
Il famoso Marco Tullio Cicerone, una voce della saggezza della Città eterna : la Roma “caput mundi”, diceva che la storia è testimone dei tempi e maestra di vita (Historia vero testis temporum, magistra vitae). Lo studio approfondito del passato è propedeutico alla comprensione del presente, ed è, a sua volta, fondamentale per incidere nel corso degli eventi, ovvero sul futuro.
I posteri giudicheranno severamente tutti coloro che, oggi, ad un anno di distanza dallo scoppio della pandemia più grave nella storia dell’umanità, non ne hanno colto pienamente la natura. Contrariamente alla peste nera e all’influenza spagnola, questa non è solo una pandemia, ma è molto di più. Il Covid-19 è un profondo shock: un’anomala guerra civile che coinvolge tutti i Paesi della Terra. Una profonda crisi globale. Segue l’immenso sconvolgimento della crisi finanziaria globale di appena 12 anni fa. Di sicuro avrà grandi conseguenze a lungo termine per l’economia, le imprese, la politica interna e le relazioni internazionali. Molte cose cambieranno. Se accorti e capaci, possiamo prevedere alcune di esse. Molto rimane incerto.
Dalla ricerca, alla produzione dei vaccini, all’invio di aiuti umanitari, tutto è profitto e competizione e nulla è altruismo spassionato. Ogni cosa diventa occasione di supremazia per cui la “guerra virale” va a sfociare in una “guerra civile mondiale” a bassa intensità. In questo nuovo scenario si scontrano globalisti e anti-globalisti. Quindi, non pandemia soltanto, è il caso di ribadire, ma nuovi assetti della geopolitica.
La Turchia nella fase del Covid-19, ha colto l’opportunità irripetibile di accelerare la penetrazione dello spazio ex ottomano e del mondo del suo passato impero, con il beneplacito dell’Occidente.
Gli Stati Uniti, con Trump, hanno tentato – peraltro senza successo – di veicolare l’idea che il virus del Covid-19 fosse il risultato deliberato di un complotto cinese, o almeno di gravi falle nel loro sistema di biosicurezza e/o di esperimenti segreti.
La Cina, dal suo canto, in conformità al proprio modus operandi silenzioso e pragmatico, è riuscita nel duplice obiettivo di ripulire la propria immagine, da untrice a salvatrice, e far progredire la direttrice sanitaria della Nuova Via della Seta.
La Russia, poi, ha capitalizzato al massimo l’eredità sovietica di un comparto medico-scientifico di alto livello per produrre non uno, ma addirittura due vaccini (con un terzo, forse, in arrivo), connotati dal migliore rapporto qualità-prezzo sul mercato. Vaccini che, alla luce di questa loro peculiarità, stanno trovando molti acquirenti nel Sud globale.
Non solo pandemia, quindi, ma nuovi interessi economici ed equilibri politici globali, resi palesi anche dalle corse al vaccino, dalle diplomazie degli aiuti sanitari e dalle guerre di (dis)informazione.
Ha avuto ragione il cocciuto Trump, oppure dovremmo dare credito, soltanto per questa volta, a Xi Jinping? E, poi, dovremmo poterci fidare della Pfizer o di Moderna, o fare come la sempre ribelle Ungheria di Viktor Orban, che ha importato anche dosi del vaccino russo Sputnik V, ed è in trattative con Israele e Cina? Che cosa succederà nel dopo-pandemia?
Dare risposta a queste domande non è importante, è essenziale. Le risposte non si possono riassumere brevemente, hanno bisogno di tanto spazio e molto tempo. Ma occorre capire e spiegare per filo e per segno, dall’inizio alla fine, cosa sta accadendo in questo primo anno di pandemia globale, come avrebbe fatto il grande Cicerone: leggendo il presente in termini di continuazione consequenziale del passato.
Secondo i dati forniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, al 5 gennaio 2021 erano 235 i vaccini candidati in corso di sviluppo, di cui 172 in fase pre-clinica e 63 in fase clinica (15 di questi ultimi nella fase 3). Finora sono stati autorizzati 8 vaccini: 3 in Cina, 2 in Russia, il vaccino prodotto da Moderna, quello prodotto da Oxford-AstraZeneca e il vaccino Pfizer/BioNTech (il primo a ottenere l’autorizzazione in Europa e in Italia). Entro gennaio 2021 è atteso l’arrivo anche in Europa del vaccino prodotto da Moderna (approvato dall’Agenzia europea del farmaco, EMA, il 6 gennaio 2021), poi dovrebbe essere la volta dei vaccini sviluppati da Oxford-AstraZeneca, dalla Johnson&Johnson o, per meglio dire, di Janssen, l’azienda olandese specializzata in vaccini acquistata dal colosso statunitense qualche anno fa, e dalla francese Sanofi.
Nella sfrenata corsa al vaccino si gioca il futuro politico ed economico dei più grandi Paesi del mondo. Ma in corsa non ci sono solo i “giganti”, come Stati Uniti e Cina. La sfida si gioca anche nei Paesi emergenti. Quanto vale la corsa al vaccino anti-Covid? Cifre stratosferiche. Questo, il nuovo business.
Arriveranno altre pandemie, è inevitabile, e il mondo (cioè noi, gente comune) deve farsi trovare pronto e preparato, perché è assai probabile che quanto è accaduto durante il Covid19 possa ripetersi in maniera ancor più grave, moltiplicando considerevolmente il proprio potenziale dannoso. Il mondo di domani, infatti, con l’avvento di nuove e più sofisticate tecnologie, sarà ancora più interconnesso, sempre più veloce, le persone sempre più abituate alle comodità offerte dalle future società del benessere, e le guerre conseguentemente saranno più spietate.
Servono gli strumenti per cautelarsi, perché prevenire è meglio che curare. E’ importante indagare sul passato, studiare, capire e suggerire come operare in futuro. In un mondo avvolto dalla post-verità e in cui tutto è permeabile alle nuove sofisticate guerre senza limiti, e dove finanche una crisi sanitaria mondiale è divenuta appendice della contesa nella sfida che coinvolge i principali Paesi del mondo, informarsi bene equivale a vaccinarsi.
17 gennaio 2021