
Molte sono le notizie nascoste, censurate, appena bisbigliate, relegate all’angolo dal sistema dei media.
Finalmente, l’Unione Europea è riuscita a spalancare le porte agli organismi geneticamente modificati in agricoltura. Grazie all’emergenza pandemia, che aveva già dato il via a microrganismi geneticamente modificati nei farmaci e nei pseudo-vaccini, tutte le barriere a livello di precauzione e sicurezza sanitaria sono state abbattute. Almeno all’inizio, in nome della sicurezza sanitaria: dove il dramma si traduce in farsa.
Non si tratta dei “vecchi” OGM, avverso i quali tutto il movimento ambientalista si è battuto strenuamente e con efficacia . Sono gli OGM di nuova generazione. Un prodotto di quella scienza moderna che ha creato l’eternit, i pesticidi, il cloruro di polivinile (PVC), la bomba atomica, i nanomateriali e tutte le oltre centomila sostanze chimico-sintetiche, compresi migliaia di farmaci in gran parte inutili, che quotidianamente avvelenano noi e tutte le creature del pianeta.
Oggi c’è la biosintesi, cioè la vita sintetica, cioè sostanze “vive” prodotte in laboratorio, deformando questa e quella cellula, modificandone il DNA.
I “nuovi” OGM sono più raffinati di quelli di prima. La scienza avanza, verso dove non sappiamo, ma con il preciso e sconclusionato intento di affrancarsi dalla vita naturale. I vecchi OGM prevedevano di inserire un gene di specie estranea nel DNA di qualcun altro (la mela con la sardina, ecc.); i nuovi OGM prevedono che lo scienziato-strampalato crei in laboratorio un nuovo DNA nella pianta, pasticciando con quello “vecchio” che madre natura le ha fornito. Una mutazione genetica di cui non si conosceranno gli effetti fino a che non si vedranno intere coltivazioni malate e moribonde a causa di malattie nuove e sconosciute. Gli effetti sugli umani potranno sempre essere attribuiti, da parte dell’assurda scienza medica attuale, a “un fattore genetico ereditario”, così da incrementare le terapie di mutazione genetica artificiale anche negli esseri umani, definite “medicina predittiva”.
Ora si può, con giubilo delle aziende dell’agroindustria, degli agrari, delle multinazionali che brevetteranno le nuove, disgraziate, mostruose piante. Brevettano la vita! E si può, con orrore dei contadini, in particolare di quelli che coltivano biologicamente.
Nel 2021, in Italia, i rifiuti elettronici sono aumentati più del cinque per cento, cioè con un incremento di 19.000 tonnellate. Questo risultato viene pubblicizzato dai media come un grande successo: aumenta il riciclaggio, dicono. Il fatto che aumentino i rifiuti, il consumo, lo spreco di energia, questo non li preoccupa minimamente, impegnati come sono a sbandierare ad ogni piè sospinto, invece, i progetti del Green New Deal, che allo stato attuale sono ancora nel limbo. Non parliamo, per brevità, di quello che accadrà, ed è già in atto, in campo automobilistico.
Con la scusa dell’emergenza sanitaria e della “necessità” del blocco della circolazione per la popolazione italiana, costretti a rimanere in casa, bambini compresi, i governi italiani di quel periodo hanno speso milioni per incentivare l’acquisto di nuovi televisori, computer e tablet. Sconti e omaggi a gogò, che hanno incentivato lo spreco demente, la produzione di rifiuti tossici e difficilmente riciclabili, lo sperpero di energia e risorse per la produzione di nuovi computer e televisori e per il riciclaggio o lo smaltimento di quelli vecchi. Dimostrando, quindi, quanto abbiano a cuore l’ambiente e il risparmio energetico, il cambiamento climatico e la salute mentale del popolo, ottenendo l’aumento dei rifiuti e dei consumi, a vantaggio dei bilanci delle multinazionali!
Settantaseimila tonnellate in più di televisori e di monitor buttati via nel 2021, grazie ai bonus. Questo, il green new deal del capitalismo del ventunesimo secolo e dei suoi lacchè, erroneamente detti “politici”. E nessuno dice.
