
Piovono missili su Israele. Stavolta non vengono né da Gaza né dal Libano né dallo
Yemen. Vengono direttamente da Teheran, come l’altra volta. Finalmente, il Grande Prete
si è mosso. Ha gridato allo scandalo, ha minacciato, ha giurato vendetta. Ecco fatto, e il
mondo trema. Dove finiremo con questa nuova escalation?
Niente paura: i missili dell’Iran sono strani. Non fanno distruzioni e non fanno
neppure stragi. Non sono come quelli israeliani. L’altra volta rimase ferita una ragazzina
da una scheggia ed ora è fuori ospedale. Stavolta c’è stato solo un morto, guarda caso, ed
era un palestinese. Sono missili fasulli. Oppure è eccellente la difesa antimissili israeliana,
supportata da USA, Francia e Inghilterra, gli alleati della combine. Scegliete voi.
In compenso, però, i missili iraniani fanno rumore. Tanto.
I commentatori politici occidentali sono quasi tutti dello stesso parere, autorevoli,
pressoché convincenti: Netanyahu sta vincendo. La pace, forse, è vicina. Vediamo perché.
Hamas è senza capi e senza gerarchie intermedie. Sono braccati come cani
selvaggi. Su 50.000 morti nella campagna di Gaza almeno la metà sono miliziani di
Hamas e il loro Capo supremo, Hanyeh, è stato ucciso con il suo entourage proprio a
Teheran. Un omicidio politico-militare e una beffa sanguinosa per i servizi di sicurezza
iraniani.
Gli Hezbollah sono nei guai. Per un anno hanno punzecchiato il nord di Israele con i
loro missili e Israele sta rendendo loro, senza lesinare, pan per focaccia. Con la storia dei
cercapersone che esplodono nelle mani, ne sono morti parecchi, tra capi e capetti. Poi, il
colpo grosso: il Capo di tutti i capi, Hassan Nasrallah, è morto nel bombardamento
israeliano di un quartiere densamente popolato di Beirut, che nel contesto ha straziato
molte vittime incolpevoli. Gli Hezbollah sono sbandati, non riescono a comunicare, ad
organizzarsi. Sono finiti anche loro, come Hamas. Non lo sanno, ma muoiono come le
mosche in mezzo a tanti civili libanesi innocenti.
Gli Houthi danno ancora fastidio, ma sono solo mosche cocchiere. Finito Hamas,
finiti gli Hezbollah, finiranno anche loro.
L’Iran, dunque, è alle corde. L’ondata di 181 missili su Israele è un atto disperato,
tanto per far vedere che ci sono anche loro. Poi, c’è un forte dissenso nella popolazione
civile, stremata dalle sanzioni e dalla miseria. Gli ayatollah non possono tirare troppo la
corda, a rischio di una rivolta.
Gli autorevoli commentatori di cui sopra aggiungono altre considerazioni. Gli altri
Paesi arabi (segnatamente Egitto e Arabia Saudita) è come se non ci fossero. Non amano
la lunga mano sciita nella regione. La Russia è impicciata parecchio in Ucraina. Non può
permettersi d’intervenire in un’altra guerra, neppure tramite la Siria.
La Cina, poi, non ha alcun interesse a farsi sentire. I Cinesi fanno gli affari, non le
guerre. Quelle le lasciano all’Occidente. Più si svena meglio è. L’altro grande contendente
occulto, ma non tanto, gli Stati Uniti, proteggono Israele, ma stanno sullo sfondo. Non
amano Netanyahu, ma sono costretti dalle circostanze a sopportarlo.
Insomma, sono ragionamenti che, nel complesso, sembra non facciano una piega.
Personalmente, invece, ritengo (ma il mio parere, intendiamoci, non ha alcuna
importanza) che la spirale della guerra si stia sviluppando in modo pericoloso.
È possibile che Israele attui in Libano le stesse strategie che ha messo in pratica a
Gaza: bombardamenti a tappeto e distruzione. Nessuno ferma Israele, non ha freni.
