
Il pianeta Terra sta attraversando un periodo di profondo cambiamento e gira vertiginosamente su se stesso ad una velocità sempre più esasperata e incontrollabile, cui non eravamo abituati.
Da una parte, una cinquantina di guerre ed il conflitto in Ucraina che producono inutili migliaia di vittime ogni giorno. Sembra quasi che la minaccia dilagante di qualche anno fa, il terrorismo, oggi sia stata di gran lunga superata da governi irresponsabili, che usano con spietata violenza forze di polizia ed eserciti muniti di sofisticate armi micidiali.
Dall’altra, il martoriato Afghanistan e l’Iran, dove le giovani donne vengono uccise perché non rispettose di una interpretazione del Corano, mentre la guerra fratricida interna all’Islam, tra sciiiti e sunniti, dilaga e provoca tremende guerre civili. Nella vasta India la divisione hindu-musulmani, tenuta sotto controllo durante l’impero britannico, ha sviluppato successivamente un cospicuo esodo dei musulmani verso un nuovo Stato islamico, il Pakistan. Inutilmente, perché la proliferazione di nuovi conflitti interni contribuirono a creare nel Pakistan Orientale un’altra nazione, il Bangladesh, dal 1971 divenuta Repubblica popolare del Bangladesh. Queste regioni asiatiche, con le Filippine e l’Indonesia, oggi sono la nuova patria dove si è trasferito il terrorismo che aveva tentato in malo modo di sconfiggere l’Occidente. Finché, in maniera insensata e anacronistica, sono venuti fuori gli attuali avvenimenti che vedono protagonisti da un lato i buoni: Biden, Zelenskj, von der Leyen; dall’altro i cattivi : Putin, Xiping, l’Ayatollah Iraniano Khamenei. Ovviamente, a dipendere da quale punto di vista si osservi la situazione.
La popolosa India sta nel mezzo, ma è oppressa da una pluriennale dipendenza dalla Russia. Con essa anche l’Iran, vicino alla Russia, rialza la testa ed esprime invettive contro gli USA. Trascuriamo, per brevità, le ripetute provocazioni della Corea del Nord.
Intanto, ci troviamo dinanzi ad una conflitto, quello russo – ucraino il cui esito e la cui durata non sono prevedibili. Questa guerra tra USA e Russia è un confronto geopolitico in cui sono in gioco i nuovi equilibri mondiali.
Dopo il fallimento della guerra-lampo, l’avvenuta estensione della Nato nel mar Baltico, con l’ingresso di Finlandia e Svezia, ed i recenti arretramenti dell’esercito russo dinanzi alla controffensiva ucraina, le attuali difficoltà della Russia sono evidenti. Ma Putin non può perdere la guerra, poiché la sua leadership non sopravvivrebbe alla sconfitta. E nemmeno è ipotizzabile una pace che comporti il consolidamento delle posizioni russe del 2014 nella Crimea e nelle province russofone orientali dell’Ucraina. In tal caso, si tratterebbe di riproporre soluzioni già previste dagli accordi di Minsk, peraltro disattesi dall’Ucraina. Un simile accordo si tramuterebbe per Putin in una sconfitta. Pertanto, Putin vuole compattare il fronte interno attraverso la mobilitazione parziale e con l’aggravarsi della crisi energetica dell’Europa, vuole esercitare pressioni sull’Occidente per giungere ad una trattativa con gli USA, data la riscontrata attuale impossibilità di una vittoria sul campo.
Improbabili, poi, appaiono le velleità di Zelenski e dei Paesi dell’Est europeo circa il perseguimento di una guerra ad oltranza con l’obiettivo di sconfiggere la Russia, destabilizzarne le istituzioni e determinarne un suo successivo smembramento. L’Ucraina è totalmente dipendente dal sostegno bellico della Nato. La dissoluzione della Russia non rientra nelle strategie americane. Si verrebbe a creare un vuoto geopolitico in un immenso territorio che, diviso in tanti Stati, sarebbe impossibile da controllare, specialmente per quanto concerne la probabile dispersione degli armamenti nucleari russi. Inoltre, con la crisi energetica potrebbero sorgere in un prossimo futuro conflittualità interne alla stessa Europa difficilmente governabili. E gli USA non possono permettersi di perdere l’Europa per sostenere la guerra dell’Ucraina. Fino a che punto gli americani sono disposti a sostenere l’Ucraina? Di certo non vogliono ingaggiare un conflitto direttamente con la Russia. La stessa minaccia nucleare potrebbe costituire un valido strumento propagandistico per indurre le parti in conflitto ad una trattativa. Pertanto, la guerra non dovrà essere estesa oltre i confini dell’Ucraina. L’obiettivo primario degli americani non è quello di ottenere una vittoria dell’Ucraina, ma il controllo dell’Europa.
