L’ERA DEI SEMICONDUTTORI

Il mondo sta cambiando. Bella frase, penserete voi, oggi il nostro amico ha scoperto l’acqua calda. Per la verità, non è calda, ma bollente.

Vi racconto una storia che non è di fantascienza ma dei giorni nostri. Nella Regione Autonoma della Mongolia Interna della Cina settentrionale, territorio remoto e pieno di deserti, si sono svolte, dal 30 maggio e il 6 giugno 2026, manovre militari congiunte fra l’esercito cinese e quello mongolo. Niente di strano. Lo strano è che non ci sono uomini o carri armati, aerei o cannoni, eppure sono manovre militari. Prove di guerra. Solo droni e robot, guidati da algoritmi elaborati dall’intelligenza artificiale. Questi sofisticati robot li chiamano “lupi robot” perché si muovono su quattro zampe meccaniche, come animali da ricognizione trasformati in macchine da guerra. Nelle esercitazioni congiunte “Steppe Partner 2026” con la Mongolia, la Cina ha mostrato robot quadrupedi armati, controllati a distanza e usati insieme ai droni per osservare il terreno, trasmettere immagini al posto di comando e avanzare verso le postazioni del “nemico”. Secondo la Televisione Centrale Cinese, durante la simulazione i robot hanno superato ostacoli e aperto il fuoco di copertura con fucili d’assalto, coordinandosi con artiglieria e unità d’assalto. Tecnicamente sono sistemi terrestri senza equipaggio: mezzi senza persone a bordo, pensati per ricognizione, sorveglianza e operazioni in aree rischiose. Sono manovre non per le guerre del futuro, ma per quelle di adesso. Lo stiamo vedendo in Ucraina e in Medio Oriente, ma questa è solo un’anticipazione di ciò che sta accadendo.

A Taiwan stanno sperimentando, pare, dei droni anfibi e subacquei simili a dei grossi granchi robotizzati, ovviamente armatissimi, da sbarcare sulle coste cinesi in caso di conflitto, guidati dall’intelligenza artificiale. Non parlano, non soffrono, non hanno pietà. Sono solo macchine intelligenti programmate per distruggere e uccidere. Ma a Taiwan non sono cattivi per definizione. Sono come tutti gli altri che progettano macchine di distruzione impensabili.

La guerra, che almeno in Europa avevamo allontanato dai nostri schemi mentali per almeno mezzo secolo, è tornata prepotentemente a fare da protagonista. Una sessantina di guerre sono in corso in tutto il mondo. Non si può fare a meno della guerra. Solo degli sprovveduti o degli ingenui possono pensare di bandire la guerra dalla prossima storia dell’uomo.

In genere la guerra si giustifica come difesa da attacchi altrui. Qualche volta, è un attacco per prevenire offese da altri. Giratela come volete: qualunque motivazione gli diate, sempre guerra è.

Abolita la leva, che era una buona scuola di civiltà e di socialità per i giovani, ritorna all’orizzonte la leva per la difesa della patria. Già, dov’è la patria? Ma la nostra, che diamine!

Non si può neppure pensare ad una patria Europa perché, semplicemente, non c’è. Armiamo i nostri figli perché ci devono difendere. Le case, le imprese, le famiglie, donne, vecchi e bambini, le nostre opere d’arte, la nostra storia. Tutte cose bellissime e sacrosante. Gli eserciti nazionali sono da secoli l’usbergo della difesa, perché dobbiamo proteggere i nostri cari e i nostri interessi.

Però, non è più così, non facciamoci delle illusioni. Forse una volta.

Oggi, il fronte non è più dove si schierano i soldati. Quella è una linea rossa buona per i diplomatici. La guerra moderna e, ancor più, quella modernissima che si sta profilando, i soldati nemmeno li guarda. La guerra è dovunque. Nello sterminio, i soldati non difendono più nessuno. Basta un missile ben diretto per fare una strage di famiglie o di tesori d’arte. Non a caso i morti civili sono molti di più di quelli militari. E allora?

Anche qui il concetto tradizionale di guerra di difesa, è stato stravolto. Non significa più nulla. La guerra è totale e dovunque, che porti o non porti una divisa. La differenza tra civili da proteggere e militari da abbattere non esiste più. Ragioniamo in base a vecchi schemi mentali superati dalla tecnologia umana e dalla intelligenza artificiale.

Che cosa sta davvero cambiando? Tutto.

È in atto una trasformazione profonda. Dalla civiltà dell’acciaio e del petrolio stiamo passando addirittura ad un’altra era, quella dei dei semiconduttori (come il silicio) e dell’intelligenza artificiale. Non è un cambiamento, è una rivoluzione che annienta il vecchio sistema cui siamo abituati, creandone uno talmente diverso che stentiamo addirittura a capirlo.