In ambito medico, la letteratura scientifica degli ultimi due anni si sta arricchendo con una notevole abbondanza di articoli e studi scientifici sugli effetti avversi dei “vaccini” covid. Sul portale PubMed, sito ufficiale del Dipartimento della Salute del governo degli Stati Uniti, il più importante archivio di articoli, studi scientifici, ricerche mediche a livello mondiale, così come sul British Medical Journal, un altro tra i più importanti archivi di studi e articoli scientifici e, comunque, su siti di organizzazioni sanitarie ufficiali, sono ormai innumerevoli gli articoli scientifici che segnalano, dopo la vaccinazione, i seguenti effetti avversi:
– Miocarditi;
– Artrite reumatoide;
– Sclerosi multipla;
– Rabdomiolisi;
– Dermatomiositi;
– Morte improvvisa indotta da miocardite;
– Pancreatite e pancreatite necrotizzante;
– Lupus eritematoso;
– Cancrene e necrosi.
Quanto riportato è solo un piccolo, parziale elenco, in cui non ho incluso la caterva di articoli che riportano casi di trombocitopenia anche mortale. Se ne possono trovare decine, se non centinaia, su questi e altri effetti avversi attribuiti ai vaccini covid.
Ovviamente, ci sono centinaia di articoli che esaltano la sicurezza indubitabile dei suddetti vaccini; in questi secondi articoli sarebbe interessante andare a cercare i conflitti d’interesse degli autori.
In ogni caso, la scienza non dovrebbe essere ricerca, ipotesi, dubbio, un continuo interrogarsi e verificare? Forse in parte lo è, ma sicuramente i mezzi detti falsamente “di informazione” servono proprio a zittire i dubbi, oscurare la ricerca, tacere le ipotesi, propagandare la versione utile per gli interessi dei potenti, in questo caso multinazionali del farmaco e finanziarie globali che ne hanno il controllo.
Passiamo ad un altro argomento, anch’esso poco diffuso. Seymour Hersch è un giornalista americano di grande levatura umana e professionale. Un giornalista che potremmo definire “di altri tempi”, che ricevette il premio Pulitzer, in quegli altri e migliori tempi passati, per il suo servizio sulla strage di My Lai, un massacro di civili inermi e disarmati, principalmente anziani, donne, bambini e neonati, che avvenne durante la guerra del Vietnam, attuato dall’esercito americano. Hersch ha lavorato per il New York Times e per l’Associated Press e attraverso i suoi servizi giornalistici ha rivelato una sequela di nefandezze compiute dall’esercito americano e dal governo americano che non sono mai state ufficialmente smentite e che gli hanno, anzi, guadagnato decine di premi dedicati al giornalismo, tra cui il Sam Adams Award per l’integrità e la stima universale.
Questo giornalista, integerrimo e competente, una fonte di comprovata attendibillità, ha rivelato ciò che è successo realmente al gasdotto Nord Stream, e cioè che: gli esplosivi furono collocati dalla marina USA nello scorso mese di giugno, durante l’esercitazione NATO nel mar Baltico, e furono fatti detonare dalla marina norvegese tre mesi dopo; che ci furono prima nove mesi di discussioni tra i collaboratori di Biden per architettare il sabotaggio e stabilire il modo di nascondere la vera causa delle esplosioni.
Le fonti di Hersch, come è stato per altri suoi servizi rivelatori (i bombardamenti USA sulla Cambogia; le torture dell’esercito americano sui prigionieri iracheni; l’attacco chimico di Ghuta, durante la guerra civile in Siria nel 2013, attuato dai “ribelli” siriani e attribuito falsamente all’esercito, ecc.), sono fonti che hanno diretta conoscenza dei fatti, in quanto sono interne al governo e all’esercito americano.
Comunque, Hersch non è stato arrestato, processato, condannato per aver scritto e diffuso la notizia che il sabotaggio del Nord Stream è stato attuato dagli USA con la complicità della Norvegia. Perché? Per il semplice motivo che quanto da lui riportato è vero. Del resto, nessuno lo ha mai smentito, compreso Biden.
Molti media hanno ignorato la notizia, altri l’hanno relegata in un angolo. I governi europei, i cui Stati sono danneggiati economicamente da tale sabotaggio, non hanno fatto una piega. In primis la Germania. Hanno fatto, come si diceva una volta, “orecchio da mercante”. Mai, forse, come in questo caso, risulta appropriato questo modo di dire. Infatti, essendo ormai i governi europei, in blocco, i sostenitori delle multinazionali, cosa volete che gliene importi se un gas a buon mercato viene sostituito da altro gas più caro, dal petrolio, dal carbone o dal nucleare? Tutto grasso che cola nelle casse delle grandi compagnie di ogni tipo, comprese quelle mafiose, facendo dimagrire le proprietà statali, ma “ungendo” anche abbondantemente le tasche dei suddetti governanti.
