non essere frainteso e messo nella condizione di piena libertà per poter fotografare, spero con nitidezza di immagine, gli avvenimenti attuali (impresa già difficile da mettere a fuoco per il repentino evolversi degli orientamenti politici che trasformano di ora in ora le intenzioni dei rappresentanti UE e dei leader di spicco a cui gli stessi fanno riferimento), perché non vorrei che qualcuno possa facilmente tacciarmi di sudditanza ideologica e conseguentemente di appioparmi questa o quella posizione, di destra o di sinistra o di qualsivoglia altra collocazione, facendomi passare per quello che non sono, se non un libero pensatore il cui unico obiettivo è soltanto quello di scuotere le altrui coscienze. Ormai, con l’età che mi ritrovo (purtroppo), ritengo di aver imparato a guardare persone e fatti col dovuto distacco.

Ciò premesso, non svolgo questa riflessione per tentare di comprendere quale sia la visione della Sinistra italiana rispetto all’ Unione Europea, né cosa pensi relativamente al ruolo concreto del nostro Paese all’interno dell’Europa. Di certo, ritengo che molti, o almeno quelli più sensibili, sono gli elettori di sinistra che, nell’attuale drammatico frangente, si pongono questo quesito, ma non credo sia questo il momento opportuno di affrontare lucidamente una riflessione così ampia e complessa.

Intendo, perciò, circoscrivere il tema e la domanda che desidero porre agli “uomini e alle donne di Sinistra” è la seguente: come pensate di ridurre le diseguaglianze economiche e sociali che in Europa, a seguito dell’unificazione, si sono “solo” acuite?

Con una visione prospettica, oso dire che la pandemia sta facendo emergere le differenze sociali: “finalmente” sarà doveroso e obbligatorio dover dare una risposta alla domanda di “uguaglianza ed inclusione”, nonché di equa redistribuzione della ricchezza.

Le varie misure temporanee, e gli interventi di politica economica e fiscale messi in atto, hanno una natura emergenziale e possono essere anche risolutivi per fronteggiare questo periodo di straordinarietà; quel che manca è una imparziale riflessione più organica, di più ampio respiro e che abbia un orizzonte temporale non di breve periodo.

“Scendendo ancor più nel concreto”, penso sia ormai necessario, appurare se la Sinistra si è mai chiesta profondamente se gli ultimi venti anni di integrazione europea abbiano o meno acuito le diseguaglianze sociali ed economiche nel nostro Paese, oltre che quelle degli altri Stati membri. Nonché avvantaggiato “pochi a discapito della maggioranza”. Ma soprattutto, quali sono le concrete risposte che ha dato particolarmente in termini di politica economica, fiscale e soprattutto di “redistribuzione del benessere”?

Pongo quest’ulteriore domanda non con l’intento di ricevere una risposta, ma di suscitare un pronto dibattito all’interno di quelle forze politiche che sostengono il progetto dei padri fondatori dell’Europa Unita. Dibattito che a mio avviso non è stato sufficientemente affrontato ed è ancora oggi debole. Il tutto partendo dal presupposto che l’inclusione, l’abbattimento delle diseguaglianze sociali ed economiche e l’equa redistribuzione della ricchezza siano tra gli ultimi pilastri che ancora accomunano tutti quei partiti politici e corpi intermedi “democratici e progressisti” che compongono l’ala sinistra nel nostro Parlamento.

Diversamente, ad oggi, appare chiaro qual’è il pensiero e la visione dei partiti conservatori italiani, ed europei, e quale sia il mainstream delle “destre”, nel senso più ampio di “contenitore politico conservatore”, in merito alla visione che hanno sull’Unione Europea.

Ed è un mainstream del quale è sbagliato, e non risponde all’esigenza di questi tempi, pensare che sia solo composto da “slogan e comunicazione”, poiché alla forma comunicativa efficace, in realtà corrispondono dei contenuti con delle fondamenta solide e una visione chiara di Società, più o meno condivisibile, ma non è questo l’oggetto del presente articolo.

Qual è il pensiero, ancora, che la Sinistra italiana ha sviluppato e quali sono le azioni che ha suggerito o posto in essere di fronte al “dramma greco” di qualche anno fa? E soprattutto, perché ciò riguarda intensamente tutti noi, che risposte ha dato rispetto all’incessante impoverimento della classe media italiana, nonché dell’eccessiva caduta del potere di acquisto delle nostre famiglie, da quando è stata introdotto l’euro come moneta unica?

Così come rispetto al crescente divario tra Nord e Sud del Paese, all’impoverimento dei servizi offerti dal Welfare, e di fronte a una sempre più disequilibrata redistribuzione della ricchezza nel nostro Paese, come dimostrato dal “Coefficiente di Gini” (per chi non lo sapesse, trattasi di una misura compresa tra 0 e 1, introdotta dallo statistico italiano Corrado Gini, atta a calcolare la disuguaglianza nella distribuzione del reddito o anche della ricchezza tra le varie coppie dei cittadini e poi sommarne le differenze. Lo zero indica una situazione in cui tutti i cittadini hanno lo stesso reddito, invece il valore 1 corrisponde alla situazione dove una sola persona percepisce tutto il reddito del Paese, mentre tutti gli altri hanno reddito nullo. In altre parole, più basso è il valore, più uguale è la distribuzione.) quale è la riflessione che ne è maturata ?

Non mi soffermo su quanto (non) espresso in questi anni da quelli che vengono considerati i principali partiti democratici italiani, ma sotto la coperta del “necessario partecipare a tutti i costi” (è il caso ormai di riconoscerlo, se non si vuole essere struzzi) al processo di integrazione europea, si è accumulata tantissima polvere, che con questa emergenza sta venendo fuori.

