Il caso Cospito

Il caso Cospito occupa intensamente, da giorni, i mass media.

È un caso miserevole. Un anarchico, condannato per vari reati, assimilato a mafiosi e terroristi, soggetto a misure di controllo speciali, il famigerato 41 bis.

Il ministero della Giustizia, tempo fa, ha fatto sapere che il decreto di applicazione del regime del 41 bis è stato firmato il 4 maggio 2022 perché Cospito “ ha fatto pervenire dal carcere documenti di esortazione alla prosecuzione della lotta armata di matrice anarco-insurrezionalista, dimostrando così di essere in grado di collegarsi con l’esterno, nonostante la detenzione in regime ordinario”. Inoltre, ha sottolineato il ministero, il tribunale di sorveglianza di Roma ha respinto, lo scorso 19 dicembre, il ricorso del detenuto contro il decreto di applicazione del regime speciale.

Cospito ha iniziato, da circa tre mesi, uno sciopero della fame per protesta. Vuole uscire dal 41bis e vorrebbe che ciò fosse possibile per tutti i carcerati soggetti a questo trattamento.

Poiché è debilitato, ovviamente, è stato trasferito in un carcere dove la struttura sanitaria è più attrezzata per assisterlo.

È un martire? Per alcuni, sembra di sì. Non è un martire dell’anarchismo, ma della Corte di Cassazione che ha confermato la sua detenzione.

Cospito è detenuto da dieci anni per reati connessi alla sua attività anarchica ed è stato condannato, non in via definitiva, ad altri 20, ma la corte d’appello di Torino, su rinvio della Cassazione, deve ridefinire la pena per il reato non più di strage ma di strage politica, che prevede l’ergastolo. Attualmente la questione è stata rinviata alla Consulta, per valutare la possibilità di applicargli attenuanti. Pilatescamente, i giudici hanno deciso di rivedere il caso il 6 marzo. Per loro non è un’emergenza se, nel frattempo, debilitato, il condannato muore. Se la considerassero davvero un’emergenza, si riunirebbero domani, ma evidentemente non la pensano così. È come quando un ammalato grave decide di fare una Tac. L’appuntamento è per tre mesi dopo. Se nel frattempo l’ammalato muore, pazienza. Se l’è cercata lui.

I suoi seguaci hanno cominciato a manifestare: disordini, polizia in piazza, vetrine sfondate, macchine bruciate. Il solito sceneggiato.

Agli occhi della politica dell’opposizione, naturalmente, è il governo di destra responsabile di tutto.

Sembra che il Cospito abbia avuto dei contatti incoraggianti con alcuni esponenti mafiosi in carcere, soggetti allo stesso regime detentivo. Sono interessati alla sua battaglia contro il 41 bis. L’abolizione di questa misura li favorirebbe tutti. È comprensibile.

Meno comprensibile è il fatto che una delegazione de PD sia andata a visitare il Cospito “per verificare le sue condizioni”, esercitando un preciso diritto dei parlamentari.

Perché è meno comprensibile? I parlamentari, anche se del PD, non sono medici e la loro visita ha suscitato molte perplessità. Cosa hanno a che fare i parlamentari del PD con un anarchico condannato a vari anni di detenzione per reati giudicati dalla magistratura passibili del regime del 41 bis? Nulla. E perché, poi, la visita dei parlamentari dem: Serracchiani, Orlando, Lai e Verini, effettuata lo scorso 12 gennaio nel carcere di Sassari, si è limitata al solo Cospito e non anche ad altri detenuti ivi reclusi?

Dalle dichiarazioni rese l’altro giorno alla Camera dall’on. Donzelli, vicepresidente del Copasir (il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) emergerebbe, in base ad intercettazioni, che questa delegazione di parlamentari avrebbe incoraggiato il Cospito a proseguire nella sua azione, pericolosa per la di lui salute, condividendo i principi della sua azione e, sembra, assicurandogli ogni possibile sostegno in sede politica.

Dal dibattito scomposto che è seguito in Parlamento, tutta l’opposizione si è scagliata contro il Donzelli per le accuse infamanti rivolte al PD, che ha rivendicato i suoi morti nella lotta alla mafia. Donzelli, per questo, dovrebbe chiedere scusa e dimettersi; il PD è atrocemente offeso e così via.

Queste polemiche lasciano il tempo che trovano, come quelle già intervenute sul livello del contante o sul POS. Nella vicenda, a questo punto, o il Donzelli è in grado di dimostrare ciò che dice, ed allora sono i parlamentari visitatori che dovrebbero dimettersi, oppure il Donzelli parla per voci di corridoio e dice sciocchezze pericolose. Non a caso il Presidente della Camera, Fontana, ha convocato un giurì d’onore per dirimere la questione.

Comunque vadano le cose, però, alcune riflessioni s’impongono.

La prima è che il governo non c’entra per nulla. Non è una questione politica se il Cospito è in galera secondo quanto deciso, bene o male che sia, dalla magistratura.

La seconda è che le intercettazioni, se sono utili, lo sono per capire ciò che accade nelle segrete stanze, anche in carcere. Ma se le intercettazioni sono segrete anche per il vicepresidente del Copasir, allora, a chi sono utili?

La terza è che se le intercettazioni ci sono, allora le si tirino fuori. A questo punto è il segreto di Pulcinella, tutti ne parlano ma nessuno le ha ascoltate.

La quarta è che la violazione fatta dal Donzelli dell’eventuale segreto delle intercettazioni è molto meno grave di ciò che potrebbe risultare dalle stesse.

La quinta è che l’anarchismo, se usa violenza e si comporta come il terrorismo, non è più una libera professione d’idee, forse discutibili, ma è generatore di reati contro le persone e il patrimonio e, come tale, va perseguito.

Un altro illustre digiunatore, non per sé ma per ben altri motivi ideali, Marco Pannella, non smosse delegazioni di parlamentari della sinistra e né vi furono polemiche analoghe.

La strumentalizzazione del caso Cospito è solo un ulteriore triste esempio della mancanza di capacità propositive dell’opposizione.

Isernia, 1 febbraio 2023

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