Del resto, è assai improbabile che l’Ucraina possa riconquistare interamente i territori occupati dai russi, nonostante i successi conseguiti nella recente controffensiva resa possibile dalle rilevanti forniture di armamenti americani e dell’UE. Ma tali armamenti tecnologicamente sofisticati necessitano di lunghi tempi di produzione, valutabili in alcuni mesi, o addirittura anni. Gli americani, poi, per evidenti motivi di sicurezza non possono lasciare sguarnito il loro arsenale di scorte armate in patria. E bisogna anche considerare che un eccessivo sostegno militare all’Ucraina potrebbe compromettere l’azione di contenimento americana, nei confronti della Cina, nell’area Indo-Pacifico, riguardo al contenzioso per Taiwan.
Tuttavia, non si deve credere che il sostegno armato occidentale sia stato erogato a favore dell’Ucraina per ragioni ideali o con finanziamenti filantropici. L’Ucraina usufruisce degli aiuti occidentali a fronte della cessione di 12 miliardi di dollari di riserve auree agli Stati Uniti, come si rileva da alcune fonti, tra cui un articolo pubblicato dell’analista militare indipendente Drago Bosnic, che così scrive : “Attualmente, poiché in Ucraina è rimasto molto poco da saccheggiare, il regime di Kiev ha deciso di cedere le ultime vestigia di ricchezza nazionale: le sue riserve d’oro. Secondo Gold Seek, il regime di Kiev ha recentemente consegnato agli Stati Uniti almeno 12 miliardi di dollari di riserve auree ucraine. Sembra che quelle potrebbero essere le ultime riserve auree rimaste al Paese.
Da quando la Russia iniziò la sua operazione militare speciale a febbraio, la politica occidentale, guidata dagli Stati Uniti, si è appropriata di decine di miliardi di dollari di valuta estera e riserve auree dell’Ucraina. Dopo aver ricevuto decine di miliardi di dollari in cosiddetti “aiuti militari”, oltre a finanziamenti per le istituzioni governative, il regime di Kiev è stato costretto a rinunciare alle sue riserve d’oro come condizione per tutta l’”assistenza” statunitense e dell’UE”.
Peraltro, è già stato programmato dall’Occidente un grandioso business per la ricostruzione dell’Ucraina. Questa guerra avrà come epilogo la colonizzazione economica e politica dell’Ucraina. Le multinazionali occidentali mirano infatti ad appropriarsi delle riserve di gas scisto presenti nel sottosuolo ucraino.
A guerra conclusa, il popolo ucraino non tarderà a prendere coscienza di come la sciagurata scelta di Zelenski a favore della Nato abbia comportato la svendita del Paese all’Occidente.
Comunque, è chiaro che la finalità strategica americana nella guerra ucraina è quella di logorare economicamente e militarmente la Russia. Questa guerra è da considerarsi una fase ulteriore della strategia geopolitica americana che prevede la penetrazione della Nato in Eurasia e l’accerchiamento della Russia. Ne sono la prova il recente conflitto tra Azerbaigian e Armenia e i disordini verificatisi in Kazakistan. Tuttavia, un eccessivo prorogarsi della guerra potrebbe condurre al logoramento non solo della Russia, ma dello stesso Occidente.
Da un prolungato conflitto russo – ucraino, che comportasse un eccessivo impegno sia militare che finanziario da parte americana, ne potrebbe trarre un buon profitto la Cina. C’è da rilevare, altresì, che la strategia occidentale di logoramento della Russia attuata mediante le sanzioni si è rivelata fallimentare. Anzi, dalle sanzioni alla Russia ne esce penalizzata maggiormente l’economia europea, in termini di inflazione e caro energia.
