
Da tempo, ormai, il tappo stava per saltare. Solo l’abilità diplomatica di Draghi ed il suo carisma avevano evitato il peggio. Ma, progressivamente, la situazione è diventata sempre più emergenziale. L’Italia, data la sua posizione nel Mediterraneo, era e resta il porto facile dove approdare. Negli ultimi decenni centinaia di migliaia di persone sono sbarcate sulle nostre coste con ogni mezzo, portandosi dietro drammi umani e a volte anche la morte. I nostri centri di accoglienza, da tempo, sono sempre saturi e non più in grado di garantire condizioni dignitose. Molti di questi migranti, poi, in breve tempo scompaiono, diventando fantasmi, e con essi tanti minori non accompagnati di cui si ignora la destinazione. Ma, come è arrivato il nuovo governo, quattro navi delle ONG hanno puntato la rotta verso il nostro Paese, malgrado nessuna di loro battesse bandiera italiana. Coincidenza? Provocazione?
Appena insediato il nuovo governo di destra-centro, l’informale incontro romano tra Meloni e Macron aveva alimentato molte speranze. Purtroppo, l’accordo è durato pochi giorni. Ora siamo alle dichiarazioni ostili dei transalpini.
Eppure, la Francia ha gravi responsabilità. In Libia ci sono dei campi di concentramento tremendi, dove ogni violenza è permessa. Qui, dove comandano le milizie e gli scafisti, oggi la situazione è piuttosto drammatica, pure perché la Francia ha voluto la guerra contro Gheddafi, non per scelte umanitarie, ma per il petrolio. Anche in questo caso, contro l’Italia. Inoltre, la Francia è coinvolta in molte situazioni poco chiare in alcune nazioni africane, come il Mali o il Ciad. E proprio da quei territori disastrati provengono molti disperati che tentano di salvarsi in Italia.
Comunque, la contesa con la Francia per gli emigranti, non ci voleva proprio. È stato un grave errore che rimette in discussione la posizione italiana in Europa.
Vecchie regole internazionali e interessi nazionali confliggono tra loro. I sovranismi reciproci (non solo l’Italia e il suo attuale governo sono tacciabili di sovranismo) traggono alimento da un canto, dall’egoismo di chi sta bene e non ama e non vuole chi sta peggio e, dall’altro, dall’obiettiva difficoltà, nell’emergenza, di assicurare un’accoglienza accettabile.
Purtroppo, sono anni che l’Italia affronta il tema solo in modo emergenziale. La sinistra pensa l’immigrazione come soccorso, la destra come respingimento in nome della salvaguardia degli interessi nazionali. Da entrambi i lati, il confronto (ma sarebbe meglio dire scontro, per di più dai toni molto accesi) avviene solo sul fatto se sia giusto o meno far entrare “chi ha bisogno”. Nessuno, tranne qualche solitario commentatore, pone la “questione migranti” sul terreno della “convenienza”, che invece è l’unico modo serio di affrontarla.
Innanzi tutto, per meglio capire quanto accade sul fenomeno immigrazione, basterebbe prendere in esame i dati pubblicati. Secondo questi, gli stranieri residenti in Italia sono oggi l’8,8% del totale della popolazione: 5,2 milioni su quasi 59 milioni. Una cifra assai inferiore ai nostri omologhi europei, visto che in Germania se ne contano 10,5 milioni, in Francia 7,4, in Spagna 6,4. Sarebbe opportuno, quindi, prima di attaccare l’Europa e gli altri Paesi continentali accusandoli di “lasciarci soli di fronte alla marea montante”, dare un’occhiata ai numeri. Si vedrà, per esempio, che nel 2021 (cifre elaborate da Eurostat), chi ha ricevuto il maggior numero di richieste di asilo è la Germania (190.545) e che l’Italia è al quarto posto con 53.610, preceduta da Francia (120.685) e Spagna (65.295) e seguita dall’Austria (39.900). Ultima è l’Ungheria di Orban con appena 40 domande. In percentuale, il numero dei migranti accolti rispetto alla popolazione residente vede (elaborazione Ispi) la Svezia a sostenere lo sforzo maggiore (24 ogni mille abitanti), seguita da Malta (17), Austria (13) e Germania (12). In Italia questo rapporto scende a 3. Se poi si considerano gli ucraini fuggiti dalla guerra, che non sono in questi conteggi, perché hanno ricevuto lo status di rifugiati, si vede che la Polonia balza in testa alla classifica dell’accoglienza con un milione e 400 mila ucraini accolti; un altro milione è andato in Germania; 458.000 nella Repubblica Ceca. L’Italia ha aperto le porte a 160.000 ucraini, la Francia a 118.000. Le polemiche possono anche urlare, ma i numeri parlano.
A nostra difesa si potrebbe dire che se Germania e Francia hanno accolto ben più profughi dell’Italia, si dimentica, però, che sono Paesi con un’estensione e una popolazione maggiori e, pertanto, fatte le debite proporzioni, la differenza diminuisce. A ciò si aggiunga, poi, che la nostra economia non è così forte come la loro e che pandemia e crisi finanziaria hanno inciso in modo molto più nefasto in Italia che altrove, data la nostra debolezza strutturale. Sono considerazioni ovvie, come è ovvio che la questione dei flussi emigratori è stata e sarà sempre di più, in futuro, un terreno di scontro.
