Una panoramica sull’evolversi dei nuovi equilibri del potere

In questi primi giorni di settembre 2025 si conferma la fine inarrestabile dell’illusione di un ordine multilaterale. Lo scenario globale, in repentina transizione, si struttura ormai – sebbene diversamente – sul ritorno ai blocchi antagonisti, ora formati da più gruppi di potenza, in cui la competizione si gioca su quattro piani intrecciati: militare, tecnologico, economico e di disinformazione. Non è più un confronto ideologico, ma un conflitto strutturale e permanente per la ridefinizione delle sfere di influenza.

Gli Stati Uniti rappresentano ancora l’architrave della sicurezza occidentale, potenziando la NATO e rafforzando i pilastri indo-pacifici di AUKUS (Australia, Regno Unito, Usa) e QUAD (Usa, India, Giappone e Australia).

In Europa, la guerra in Ucraina ha accelerato la militarizzazione industriale. Germania, Polonia e Paesi nordici guidano la corsa al riarmo, mentre l’UE ha istituzionalizzato i fondi per la difesa comune.

L’Alleanza Atlantica si sta sempre più digitalizzando. Sistemi come il NATO Federated Cloud (in cui i dati e le risorse informatiche sono archiviate e accessibili tramite Internet) e i programmi di intelligence integrata con intelligenza artificiale (IA) consentono tempi di reazione militare più rapidi, con capacità di comando distribuito. La presenza americana si è rafforzata anche nel Mediterraneo orientale, dove le esercitazioni navali congiunte con Grecia, Italia e Francia hanno l’obiettivo di contenere la proiezione russa.

Il Blocco revisionista di Russia, Cina, Iran e Corea del Nord, opera sempre più come una coalizione funzionale.

La Russia, pur logorata in Ucraina, ha consolidato basi navali in Cirenaica e nel Mar Rosso, trasformando la Libia orientale e Porto Sudan (in Sudan) in hub strategici antioccidentali.

La Cina ha intensificato pattugliamenti nel Mar Cinese Meridionale e consolidato la propria presenza nello spazio con sofisticati satelliti radar che forniscono copertura militare alle rotte commerciali.

L’Iran sfrutta la tensione nel Golfo Persico e nel Mar Rosso con attacchi contro petroliere e droni kamikaze che hanno reso lo stretto di Hormuz (che divide la penisola arabica dalle coste dell’Iran, e mette in comunicazione il Golfo di Oman con il Golfo Persico) e Bab el-Mandeb (lo stretto che congiunge il Mar Rosso con il Golfo di Aden e quindi con l’Oceano Indiano) zone grigie di conflitto permanente.

Il revisionismo non si limita al piano militare: attraverso i BRICS e i circuiti finanziari alternativi al dollaro, il blocco sta costruendo un’infrastruttura parallela che mina l’ordine economico liberale.

C’è anche il gruppo dei non allineati strategici, tra i quali: India, Turchia, Arabia Saudita, Emirati, Brasile. Il Sudafrica non è neutrale, ma tatticamente mobile.

L’India, pur cooperando con Washington nel QUAD, ha intensificato l’acquisto, dalla Russia, di energia e di sistemi anti-missile di ultima generazione, rafforzando la propria autonomia.

La Turchia si è mossa su più tavoli, dialoga con Mosca, sta investendo in Libia, non vuole più una Libia divisa. Un segnale forte per la Libia che torna ad essere uno snodo centrale nel Mediterraneo e nel Sahel. Per la Turchia, l’accordo con la Libia significa rafforzare la propria presenza in Africa; sfidare l’ Egitto e la Francia; accreditarsi come attore indispensabile per la NATO. Per il Generale Haftar è l’occasione per rompere l’isolamento internazionale, bilanciare il peso di Emirati, Egitto e Russia e attrarre capitali e infrastrutture turche per consolidare il potere a est.

Le monarchie del Golfo stanno finanziando nuove infrastrutture energetiche in Africa e in Asia, posizionandosi come mediatori fluidi tra i blocchi. Questi attori sono la variabile instabile, capaci di spostare equilibri locali e globali senza aderire a un allineamento fisso. Mediterraneo, Sahel e Africa sono il fronte sud della destabilizzazione, il laboratorio delle guerre ibride.