Immaginate di avere in casa un quadro. Rappresenta un po’ di mare, qualche vela, una montagna sullo sfondo, alcune casette sulla riva. Ad un tratto, sotto i vostri occhi, il mare sta cambiando colore, le case sfumano all’orizzonte, le vele diventano gabbiani che volano. Non vi ci ritrovate, perché quello non è più il vostro quadro. Il quadro si dissolve sulla parete: niente vetro antiriflesso, nessuna cornice. Si spalma sulla parete ed apre una finestra sul vuoto dove potete vedere il mare del quadro che sciaborda tranquillo. Pensate di non stare bene.

Altro esempio: camminate su una strada.. Un ciclista vi sorpassa, intentate con lui una gara salendo in motocicletta. Lo superate e lui, a quel punto, s’innalza nel cielo. Quello vola e voi restate a terra. Non c’è più competizione. Avete perso.

Questa è la rivoluzione che stiamo vivendo, senza accorgercene, con la testa farcita di tradizioni in un mondo nuovo che di quelle tradizioni non sa che farsene perché non ragiona con la vostra mente, ma con gli algoritmi. Un algoritmo è, in parole semplici, una serie di istruzioni precise che dicono a una macchina (o a una persona) come arrivare da un punto A a un punto B per risolvere un problema. Un algoritmo è una procedura. L’intelligenza artificiale è un sistema che usa molti algoritmi per imparare, adattarsi e prendere decisioni.

L’intelligenza artificiale, ci spiegano i dotti, può essere predittiva, altro termine non chiaro. Vediamo di spiegarlo: significa che può anticipare una valutazione sulla personalità e sulle tendenze di una persona, desunte dai suoi comportamenti.

Immaginiamo un Paese di 20.000 abitanti. Il sindaco vuol sapere cosa pensano di lui e del suo operato e se ci sono oppositori da temere. Come fa? Semplice: esiste il riconoscimento facciale. Lo fanno spesso senza problemi con il cellulare. Può classificare tutti gli abitanti della cittadina. Una cosa da nulla per un buon computer. Ma non basta. Ha informazioni sufficienti per sapere chi sono, cosa fanno, quando sono nati, se hanno famiglia, quanti amanti hanno avuto.

Ma non basta, queste sono banalità. Può sapere quello che pensa dai suoi comportamenti, dai suoi discorsi, registrati, dalle compagnie che frequenta, da ciò che ha scritto. Può avere un quadro esatto delle singole persone e, da questo, giudicare chi è un fedele elettore, chi brontola, chi è insoddisfatto, chi è pericoloso. Se è troppo pericoloso, (ecco perché si chiama predittiva), lo isola o lo può mettere in grado di non nuocere.

Non pensate più al sindaco. Pensate, invece, a un regime. Non c’è scampo. Fantascienza? Continuate a crederlo, ma è, invece, la realtà che si prospetta nell’immediato futuro.

Abbandoniamo i vecchi schemi mentali, tipo ci sono solo tre grandi potenze al mondo: Usa Cina e Russia. Oggi il potere, quello vero, si sta spostando. La “pace” o la “stabilità” di una società non derivano più da accordi politici, ma dal funzionamento continuo e incontestabile delle infrastrutture digitali: chip, reti, algoritmi, sistemi di sorveglianza. C’è chi ce l’ha (Cina, Singapore, Taiwan. USA, Israele, Corea del sud, Vietnam, India), e chi no, come la Russia (dipende dai produttori asiatici, principalmente dalla Cina) e l’Unione europea, per il loro grave ritardo tecnologico.

La differenza è abissale. Il potere è nelle mani di chi controlla i semiconduttori e la stabilità delle relazioni politiche dipende da chip, reti, IA, per cui il controllo è preventivo, non reattivo e la pace è tecnologica, non più politica.

Questa è la la “Pax Silica”, quella del silicio. Il silicio sta cambiando la geopolitica perché sposta il baricentro del potere mondiale dal territorio al silicio, cioè alle filiere dei semiconduttori, dell’AI e delle infrastrutture digitali. Questo comporta che chi controlla i chip controlla l’AI, chi controlla l’AI controlla l’economia, chi controlla l’economia controlla la geopolitica, con tanti saluti ai nazionalismi tradizionali e nostrani.