Di fronte al fenomeno delle migrazioni, politiche od economiche che siano, da quasi un decennio si discute in Europa senza venire a capo di nulla. È uno dei tanti “buchi neri” della non politica europea. Il risultato è che i Paesi del Nord, lontani dal Mediterraneo, non hanno alcuna intenzione di accogliere i profughi, Germania e Polonia hanno ingoiato milioni di Turchi, Ucraini e Siriani, qualcuno ha chiuso le frontiere (come l’Ungheria) e gli altri Paesi rivieraschi del Mediterraneo devono sbrogliarsela da soli.
La legge del mare impone il salvataggio dei naufraghi che dovrebbero essere sbarcati nel primo porto considerato “sicuro”. Di lì, poi, dovrebbero essere smistati in base alla loro qualifica e, cioè, se profughi politici od economici. In teoria, i politici dovrebbero essere accolti e quelli economici o assorbiti (se interessano, come i Siriani in Germania), o rispediti indietro.
Rispedirli indietro, però, è impossibile. A parte il fatto che, in genere, sono sprovvisti di documenti d’identità, i costi per il rientro sono enormi, i Governi di origine non li vogliono e i profughi non intendono rimpatriare. Questa è la situazione.
Ma, al di là delle cifre e delle regole, questa gente comunque disperata non è una colonna di numeri. Sono persone, con i loro affetti, le loro speranze, le loro famiglie. Non possono essere considerate solo dei numeri o delle percentuali. Il problema non è né giuridico né politico, è umanitario.
Le frontiere marittime europee sono tali che l’onda dei profughi che si riversa sui Paesi europei del Mediterraneo non può essere contenuta con sofismi giuridici e tanto meno, con la forza. In un certo senso, è una calamità imprevedibile nei numeri, ma prevedibile nelle circostanze.
Il fatto è che sull’immigrazione ci mangiano tutti: i trafficanti di carne umana, i mediatori, gli aguzzini dei campi d’asilo improvvisati frettolosamente in Africa, le ONG, che fanno da taxi, previo appuntamento, per imbarcare i profughi che, spesso, sono anche naufraghi. E di profughi ne muoiono a migliaia in mare, uomini, donne, vecchi e bambini. È una tragedia collettiva che dovrebbe impegnare tutta l’Europa, punto di approdo delle speranze di questa gente. Eppure, concretamente, non si fa nulla. È come ai tempi della pirateria. La condannavano tutti, ma i pirati continuavano ad assalire le navi e a fare i loro commerci e, spesso, i governi ci guadagnavano sopra. L’emigrazione è un fenomeno sociale che ha radici che vengono da lontano. Nel solo 2021, nel mondo, ci sono stati 289 milioni di migranti. Non è con annunci di barricate che si argina e controlla una marea planetaria di queste proporzioni. Piuttosto, occorre dimostrare di essere capaci di prendere in esame la questione e saperla governare. Di questo dovrebbero interessarsi tutti i governi del mondo e l’ONU principalmente.
Invece, tutti si restringono nel loro nazionalismo egoista che, come tutti i nazionalismi, guarda solo al presente e fa finta che si tratti sempre di emergenze e non di un cambiamento strutturale.
Ritornando al contrasto franco-italiano, possiamo dire che è lo scontro fra due sovranismi, arricchito da 500 gendarmi stesi a tutelare la frontiera francese con l’Italia. Macron è un democratico, liberista, europeista d’indubbia fede, per questo virilmente osteggiato da Marina Le Pen. Se, invece di Macron. al governo di Parigi ci fosse stata la destra, certamente nazionalista e sovranista, avrebbero schierato l’esercito sulle Alpi?
Ingenuamente, il governo italiano ha creduto di avere una sponda favorevole a Parigi, dopo l’incontro Meloni-Macron, senza valutare le difficoltà della politica interna francese. Una leggerezza pericolosa. Non sono tanto i gendarmi sul confine a preoccupare per questo scivolone, quanto l’appello di Macron agli Stati europei di stare in guardia nei confronti dell’Italia, che accusa di scarso senso di umanità.
I Francesi, infatti, che sono molto più “umani” di noi, in questa squallida sceneggiata si sono presi i 200 profughi sbarcati a Tolone ma, per ripicca, hanno sospeso i permessi regolari già accordati per il passaggio in Francia, dall’Italia, di circa altri 2.000 rifugiati. Insomma, nella faccenda, ci hanno pure guadagnato.
In Europa, per tutta una serie di motivi facilmente comprensibili, abbiamo bisogno di unità e di fruire di tutte le possibilità offerte dall’Unione europea, soprattutto per il Fondo Sociale e il PNNR. Ricucire lo strappo sarà molto difficile.
La debolezza genetica della nostra politica estera continua a dare i suoi frutti. Possibile che l’Italia non sia in grado di creare un fronte mediterraneo in grado di opporsi alle contestazioni francesi e di stimolare l’avvio di un dibattito serio sulla politica che, finalmente, l’Unione europea dovrebbe avere sull’immigrazione?
La verità è che l’Italia, al punto in cui siamo arrivati, non può da sola reggere un urto, ormai quotidiano, di migliaia di persone, mentre l’Europa nasconde la testa sotto la sabbia. Rullano i tamburi, ma questa è una guerra dove i cialtroni e i furbi giocano sporco.
Isernia, 13 novembre 2022