L’Europa e gli Stati Uniti non hanno fatto niente, se non a chiacchiere, per mettere un
freno a Netanyahu. È un disastro e non c’è nessuno che impedirà a Israele di fare in
Libano quello che ha fatto a Gaza. Israele non colpisce un’organizzazione ma il posto
dove questa si trova, l’intera comunità.
Vedo male gli Hezbollah che in Libano, dove sono detestati, non sono a casa loro
ma rappresentano un corpo estraneo. Questa per l’esercito libanese potrebbe essere la
volta buona per liberarsene, ad onta della solidarietà araba. L’azione combinata di terra e
di cielo israeliana potrebbe ripulire il terreno dove gli Hezbollah sono annidati ed hanno
prosperato.
Per Hamas, invece, il discorso è diverso. Sono Palestinesi e vivono in Palestina. Li
puoi anche ammazzare tutti, ma avranno sempre padri, fratelli e figli che si ricorderanno
di loro e vorranno vendicarsi. La faida non è finita. Anzi, un oceano di odio cresce nei
territori occupati e a Gaza. Non c’è da farsi illusioni.
Poi c’è il caso Iran, in fondo il più importante. Una volta la guerra si faceva tra
confinanti. Oggi, diversamente, lo spazio si è allargato e con i missili da Parigi puoi fare la
guerra alla Corea. Un miglioramento netto, non c’è dubbio. Miracoli della tecnologia. Ma
poi? Occorrono sempre, alla fine, le truppe di terra. Se il Paese non lo occupi, non ha
senso. Magari occupi un mare di macerie, ma lo devi comunque presidiare.
Sulla carta l’Iran è molto più grande di Israele. Ma sulla tecnologia è indietro di
almeno quindici anni. L’Iran non può correre rischi se non ha le lunghe braccia armate
degli Hezbollah e di Hamas.
Recise le braccia, che fa? Gli sbarchi navali in Galilea?
Stessa cosa vale per Israele. Insulti, minacce, dichiarazioni di fuoco ma poi chi ci va
in Iran? Nessuno. Però, puoi lanciare missili e dissestare un sistema economico già
squilibrato per conto suo. Questo lo può fare anche l’Iran con Israele, ma Israele ha uno
scudo spaziale che manca all’Iran e si avvale di alleati occidentali di peso. Tra il grande e il
piccolo, qui vince il piccolo.
Contare sull’insofferenza del popolo iraniano, stanco di un governo di preti che li ha
isolati dal mondo, è una speranza. Il regime arresta e impicca. Tra polizia morale e
pasdaran è sorretto da una forza militare che, sul piano interno, non è trascurabile. La
gente non vuole farsi ammazzare. E, poi, c’è la propaganda.
Diceva Goering, che era uno che di propaganda se ne intendeva, al processo di
Norimberga: “ È ovvio che la gente non vuole la guerra. Perché mai un povero contadino
dovrebbe voler rischiare la pelle in guerra, quando il vantaggio maggiore che può trarne è
quello di tornare a casa tutto intero? Certo, la gente comune non vuole la guerra: né in
Russia, né in Inghilterra e neanche in Germania. È scontato. Ma, dopo tutto, sono i capi
che decidono la politica dei vari Stati e, sia che si tratti di democrazie, di dittature fasciste,
di parlamenti o di dittature comuniste, è sempre facile trascinarsi dietro il popolo. Che
abbia voce o no, il popolo può essere sempre assoggettato al volere dei potenti. È facile.
Basta dirgli che sta per essere attaccato e accusare i pacifisti di essere privi di spirito
patriottico e di voler esporre il proprio Paese al pericolo. Funziona sempre, in qualsiasi
Paese”.
In conclusione, è troppo presto per cantar vittoria. Ci sarà sempre il terrorismo a
rallegrarci. Al momento regnano solo tracotanza e incertezza.
Isernia, 3 ottobre 2024