
Il pifferaio toscano, Matteo Renzi, l’enfant prodige della politica nostrana, ha colpito un’altra volta, facendo molto rumore. Questa volta,forse, il prodigio lo farà davvero. Il governo è in agonia da un pezzo, e il Conte 2 traballa.
Le ragioni per cui Renzi s’impone ancora una volta all’attenzione di tutti sono logiche. Confinato dopo le sue molteplici avventure in un partito che sfiora nei sondaggi, al massimo, il 3%, se si va a votare scompare dalla scena. Ma è un rischio che nessuno vuole correre, compreso Renzi, ovviamente, perché almeno un terzo degli attuali parlamentari non sarebbe rieletto. Le elezioni sarebbero un suicidio per tutti e segnerebbero, sempre stando ai sondaggi, l’avvento del centro-destra al potere.
Renzi gioca sul ricatto, un’arma politica che gli è congeniale. Tira la corda fino alla rottura, e così intanto brilla. Poi, un rimedio si trova e lui continua a galleggiare. Però, a prescindere dalle sue personali ambizioni, che sono tante, ha ragioni da vendere. Chiedere un cambio del Presidente del Consiglio nasconde altre questioni, quali il MES, la democraticità dei poteri d’emergenza, le incertezze governative nella gestione della pandemia e, da ultimo, ma non per ultimo, la qualità e la gestione dei programmi governativi per l’utilizzo del Recovery Fund (programmi che, oltre alla critica espressa da un gran numero di tecnici di rilievo, anche un personaggio di peso come Cacciari ha definito indecenti).
Renzi, con il governo attuale, ha il gioco facile: spazzatura, tranne qualcuno. Il Presidente della Repubblica vorrebbe tirare avanti, magari con un Conte terzo, ma è un’impresa difficile e, probabilmente, se riuscisse, dalla vita effimera. Altro che patto di fine legislatura, come vagheggia Zingaretti!
Raccogliere dal Parlamento un po’ di stracci vecchi e di mine vaganti, a cui con repentino zelo si sono dedicati i vari Mastella, Tabacci, e simili cariatidi, per fare un altro partito di sostegno a un nuovo governo non è una bella idea. È la soglia della disperazione.
I commentatori politici si sbrigliano nelle ipotesi più fantasiose, ma la realtà è che la crisi bussa alle porte in un momento estremamente difficile. La pandemia cresce come il nostro debito esterno, l’economia agonizza e la gente, oltre ad essere preoccupata per il proprio futuro, non riesce a capire perché debba continuare ad essere ostaggio degli squallidi giochi politici che si fanno sopra alle loro teste.
In un Paese normale, in condizioni normali, dopo un pezzo di legislatura così anomala, la strada maestra della democrazia sarebbe di tornare alle urne e rifare la conta. Sembra, invece, una cosa impossibile, anche se andava fatto da almeno due anni.
Sciogliere il Parlamento è un atto dovuto del Presidente della Repubblica se, dopo aver fatto il necessario tentativo di salvare il governo o di comporne uno nuovo, non ci sono i voti per la maggioranza. Il ricorso a soluzioni d’imbarco (i cosiddetti responsabili o costruttori), tra l’altro, nella situazione attuale, è molto incerto.
Si stanno verificando spostamenti imprevedibili, anche perché l’aria che tira è brutta e fredda: eletti del Movimento 5Stelle che bussano alle porte della Lega, eletti di Italia Viva di Renzi che sarebbero pronti a ricongiungersi con il PD dal quale sono usciti poco tempo fa, gruppuscoli di eletti che smaniano per essere considerati per incarichi governativi. Sembra l’Arca di Noé. Chi s’imbarca ora, forse, si salva. Francamente, è uno spettacolo pietoso, anche se comprensibile.
Naturalmente, si tirano in ballo i grandi temi: la solidarietà europea, la responsabilità del momento, non si cambia cavallo in caso di crisi, indire le elezioni significa rischiare assembramenti e così via. Si ripetono con forza dinieghi: mai con questo o con quello, anche se poi, come s’è visto, sono parole e impegni al vento. Con la storia che in politica tutto è possibile, non bisogna dare retta a queste esternazioni che lasciano il tempo che trovano.