La guerra tra Russia e Ucraina ha determinato la rottura dei rapporti politici ed energetici tra Germania e Russia. Con i sabotaggi del Nord Stream 1 e 2, che hanno estromesso le forniture di gas russo dall’Europa, è venuto meno il ruolo della Germania quale Paese distributore di gas in Europa. La Germania è stata infatti soppiantata dalla Polonia, che ha inaugurato, in concomitanza con gli attentati suddetti, il gasdotto Baltic Pipe, con cui verrà importato il gas norvegese che poi verrà distribuito dalla Polonia stessa in Europa. Inoltre, la Turchia e la Russia hanno recentemente concluso un accordo per la costruzione di un hub energetico per esportare gas russo in Europa e Paesi terzi. Alla dipendenza russa si è quindi sostituita quella polacca. La debacle della Germania è evidente. Pertanto, a seguito della rottura dei rapporti energetico-commerciali con la Russia, la Germania ha assunto una nuova dimensione nella politica estera: da potenza economica sarà trasformata anche in potenza militare nell’ambito della Nato. A tal fine, è stato approvato dal governo Scholz un programma di riarmo per 100 miliardi di euro in 4 anni. Inoltre, il varo da parte del Governo tedesco di un piano di 200 miliardi di finanziamenti per far fronte al caro energia, che darà luogo a rilevanti distorsioni della concorrenza nell’ambito della UE, produrrà profonde conflittualità con gli altri Paesi dell’UE. E la crisi dell’export tedesco si ripercuoterà conseguentemente nella Unione Europea, data l’interdipendenza economica tedesca con gli altri Paesi europei (specialmente con l’industria italiana). E’ evidente che la Germania esporterà in Europa inflazione e recessione economica, contribuendo così al probabile futuro disfacimento dell’UE.
L’unità europea nella Nato in funzione antirussa è un mito mediatico destinato a dissolversi dinanzi alla realtà. Varie aree continentali e blocchi di Stati di diverso orientamento geopolitico sussistono nell’ambito della Nato. Gli Stati dell’Europa orientale sono storicamente russofobi, considerano la Russia una minaccia esistenziale e sono determinati ad una guerra ad oltranza, non temendo nemmeno una sua escalation. Per l’Europa centrale invece le relazioni con la Russia sono state essenziali per il suo sviluppo economico. Poiché la crisi energetica potrebbe provocare una crisi strutturale del suo sistema economico, propendono per una pace negoziata con la Russia. L’Europa dell’anglosfera, costituita dalla Gran Bretagna e dai Paesi scandinavi, è ormai parte integrante dell’area geopolitica atlantica e condivide con gli USA la strategia di contenimento di Russia e Cina su scala globale.
Con tutta probabilità il fronte europeo della Nato è destinato a spaccarsi. Con l’arrivo dell’inverno la crisi energetica accentuerà i suoi effetti, generando recessione economica e conflittualità politico – sociali che potrebbero condurre alla destabilizzazione interna degli Stati dell’Europa centrale e mediterranea. Profonde lacerazioni si profilano all’interno dell’Europa: l’UE è destinata a sfaldarsi; quindi, onde evitare la frammentazione europea, gli americani assumeranno il ruolo di mediatori interni tra blocchi contrapposti. La governance politica dell’Europa sarà probabilmente devoluta agli USA, con una UE ormai in fase di dissoluzione.
Questa guerra produrrà fratture insanabili all’interno dell’Europa: occorre perciò ripensare ad una nuova realtà Europea, acquisendo la coscienza dell’artificialità delle barriere novecentesche tra Oriente e Occidente, che si rivelano ormai antistoriche. L’Europa rinnega se stessa, nella misura in cui non si percepisce come continente eurasiatico, in cui convivono da sempre popoli diversi, dotati di una propria identità specifica, ma accomunati da un unico destino. E’ altresì evidente il fallimento dell’UE, quale Unione fondata esclusivamente su interessi economici e quindi destinata a dilaniarsi in conflittualità interne insanabili.
Da noi, purtroppo, sono pochi quelli che rivolgono lo sguardo sul mondo. La stragrande maggioranza ancora si trastulla con il genere degli aggettivi e si impegna in una battaglia, tanto stupida quanto inutile, agli ismi (populismo, sovranismo, socialismo, comunismo, nazionalismo, nazismo, fascismo, … etc.) .
Ci sarebbero, invece, oltre alle tante cose fin qui dette e considerate, tante necessità da affrontare e importanti argomenti su cui impegnarsi, tra cui un grande nemico da combattere: l’inflazione. Ma, di tutto questo, i polli starnazzanti dei Palazzi Montecitorio e Madama non se ne occupano, han ben altro a cui pensare.
Isernia, 6 novembre 2022