Nel Sahel, la presenza russa si consolida attraverso basi in Mali e Niger, mentre la Cina avanza con investimenti infrastrutturali. Gli Stati Uniti temono che l’intera fascia diventi un corridoio strategico antioccidentale.

Nel Mar Rosso, la crisi della navigazione commerciale ha raggiunto livelli critici: il blocco parziale delle rotte ha aumentato i costi globali di trasporto, mostrando quanto sia fragile la sicurezza marittima.

Ed ecco che la guerra in Ucraina rimane il principale spartiacque.

La NATO ha dispiegato nuove unità corazzate in Polonia e nei Baltici, anche in previsione dell’esercitazione Russia-Bielorussia che inizierà tra due giorni, il 12 settembre, creando la più grande concentrazione militare dal 1989. Una notizia di poche ore fa riferisce di un’ incursione di droni russi, avvenuta oggi, nello spazio aereo della Polonia. ”Non c’è motivo di affermare che siamo in uno stato di guerra, ma la situazione è significativamente più pericolosa di tutte le precedenti”, ha detto il premier polacco, sottolineando che i primi segnali provenienti dai membri della Nato, immediatamente informati dell’accaduto, dimostrano che è stata compresa la gravità della situazione e l’importanza di continuare a sostenere l’Ucraina.

Kiev, sostenuta da forniture occidentali avanzate, quali droni ipersonici, sistemi anti-droni, rappresenta il laboratorio tattico di una guerra che unisce armi convenzionali, attacchi informatici e operazioni psicologiche.

Per Mosca, l’obiettivo è logorare il fronte euroatlantico, contando sul rallentamento politico interno in Occidente.

L’Indo-Pacifico è il cuore della sfida globale, la vera posta in gioco del XXI secolo. Taiwan rimane il principale punto di frizione: gli Stati Uniti hanno rafforzato basi nelle Filippine e in Australia, mentre Pechino conduce manovre di accerchiamento navale. Il Mare Cinese Meridionale è ormai pienamente militarizzato, con stazioni radar, basi missilistiche e droni subacquei cinesi che monitorano le rotte marittime. La guerra tecnologica è qui più evidente: semiconduttori, controllo delle terre rare, posizionamento strategico di ingenti scorte di materiali e prodotti finiti all’interno della catena di approvvigionamento per proteggere i processi da incertezze e interruzioni, sono divenuti armi strategiche al pari dei missili.

Un elemento nuovo in questo inizio di settembre 2025, sembra scoppiare nella crescente tensione tra Stati Uniti e Venezuela/Guyana, zona tra le più ricche al mondo di petrolio e gas, la quale è sostenuta diplomaticamente, e non solo, da Mosca e Pechino. Gli Stati Uniti hanno rafforzato la presenza navale nel Mar dei Caraibi, trasformando la disputa in un possibile nuovo punto caldo globale, con il rischio di apertura di un secondo fronte emisferico.

Secondo le stime 2025 del SIPRI (Istituto Internazionale di Ricerca sulla Pace di Stoccolma), la spesa militare ha superato i 2.500 miliardi di dollari. Le priorità sono: guerra informatica e intelligenza artificiale militare, armi ipersoniche, guerra spaziale, con satelliti in grado di disabilitare infrastrutture avversarie. Il confine tra difesa e innovazione civile è evaporato. La geopolitica della tecnologia è il nuovo campo di battaglia.

Il sistema internazionale del 2025 non è un ritorno alla “Guerra Fredda”, ma un’evoluzione più fluida e pericolosa: multipolarismo armato, tecnologico e ibrido. Il rischio maggiore non è un singolo conflitto diretto tra superpotenze, ma la somma di instabilità regionali in Ucraina, Mediterraneo, Sahel, Indo-Pacifico, Venezuela che si intrecciano in un quadro sempre meno governabile. Senza considerare, poi, il conflitto Israelo-Palestinese e la complessa situazione mediorientale che preferisco non trattare in questo contesto.

Il multipolarismo è reale, ma è un complesso coacervo di diversi centri di potere in armi. I rischi nucleari aumentano mentre incombe una nuova corsa agli armamenti. E ogni mese che passa riduce gli spazi di manovra diplomatica, avvicinando il mondo a un punto di non ritorno strategico.

Isernia, 10 settembre 2025

Questa voce è stata pubblicata in Attualità, Politica, Politica estera e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.