Un Paese paralizzato

Risultato immagini per italia con stampelle

Ormai tutti ne siamo consapevoli: il governo arranca, tenuto in piedi con le stampelle, come un pugile suonato. Non molla, perché tutti hanno paura di perdere il posto.

Dopo nove anni di crisi economica e politica, sbalordisce che ci sia ancora qualcuno che propone interventi shock sull’economia (v. Conte) o di natura costituzionale (v. Renzi). Belle idee, peccato che siano stantie e non ci creda nessuno. È la scoperta dell’acqua calda.

In questi giorni frenetici di un’agonia annunciata, il Parlamento non riesce a varare un provvedimento, le Commissioni parlamentari si dibattono fra assenze e mugugni, specchio di un Paese fermo e di una politica palesemente strutturata per la difesa dei propri interessi.

Tutti i nostri politici parlano degli Italiani, la loro preoccupazione formale più evidente, ripetuta fino al soffocamento, ma è un chiacchiericcio senza scopo, come una volta tanto, giustamente, ha affermato il disorientato Zingaretti.

Non c’è un solo punto sul quale i partiti di governo sono d’accordo, salvo la necessità di non andare alle elezioni. Il PD, dopo aver dato retta a Renzi di fare un accordo con 5Stelle, si trova a fare il valletto dei grillini. Il Movimento, franato alle elezioni, è la friabile roccia attorno alla quale disperatamente si aggrappa il PD.

Un’alternanza di ricatti tiene in vita il sistema. I 5Stelle ricattano il PD, Renzi con il suo Italia Viva, ricatta il governo, il governo ricatta il Parlamento. Tutti sono sotto schiaffo, ma nessuno vuole che si vada alle elezioni.

La riduzione del numero dei parlamentari contrae fortemente le speranze degli attuali deputati e senatori di tornare in Parlamento. Un Parlamento imbelle che per due volte, entusiasticamente, ha castrato se stesso, con il referendum voluto da Renzi allora e con il taglio dei parlamentari ora. Nessuno vuole mollare la presa. Inoltre, è abbastanza probabile che la composizione del nuovo Parlamento si riveli molto diversa, non solo numericamente. I fragilissimi equilibri attuali saranno stravolti.

Solo Renzi, con la sua bassa percentuale di consensi, può permettersi di fare il battitore libero. Alla peggio, resterà con il 3-4% striminzito di cui sembra disporre, stando ai sondaggi, comunque un dato tendente al ribasso. Questo ha indotto il Matteo toscano a scatenare una forsennata campagna contro il portentoso “Conte bifronte”, col solo scopo di avere visibilità. Evidentemente, Renzi, non riesce a capire che il problema di Italia Viva non è il fatto di stare al governo, ma quello di avere proprio Renzi come leader. Ovvero, un personaggio che gli italiani, dopo la sua esperienza a Palazzo Chigi, hanno stabilito, a larga maggioranza, di non voler più vedere sulla scena politica. Ma lui, duro come un sasso, non riesce a intenderlo. Come battitore libero bussa a più porte, a destra, a sinistra, al centro. Cerca uno spazio, ma non lo trova.

Al centro, dove tutti s’illudono di pescare, c’è il vuoto. La radicalizzazione della contesa politica è tale che si è passati dal tripolarismo a un bipolarismo incattivito. Ma il pesce non abbocca.

Da enfant prodige, Renzi rappresenta nuovamente un problema per tutti. Troppo rissoso, troppo pieno di sé, troppo inaffidabile, troppo intelligente, se vogliamo, in un mondo di vedove di consensi e timorate di Dio. La sua parabola discendente non ne ha sminuito l’ingegno, ma accresciuto l’imbarazzo di averlo accanto.

Il grande gioco continua mentre il Paese muore. Gli allarmi sull’economia sono continui e preoccupanti. Nove anni di crisi senza interventi mirati, ma solo di sperperi inconcludenti, hanno ridotto al lumicino le speranze di una ripresa.

Con le chiacchiere non si fanno progetti e i programmi annunciati presto, si rivelano inutili, perché non si è in grado di attuarli, per mancanza di soldi, per inefficienza complessiva, per incapacità negoziale, perché non ci credono neppure coloro che li hanno stilati. Come giocatori incalliti di poker, quando perdono, rilanciano, sperando di rifarsi. Rialzano la posta, giocano al buio, sapendo di non avere quattrini, vendendosi tutto e indebitando il Paese.

I cantieri sono fermi, finanziati, ma fermi. Tutti hanno paura di farsi incastrare dalle norme che loro stessi hanno deciso. Siamo arrivati al punto che il codice degli appalti deve essere messo da parte, se si vuole fare qualcosa, con dei Commissari. Una legislazione inutile.

