
Ventotto anni fa (Dio come passa il tempo!) mi trovai ad ascoltare una discussione in cui era coinvolto un mio conoscente che ricopriva un ruolo di primo piano dell’allora Ministero delle comunicazioni. Il personaggio, di cui non faccio il nome, era stato contattato da un parlamentare che avrebbe dovuto dare risposta ad un’interrogazione su Echelon, nome dimenticato ormai da tutti. Fu preparata una risposta sibillina che poi non fu mai data all’onorevole. Il tema era troppo delicato.
Cos’era Echelon? L’unico sistema software, nato negli anni sessanta, che controllava il download e la diffusione della intercettazione di comunicazioni via satellite. Era gestita dai servizi segreti di Stati Uniti e Gran Bretagna e, in misura minore, di Canada, Australia e Nuova Zelanda. Era in grado di intercettare e analizzare le comunicazioni, private e pubbliche, via satellite, via radio, telefoniche, elettroniche ecc. in qualunque parte del mondo.
Nessuno ci fece caso, ma era già un sistema d’intercettazione e di comunicazione satellitare nelle mani degli Stati Uniti. Si diceva allora, esagerando, che Washington era addirittura in grado di registrare il rumore provocato dall’accensione di una sigaretta da parte di una sentinella russa a Vladivostock. Su Echelon sono state sollevate, negli anni, numerose interpellanze al Parlamento europeo, che nel 2001 istituì una commissione temporanea sul caso e deliberò una serie di contromisure per contrastare Echelon.
Oggi, parimenti, si discute animatamente di Elon Musk e di Starlink, come se fosse una cosa nuova. Di nuovo c’è che è tecnologicamente aggiornato e non è più segreto. Anzi, ha un’utilizzazione commerciale importante. Il bello è che chi ne parla ne sa poco o nulla.
Questo balbettio non ha memoria e si sveglia con un ritardo di oltre mezzo secolo. Temi importanti vengono affrontati con sicurezza, come se tutti sapessero di che si tratta: connettività, satelliti, sicurezza dei dati, monopolio di grandi imprenditori, la destra trionfante con Trump e così via. Sono cose serie, intendiamoci, ma trattate con la sufficienza degli ignoranti che fanno una discussione elevata al tavolo di un bar.
Cerchiamo di capire.
Tutti hanno il diritto di essere informati. Del pari, tutti hanno il diritto di essere connessi alle fonti d’informazione. In Italia si va per cavi, e non tutto il Paese è coperto. Altrove si va per satelliti che, invece, coprono tutto lo spazio, anche su un’isola deserta. La connessione via satellite però è più lenta rispetto alla fibra. Da questo punto di vista, sono discussioni fuori tempo, travolte dallo sviluppo tecnologico.
Ci sono, però, almeno tre fatti nuovi.
Il primo è che, oggi come oggi, un imprenditore solitario di genio, Elon Musk, ha una rete di migliaia di satelliti (ad oggi dovrebbero essere 6.874, con l’obiettivo di 34.000) che già coprono lo spazio attorno al pianeta e, quindi, è in grado di offrire i suoi servizi a tutti i Paesi del mondo. Almeno 108 Paesi, stando a quanto pubblicato, hanno fatto contratti con lui. Le migliaia di satelliti che circondano il globo terrestre non si lanciano in un giorno solo, sono anni che Musk riempie il cielo dei suoi strumenti. In Italia, occupati come siamo a parlare di fascismo, sbarchi di clandesini, e di delicate alchimie politiche, pare che non se ne sia accorto nessuno.
Il secondo è che, in tal modo, la sicurezza dei dati raccolti è nelle mani di un privato. E qui è lo scandalo per chi si oppone. Ancora più scandalo è che, da qualche tempo, Musk è nella manica di Trump e, quindi, il suo monopolio satellitare, di fatto, diventa uno strumento a disposizione degli Stati Uniti. Ancora peggio. Ma Echelon che cos’era?
Il terzo è che l’irrompere del commercio nella politica degli Stati non è più un fatto doganale o di restrizioni quantitative. Le grandi imprese si sono evolute e la connessione e la rilevazione dei dati permettono di aggiustare l’offerta, di scandagliare i gusti e le opinioni dei consumatori, di testare ed offrire un prodotto per le più ampie fasce di acquirenti possibili. Il commercio internazionale è il grande campo di battaglia dei Paesi.
Che Musk sia il monopolista satellitare è un fatto. Che poi sia al servizio degli Stati Uniti può creare imbarazzo.
I più avveduti sostengono, a ragione, che anche l’Europa dovrebbe dotarsi di una simile rete satellitare.
Infatti se ne parla, a Bruxelles. L’elefante intontito progetta i primi lanci fra cinque anni se prima, però, i ventisette Stati che compongono l’Unione si metteranno d’accordo su come trovare i soldi, sulle quote di ripartizione, sulla sede della gestione e dei controlli, sul Commissario responsabile, su di quante ratifiche dei vari Parlamenti nazionali si avrà bisogno, e così via.