Se non fosse stato per questa pandemia, qualunque posizione, anche autorevole, che avesse messo minimamente in discussione la moneta unica – imposta senza prima neanche definire un minimo criterio omogeneo di regole tributarie tra i Paesi – o il “pareggio di bilancio”, sarebbe considerata certamente come una “posizione sovranista”, vicina ad un pensiero conservatore.

Per non parlare, andando più nel particolare, delle “regole auree” imposte in materia di bilancio pubblico (deficit e debito); regole che fino a qualche anno fa sembravano essere inscalfibili più dei dogmi religiosi, così come qualunque pronunciamento della BCE.

Ma, un conto è accettare delle posizioni dogmatiche, come è accaduto all’inizio del processo di integrazione (mi riferisco ai primi anni 2000), altra cosa, invece, sarebbe quella di giustificare l’assenza di confronto dialettico che ha caratterizzato gli ultimi dieci, quindici anni.

Molti intellettuali, filosofi ed economisti, sia stranieri che italiani, spesso hanno espresso delle tesi “critiche”, ma non con l’intento di arrestare il processo di integrazione dell’Unione Europea, quanto piuttosto per metterne in luce le “debolezze”, per provare a meglio disegnare gli orizzonti futuri, per tentare di formulare delle risposte a quelle domande che riguardano la politica monetaria, economica, fiscale, nonché l’altrettanto complessa gestione dell’immigrazione.

Sono mai stati considerati, anche parzialmente, i contributi del Premio Nobel, economista e saggista statunitense, Joseph Eugene Stiglitz, in merito agli impatti “distorsivi” che l’imposizione dell’Euro -così come avvenuta- ha determinato nelle “Società” dei Paesi membri ? E come la moneta unica avrebbe potuto incidere geopoliticamente nel continente?

“La guerra moderna, fortemente tecnologica, mira ad eliminare il contatto umano: sganciare bombe da un’altezza di 15.000 metri permette di non sentire quello che si fa. La gestione economica moderna è simile: dalla lussuosa suite di un albergo si possono imporre con assoluta imperturbabilità politiche che distruggeranno la vita di molte persone, ma la cosa lascia tutti piuttosto indifferenti, perché nessuno le conosce”. Joseph E. Stiglitz, La globalizzazione e i suoi oppositori, traduzione di Daria Cavallini, Einaudi, 2002 .

Questo, giusto per citare un esempio, di certo autorevole e non reazionario.

Tutto ciò, ha mai suscitato qualche costruttivo dibattito nella Sinistra italiana?

Io, ma penso come me molti altri concittadini, nonché gli elettori di sinistra, risponderebbero un deciso “no” a questa domanda. Ciò è concretamente dimostrato dal “quasi stupore” che, durante questi giorni di emergenza, molti leader politici (ed Ex) democratici, stanno esprimendo in merito alla rigidità di quanto imposto dalle Istituzioni Europee (spesso si sente parlare addirittura di “lacci e lacciuoli”, come usava scrivere Tommaso Campanella nei suoi “Aforismi politici”). Il tutto come se ci si svegliasse all’improvviso dopo un lungo letargo e ci si trovasse di fronte ad un qualcosa di “sconosciuto”, quando, invece, si tratta dell’applicazione delle regole basilari comuni, concordate e conosciute da tutti gli attori principali, sia quelli di allora, sia gli attuali.

Tutto ciò è solo la messa in evidenza di una grave lacuna derivante da una significativa assenza, passata e presente, di dibattito in merito a queste tematiche. E in mancanza di un confronto dialettico, serio ed approfondito, la conseguente azione politica non può che esser vana e debole.

Cosa fare ora?

Non ritengo che l’ItalExit – ventilata da alcuni – sia la risposta più appropriata, così come non credo lo sia la formazione di movimenti “sovranisti di Sinistra”, benché il rischio esiste, che non farebbero altro che indebolire ulteriormente l’attuale panorama, fin troppo polverizzato, di quelle che si definiscono, a torto o a ragione, le forze democratiche del nostro Paese. Il tutto, peraltro, avrebbe ripercussioni negative anche in Europa.

Quello però che ora la Storia impone a tutte le forze democratiche del nostro Paese, è avviare una profonda riflessione, organica, concreta e non solo di contingenza, ma di lungo periodo, al fine di poter coniugare l’attuale rigido impianto di regole europee con i valori dimenticati, quali l’inclusione e l’eguaglianza: termini, non a caso, presenti nel “Manifesto di Ventotene”, per un’Europa libera e unita.

E’ necessario allora, al punto in cui ci troviamo, riformulare un nuovo “Manifesto sull’Europa”, che “attualizzi e rivisiti” quello dei Nostri Padri Fondatori? Personalmente, e mi appresto a concludere, non ritengo che ce ne sia bisogno, né, perciò, che vada riscritto; ma auspico fermamente che sia giunta l’occasione per scriverne uno, e in tempi brevi, all’interno delle forze di Sinistra del Nostro Paese.

Di certo, in politica i vuoti dovrebbero avere vita breve e vanno prontamente colmati.

Se dell’abbattimento delle diseguaglianze, dell’inclusione e dell’equa redistribuzione della ricchezza, non se ne occupa anche la Sinistra, come doverosamente dovrebbe, chi mai lo farà allora? Le altre forze politiche, almeno si spera.

Gente di Sinistra, se davvero ci siete e se avete ben inteso, datevi una risposta e nel comune interesse fatelo velocemente, senza fraintendere il mio invito sincero. Grazie.

4 aprile 2020

Questa voce è stata pubblicata in Attualità, Politica estera, Politica italiana e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.