Renzi propone il rilancio dei cantieri affidando i lavori, appunto, a dei Commissari. Così, con la scusa di far prima, si apre una bella stagione per il mercato degli incarichi. La furbizia, in politica, è una qualità sempre presente.

Altro personaggio di punta di questo governo malconcio è Luigi Di Maio, attuale ministro degli Esteri. Il talento non gli manca: nel giro di pochissimi anni, si è ritrovato da steward allo stadio San Paolo di Napoli a ministro dell’Economia, ministro del Lavoro e vicepremier, poi, appunto, titolare della Farnesina. Oltre a capo politico del Movimento 5 Stelle, ruolo che ha dovuto abbandonare, in seguito alle pesanti e ripetute sconfitte dei grillini, passati dal 33% del 2018 all’attuale 12-14% (a essere generosi). Anche Di Maio, come Renzi, ha commesso più errori che errori, ma da lui non ci si poteva aspettare di più.

Il politico più esperto, più navigato, di questa combriccola rabberciata che ci governa malamente e senza alcuna capacità, è Nicola Zingaretti. Lo stesso, che non si è mai distinto per una brillante amministrazione: alla Provincia di Roma, si ricordano a stento di lui, mentre in Regione ha prodotto solo danni. Lo hanno soprannominato “saponetta”, perché non si occupa di nulla e, come il sapone,appunto, si fa scivolare tutto addosso: il guaio è che, dopo il Lazio, adesso, anche l’Italia scivola inesorabilmente verso la paralisi.

Dulcis in fundo, non si può, in questo quadro desolante, non parlare del miracolato Giuseppe Conte: docente universitario e avvocato molto introdotto nei salotti che contano, ma ignoto al popolo, nel 2018 fu scelto da Di Maio e Salvini per guidare il governo gialloverde. Lo reputavano un debole, da poter tenere al guinzaglio, ma si erano sbagliati. Conte, come altri politici ben più forti di lui, è stato contagiato dal “virus della poltrona” e, dopo il capitombolo dell’esecutivo gialloverde, si è prodigato a più non posso per essere il premier, qual novello “Giano Bifronte”, anche del governo giallorosso. E ciò deve averlo fatto sentire un leader , perché, dall’agosto 2019 in poi, bastona tutti, da Di Maio a Salvini, per arrivare, attualmente, allo scontro finale con Renzi. E, al di là delle sterili baruffe quotidiane, il suo secondo governo non è riuscito a varare un solo provvedimento che migliori la vita dei cittadini.

Il fallimento complessivo delle azioni di governo, fin qui condotte, acuisce le difficoltà della gente e un senso di depressione generalizzata. Manca una qualunque idea del futuro e le convulsioni politiche del momento non interessano nessuno.

A marzo ci sarà un ennesimo referendum pro o contro l’abolizione del numero dei parlamentari, spacciato per una misura economica risolutiva (80 centesimi a testa di risparmio per gli Italiani).

Alla domanda se si è a favore della riduzione, il 90% degli Italiani risponderebbe di sì. Ma è perché nessuno riflette. Se si riflettesse, il rischio dei voti contrari aumenterebbe. Per questo, del referendum non se ne parla. Troppo pericoloso far ragionare.

Pensate, se la maggioranza dei cittadini votasse contro la riduzione, sarebbe uno schiaffo al Parlamento, che l’ha votata, e al Movimento grillino che l’ha proposta, facendone una sua bandiera. Cadrebbero tutte le complicazioni che impedirebbero di andare a votare subito! Una vera iattura. Allora, il silenzio è d’obbligo, democraticamente.

Non c’è alcuna speranza che il prossimo referendum fallisca: troppa demagogia e troppa disistima nei confronti dei parlamentari, paradossalmente, favoriranno il mantenimento della situazione fallimentare in cui si trova il Paese. Il disastro è sotto gli occhi di tutti.

La situazione, insomma, è tragica, ma nessuno sembra accorgersene, nemmeno gli organi di stampa; nessuno si preoccupa di un Paese paralizzato.

Lo spettacolo indecoroso continua, dentro e fuori dal Parlamento con insulti reciproci e con il mercanteggio dei parlamentari, come alla fiera dei saldi. Loro litigano (o fanno finta), il Presidente Mattarella fa lo gnorri e non interviene e, intanto, gli Italiani pagano. Fino a quando?

20 febbraio 2020

Questa voce è stata pubblicata in Politica, Politica italiana e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.