Per quanto riguarda la possibilità di un rimpasto di governo, con l’ “Avvocato del popolo” ancora premier, sarebbe il colmo dell’assurdo. Il governo attuale, è già una grave anomalia, per il semplice fatto che il suo Presidente sistematicamente smentisce e disfa quello che aveva fatto quando guidava quello precedente giallo-verde. Un rimpasto, in ogni caso, non aggiusterebbe le cose. La vera colpa di questo esecutivo è il dilettantismo.
Un Premier, il Conte, che è uno, nessuno e centomila. Solo al comando, ma non decide, non ascolta nessuno, nè i leader dell’opposizione e tanto meno quelli che lo sostengono, autoreferenziale. Ascolta solo i suoi solerti dioscuri che si è scelto, Rocco Casalino e Marco Travaglio, che lo guidano abilmente, passo passo, nella gestione non della cosa pubblica, ma della sua esaltante vanità. Su tutto una macchina mediatica gigantesca, fatta di continui sondaggi e di immagini costruite come su un set cinematografico. La situazione sanitaria è sì una tragedia, ma è anche l’occasione per un governo responsabile, attento al bene del popolo, di dare prova di efficienza e serietà e non la farsa quotidiana alla quale assistiamo: dai ridicoli banchi di scuola a rotelle, al caos enigmatico dei colori che mutano ad horas e dei divieti schizofrenici annunciati pomposamente con gli infiniti e inadeguati Dpcm.
Ed anche il pretesto di non poter andare alle urne a causa della dichiarata, ormai perenne, emergenza sanitaria non regge, perché è proprio nell’emergenza che, se un governo rivela la sua inadeguatezza, come nella nostra difficile e complicata situazione, va cambiato necessariamente.
L’unica riflessione seria è che ci vorrebbero un Parlamento nuovo, che rispecchiasse l’effettivo orientamento politico dell’elettorato, e un governo composto di uomini all’altezza della situazione, culturalmente e professionalmente qualificati. Una chimera, considerata la fauna esistente.
Il possibile e tanto temuto avvento al potere del centro-destra, in realtà, non tranquillizza nessuno. Probabilmente, andremmo ancora peggio, anche se un po’ d’aria diversa, inalata e filtrata dalla miracolosa mascherina, potrebbe far bene. Ma, almeno al momento, è un’ipotesi remota.
Quello che si constata è la frattura sempre più profonda tra questa classe politica e la gente comune di cui dovrebbe essere l’espressione.
Questa crisi certamente non fa bene al Paese. Allontana la gente, presa da problemi ben più gravi: sanitari, economici e psicologici. A parte gli addetti ai lavori, in giro c’è un’indifferenza totale rispetto a vicende che dovrebbero, invece, interessare tutti. La domanda sulla bocca di tutti, se li s’interroga, è: chi votare?
Lo sfascio del Paese è evidente. Trent’anni di compromessi, d’intrallazzi, di intese improbabili, di rinvii e di impotenze hanno creato una separazione forte tra chi governa e chi paga, in cambio ottenendo servizi scadenti, imposizioni esose, condizionamenti continui. Una situazione intollerabile cui si sono aggiunte, per la pandemia, le confuse regole ad intermittenza dei lockdown e delle aree colorate, sempre e soprattutto per il nostro bene, ovviamente.
Sono scomparsi i francobolli, sta scomparendo il denaro contante, si chiudono le filiali delle banche, entrare in un ospedale è difficile, tutto si svolge per prenotazioni ed in fila, anche al freddo, sotto la pioggia o sotto il sole. Non c’è un riparo, una sedia, una semplice accortezza per aiutare il prossimo e, intanto, si allungano le file di quelli che vanno a mangiare alla Caritas. Davvero si pensa che il Paese, quello vero, sia preoccupato per i ricatti del funambolo Renzi?
Come finirà? Se si continua con questo andazzo finirà in una vera tragedia. Questo il Presidente Mattarella lo sa molto bene e non può più far finta di nulla. Il re è finalmente nudo, ma almeno ha indosso la sua pochette.
Forse è un bene che non si vada alle elezioni anticipate, perché non è difficile immaginare come reagirebbe la gente, non votando o votando per gli estremisti.
15 gennaio 2021