Non a caso gli Stati Uniti stanno costruendo una vera e propria alleanza globale del silicio, con effetti geopolitici profondi. Il XX secolo era dominato dal petrolio e dall’acciaio, il XXI secolo è dominato da computer, chip e minerali critici. L’AI e le sue filiere sono la nuova infrastruttura strategica dell’Occidente.

Il nuovo mondo che si sta affacciando sulla scena si basa sul controllo digitale (sistemi di sorveglianza, tracciamento, riconoscimento facciale), sulla Governance algoritmica (decisioni prese da algoritmi invece che da persone), sulla Dipendenza tecnologica (società che non possono più funzionare senza reti e chip). Ne risulta, con una stabilità apparente, meno conflitti visibili, ma più controllo invisibile, sotto l’indiscussa supremazia prevalenza delle big tech, che hanno il potere geopolitico delle aziende che producono silicio e software.

Quella Pacem in Terris, umanamente auspicata da Papa Giovanni XXIII con la sua ultima enciclica pubblicata l’11 aprile 1963, purtroppo, non nasce più da accordi umani, ma da infrastrutture tecnologiche che regolano, limitano o prevedono i comportamenti. Nasce da un potere concentrato in chi controlla i chip, i dati e gli algoritmi. Il potere è nelle mani di chi controlla il silicio. È una pace fredda, automatizzata, non negoziata.

Nel 2025 gli Stati Uniti hanno lanciato la Pax Silica, una specie di NATO del silicio, un’alleanza internazionale per creare una filiera sicura e condivisa di semiconduttori, AI e minerali critici. Vi partecipano: USA, Australia, Regno Unito, Giappone, Corea del Sud, Singapore, Israele. Questa è la vera NATO dell’era del silicio. L’obiettivo è ridurre la dipendenza dalla Cina, coordinare la produzione e la ricerca, proteggere le filiere da shock geopolitici, garantire continuità all’AI occidentale. È un’alleanza economico‑tecnologica, non militare, ma con effetti strategici equivalenti.

L’Unione europea non ha ancora deciso se far parte di questa nuova NATO del silicio, ma ha lanciato una strategia di sovranità tecnologica tramite l’European Chips Act, approvato nel febbraio 2022, e che ora vorrebbe potenziare, con l’obiettivo di aumentare la produzione di microchip e semiconduttori nel continente per non dipendere da fornitori asiatici o statunitensi. Tuttavia, oggi come oggi, l’Unione non ha speranze, visto il ritardo della sua tecnologia, ormai tagliata fuori dall’evoluzione galoppante. Nel mercato dell’intelligenza artificiale, l’Europa è ancora un osservatore di una gara che si gioca altrove.

Questa situazione è il risultato di decenni in cui il continente ha preferito acquistare tecnologia piuttosto che produrla. Ora, proprio in questi giorni, l’UE ci sta ripensando. Bisogna però vedere se le conviene. Non è in discussione la capacità tecnologica; il fatto è che il mercato nell’Ue è troppo piccolo per sostenere un attore europeo. Peraltro tutto da costruire. Manca una nostra industria di prodotti di consumo, e non a caso. La domanda di chip in Europa è di 50 miliardi, contro i 750-800 del mercato mondiale.

L’adesione europea alla Pax Silica, invece, oggi segnerebbe un cambio di passo importante. In tal modo l’AI diventa un tema di sicurezza nazionale e di alleanza strategica e l’Europa non rischierebbe di essere esclusa dai vantaggi tecnologici (ma anche economici, politici e strategici) del progresso digitale. Il tutto è ben lontano dalle sciocche polemiche sul tema del riarmo, indubbiamente obsoleto alla luce delle nuove tecnologie.

Allo stato attuale, nessuno dei Paesi dell’alleanza controlla da solo l’intera catena dell’AI. L’interesse e la stabilità dipendono dall’interdipendenza tra i vari Paesi membri. In questo ambito, infatti, l’autarchia è impossibile. In sintesi, la filiera è composta da chi possiede le risorse e non sempre è in grado di sfruttarle.

Dunque, abbiamo Paesi possessori di risorse di silicio, Paesi trasformatori, Paesi stampatori. Nessun Paese controlla da solo l’intera catena dell’AI: minerali, raffinazione, chip, hardware, cloud, modelli, applicazioni.

La stabilità nasce dalla interdipendenza tra partner fidati, non dall’autarchia. Questo cambia la geopolitica in tre modi: le alleanze si basano sulle filiere, non sui confini; i minerali critici diventano strategici quanto il petrolio; la sicurezza nazionale dipende dal cloud e dai chip, non solo dagli eserciti.

Ma soprattutto, cambiano i Paesi importanti. Una vera rivoluzione.

Isernia, 8 giugno 2026

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