Attualmente le cose stanno in questi termini:
Secondo l’agenzia di stampa internazionale Bloomberg, l’affare Space X sarebbe stato uno degli argomenti del vertice lampo, di sabato 4 gennaio, in Florida, tra il presidente eletto statunitense Donald Trump e la presidente del consiglio Giorgia Meloni. Indiscrezione parzialmente smentita da Palazzo Chigi che proprio ieri, in una nota, ha spiegato che i colloqui tra il governo e Space X “rientrano tra i normali approfondimenti che gli apparati dello Stato hanno con le società” e che non è stato preso nessun accordo né firmato alcun contratto. La trattativa non si è ancora conclusa, ma c’è e prevede un contratto di fornitura da 1,5 miliardi di euro per cinque anni con cui l’Italia appalterebbe all’azienda di Musk la gestione delle telecomunicazioni criptate e sicure del governo e dell’esercito italiano nell’area del Mediterraneo. L’accordo includerebbe anche l’implementazione di servizi satellitari Direct-To-Cell, a disposizione del Paese in situazioni di emergenza come una calamità naturale o un attacco terroristico.
Indiscrezioni rese pubbliche nell’ottobre del 2024 parlavano anche di usare i quasi settemila satelliti di Starlink per portare tempestivamente la banda ultra larga nelle zone previste dal piano “Piano Italia 1 Giga”, al fine di poter fruire dei finanziamenti del PNRR.
Sempre in tema di Connessioni, il 16 dicembre del 2024, la Commissione europea e il Consorzio hanno firmato un contratto di fornitura del servizio da 10,6 miliardi di euro per 12 anni con finanziamenti provenienti dal pubblico e dal privato: 6 miliardi dal bilancio dell’Ue, 550 milioni dall’Agenzia spaziale europea e 4,1 miliardi di investimenti privati. Oltre ai paesi membri dell’Ue, anche Norvegia e Islanda hanno già aderito al progetto e sono in corso negoziati con Regno unito, Giappone, Corea del sud e Australia per potenziali collaborazioni commerciali. Ma l’intera infrastruttura europea non sarà operativa prima del 2030.
Ci si trova da un lato, quindi, a pagare 1,5 miliardi (questa la somma necessaria) per avere tutto e subito, affidando al sistema privato di Elon Musk le informazioni sensibili degli apparati statali e dell’esercito, senza però sviluppare alcuna infrastruttura proprietaria; dall’altro, a dover aspettare i tempi lunghi dell’Europa, partecipando sia allo sviluppo sia alla gestione operativa dell’intero progetto di telecomunicazioni sicure.
In sostanza, pensare all’Europa rispetto a Starlink è paragonare la velocità di una Ferrari rispetto a un calesse trainato da cavalli. Siamo fuori, come è fuori l’Europa dal contesto della concorrenza mondiale.
Si dice: così ci mettiamo nelle mani dell’America. Perché, è una cosa nuova? È dai tempi del Piano Marshall, e del Patto atlantico, che l’Europa occidentale è nelle mani o, se vogliamo, nell’orbita americana. Sarebbe migliore, a questo punto, l’opzione cinese o quella russa?
Si dice: addio alla sicurezza dei dati. In verità, ci sarebbe da essere più preoccupati per le fughe di notizie (e di dati) dalle Cancellerie, dalle Procure e dalle redazioni giornalistiche, stando a quanto periodicamente accade nel nostro Paese.
In queste condizioni, l’occhiuta vigilanza delle varie Autorità sulla privacy fa solo ridere. È un orpello inutile, buono solo per dar fastidio ai cittadini. La privacy degli Stati, invece, è nelle mani di Musk.
Nel lontano1806, Hegel definì Napoleone “lo Spirito del mondo a cavallo”, vedendo in lui l’incarnazione dello spirito universale. Attualmente, a distanza di oltre due secoli, “lo Spirito del mondo” ha assunto le sembianze di Elon Musk che, naturalmente, non si muove a cavallo, ma, seguendo il “motore” aristotelico della storia, viaggia attraverso le reti, formali e in-formali delle nuove tecnologie, dai viaggi spaziali all’IA e altresì all’editing genetico. Oggi, figure come il magnate Musk, con le loro innovazioni tecnologiche e influenza globale, possono essere considerate i nuovi “Spiriti del mondo”. Qualcuno dice che egli aspiri a diventare il nuovo “Re del mondo”, ma basterebbe riconoscerlo semplicemente come “lo Spirito del mondo” perché la realtà del nostro mondo, così come in passato l’abbiamo conosciuta, muti radicalmente. Magari in modo, per così dire, “trans-umano”…
Tuttavia, l’ ascesa di questi personaggi “paperoni” solleva non pochi interrogativi sul futuro dell’umanità e sul ruolo di leader politici come Donald Trump nel plasmare l’ordine mondiale.
Allora, un dubbio: e se fosse Donald Trump il nuovo “restauratore” che l’intero mondo, gli uni e gli altri, viceversa aspettava?
Trump eserciterà il suo mandato per almeno quattro anni. Non sarà facile convivere con lui, neppure per la Meloni.
Le recenti dichiarazioni del prossimo Presidente USA fanno del diritto internazionale uno straccio bagnato. Prospetta con disinvoltura d’impadronirsi della Groenlandia, di Panama, del Canada, vuole cambiare il nome al Golfo del Messico ribattezzandolo Golfo d’America (e perché non degli Stati Uniti?).
Per lui l’Europa non esiste e la Danimarca è una remota contea da quattro soldi. Fa il gradasso, ma dalla fine della 2ª Guerra mondiale in poi, l’America, nonostante tutta la sua potenza, non ha vinto una sola guerra e non molto tempo fa, abbiamo addirittura visto ambasciatori americani fuggire, a gambe levate, prima del disastro. La storia del suo Paese dovrebbe insegnargli almeno un po’ di cautela.
Altrettanta cautela dovrebbero avere i nostri commentatori televisivi e giornalistici che parlano dicendo nulla, disinformati come i cocchieri del calesse di cui sopra.
Isernia, 9 gennaio 2025