E, proprio con riferimento di “grasso che cola” e di complici delle multinazionali, abbondantemente unti , il New York Times ha fatto causa all’Unione Europea perché la Commissione Europea ha rifiutato al giornalista Alexander Fanta l’accesso alla corrispondenza intercorsa tra la Von der Leyen e l’amministratore delegato dell’azienda farmaceutica statunitense Pfizer, con la quale fu siglato un accordo da 1 miliardo e 800 milioni di euro per la fornitura di vaccini covid. Per mesi i due si sono scambiati messaggi prima di venire all’accordo miliardario, ma la Commissione presieduta dalla Von der Leyen ha dichiarato tali messaggi “ininfluenti”. Il New York Times, pertanto,sostiene che sono stati nascosti i termini e le condizioni del lucroso affare. Del resto, a quanto si apprende, la Ursula non è nuova a scandali lucrativi. Anche di questo il mondo dei media poco fa sapere.
A nessuno, poi, interessa di quanto accaduto recentemente in Mozambico. In questo Paese dell’Africa meridionale, fin dall’inizio di febbraio, si sono susseguite piogge torrenziali, accompagnate da venti che hanno superato i cento chilometri orari. In alcune zone sono caduti 250 mm. di pioggia in ventiquattr’ore. Gran parte del Mozambico centrale è sott’acqua, campi e case sono sommersi, quattro milioni di persone danneggiate, sfollate; decine di migliaia hanno perso le loro case; un migliaio di chilometri di strade sono danneggiati. I raccolti agricoli sono stati persi. I morti accertati sono finora dieci. E nessuno ne parla, forse perché il Mozambico è poco conosciuto e dista lontano da noi.
Ancora poco si è detto, anzi pochissimo, di quanto accaduto, sempre lo scorso mese di febbraio, esattamente il giorno 3, nell’Ohio, uno Stato centro-occidentale degli Stati Uniti. Qui, un treno di 141 vagoni, carico di sostanze tossiche, è deragliato vicino ad un paese di 4700 abitanti, East Palestine. Una parte delle sostanze che il treno trasportava si è incendiata, provocando una nube velenosa, il resto è finito sversato nel suolo. Duemila abitanti sono stati evacuati, le scuole sono state chiuse, i pesci dei corsi d’acqua del luogo sono tutti morti. Non conosciamo la sorte degli animali selvatici e della vegetazione. Molte persone hanno accusato malori, mal di pancia, emicranie e denunciato forti odori chimici. Il suolo e le falde acquifere sono contaminate, ma le istituzioni preposte rassicurano i cittadini e dicono che va tutto bene. Mezzo milione di litri di sostanze chimiche pericolose, liquidi combustibili, acrilato di butile e residui di benzene, incluso il cloruro di vinile, presenti nei vagoni, sono stati scaricati in quei terreni. La compagnia ferroviaria, la Norfolk Southern, come al solito negli USA, è privata ed era recentemente riuscita ad evitare il proposto ammodernamento dei sistemi di frenaggio, a discapito della sicurezza. Questo drammatico episodio si inserisce nella generale strategia dell’avidità della ferrovia di massimizzazione dei profitti che ha visto le otto maggiori società ferroviarie degli Usa impegnate in una campagna di riduzione del personale.
Il cloruro di vinile, sappiamo, è cancerogeno e mutageno. Gli effetti acuti vanno dalle lesioni cutanee, ustioni, irritazioni delle vie aeree, all’asfissia. Gli effetti cronici sono tumori di ogni tipo: sistema emopoietico, fegato, polmoni, cervello …
Il cloruro di vinile serve a realizzare materie plastiche che vengono utilizzate per fare: tubi, cavi, imballaggi, arredamento, rivestimenti auto, coperture murali, finestre…
Serve alla nostra ignara, per non dire ignorante, vita di tutti i giorni. Ed è ormai, purtroppo, presente in quantità minore e “controllata” anche nelle nostre terre, acque, cibi. Anche di questo dovremmo preoccuparci, parlarne di più e approfonditamente.
Isernia, 7 marzo 2023