
Il Movimento 5Stelle è alla sua parabola finale. Una morte annunciata ma rinviata più volte. Vuole un funerale con i fiocchi, allietato dalla contemporanea scomparsa del governo Draghi.
Si dice che ce lo invidiano tutti, Draghi, ma nessuno ci invidia per i 5Stelle. Strano, eppure un motivo ci sarà. La crisi, latente, ma neppure tanto, è arrivata.
Non è quella del governo di cosiddetta unità nazionale e neppure quella di un Movimento che fu, inopinatamente, maggioritario alle ultime elezioni politiche.
La crisi è nella democrazia italiana il cui presupposto fondamentale è la partecipazione dei cittadini alla vita politica del Paese, partecipazione che sta progressivamente diminuendo. Alla fine, l’Italia sarà governata da una minoranza, il paradosso della democrazia.
La classe politica italiana è molto modesta e la conseguenza è stata l’ingovernabilità. Neppure Presidenti del Consiglio, mai eletti, ma chiamati al soglio dai Presidenti della Repubblica, da Napolitano a Mattarella, sono stati in grado di mediare tra interessi di partito e ambizioni personali. Per questo, l’avvento di Draghi al governo, su decisione di Sergio Mattarella, è sembrato tirare un sasso nella piccionaia, un corpo estraneo, attivo, nella sonnolenta palude del centrodestra e del centrosinistra.
Draghi è un alieno, un freddo e un concreto. Forse, non ha neppure ambizioni. Alla sua età, ha già fatto tutto. Ha troppa esperienza professionale, è troppo conosciuto nel mondo internazionale, si muove con disinvoltura tra i palazzi di Bruxelles ed è attore significativo nelle grandi assise internazionali. Soprattutto, è capito e apprezzato da chi conta, soprattutto nell’élite finanziaria mondiale. Ma, non va bene, a quanto pare, per i modestissimi standard italiani, tenuto anche conto che, stando agli ultimi sondaggi effettuati, emerge che l’indice di gradimento nei confronti del presidente del Consiglio è calato a causa delle ultime vicissitudini politiche e particolarmente per le scelte operate sul conflitto russo-ucraino. Gli italiani continuano, comunque, ad avere fiducia nel premier, che resta ancora una figura rassicurante, ma gli chiedono azioni immediate e concrete, con provvedimenti di sostegno economico a favore di un popolo seriamente preoccupato per i prossimi mesi.
C’è una distanza siderale fra Draghi e gli altri comprimari nel governo di unità nazionale, un’unità che nacque dalla diffusa consapevolezza di un’incapacità assoluta di governo. Ammassati tutti assieme, tranne qualcuno, i vari partiti del pantheon nazionale sono stati schiacciati da Draghi. I piccoli leader non contano più nulla, salvo quando fanno dichiarazioni avventate o improprie, in genere di significato ovvio, alla Pier Ferdinando Casini, tanto per intenderci.
In questa situazione, a parte la “pasionaria” Meloni che è all’opposizione e ne trae cospicui benefici elettorali, solo Conte, il fortunoso rappresentante di quello che fu l’importante Movimento 5Stelle, ha reagito, ma provocando un putiferio, bisogna dargliene atto. L’emorragia di voti dei 5Stelle e la vacuità dei suoi orientamenti politici hanno disgregato la loro presunta compattezza. Fin dall’inizio, gli esodi sono stati consistenti. La scissione del poltronista Di Maio, ha fatto il resto. Da che erano maggioranza relativa, il gruppo che fa capo a Conte è diventato largamente minoritario. Che accadrà alle prossime elezioni?
La questione non è solo di voti, ma di sopravvivenza. Conte vuole cavalcare l’ala estremista, tallonato, forse, da Di Battista, l’anima originaria del Movimento. Se l’operazione non gli riesce, il Movimento rischia di scomparire e lui con esso. La rottura nella maggioranza che sostiene Draghi, spera, gli potrebbe fruttare consensi perduti.
Il pretesto è banale, addirittura assurdo, come insensate sono state molte posizioni del Movimento: è contrario alla costruzione di un termovalorizzatore a Roma. In questo, bisogna dire, ha la gratitudine ed il sostegno silenzioso dei cinghiali che campeggiano nell’Urbe e, anche loro, sono tenacemente contrari alla distruzione della spazzatura. Se la cosa non fosse seria, verrebbe da ridere.
Il Paese è in una crisi gravissima, se non drammatica, sia interna (l’inflazione e l’aumento dei tassi, lo spread, la siccità, la ripresa dell’epidemia, la sanità precaria, la disoccupazione, la crescente povertà, il grave problema dell’approvvigionamento energetico, la crisi dei consumi, la catastrofe industriale incombente), sia esterna (il PNRR, la guerra in Ucraina, le sanzioni alla Russia che si ritorcono gravemente sull’Europa e maggiormente su di noi, la questione del gas e del grano, i nuovi assetti geopolitici mondiali e così via).
A fronte di tutto ciò, Conte pensa ai termovalorizzatori e a rappattumare un po’ di elettori. Non c’è che dire, come politico, ha una visione dei problemi del Paese davvero molto particolare: lancia proclami, fa ultimatum, ma resta aggrappato al governo con i suoi ministri. Vuole stare dentro, ma avere la libertà di opporsi fuori, un po’ come la moglie ubriaca e la botte piena.
Mettiamoci nei panni di Draghi: non è una situazione sostenibile. Giustamente dice che non accetta ricatti. Il governo deve essere libero non dimezzato, altrimenti, che governino altri. E qui cade l’asino, perché nessuno se la sente (forse neppure Conte) di prendere la barra del timone, oltretutto nel momento in cui le acque sono in procinto di diventare tempestose, a pochi mesi dalla finanziaria, dagli spostamenti di bilancio e, soprattutto, dalle elezioni politiche.
Tecnicamente, Draghi ha la fiducia parlamentare per proseguire il suo mandato. Non a caso Mattarella, proprio tenendo conto di questa realtà, cioè l’assenza di una sfiducia al premier, lo ha rinviato alle Camere per una sua comunicazione, cui seguirà (o forse no) un dibattito. Ma Draghi, deluso ed esacerbato, sembra essere fermamente deciso a mandare educatamente al diavolo un po’ tutti, a partire da Conte. Oppure, lo stesso Draghi, come alcuni malpensanti vociferano, stufo della situazione, ha colto la palla al balzo ed è salito immediatamente al Colle, perché non vede l’ora di lasciare il cerino in mano ad altri, che traghettino il Paese ad elezioni, meglio ancora se anticipate? Siamo alla grande fuga alla ricerca di verginità improbabili o almeno di un buen retiro fuori dai riflettori? Chissà.
Le pressioni, in queste ore, si moltiplicano attorno a lui perché riveda le sue posizioni. Sono pressioni molto importanti. Si parla parecchio di responsabilità, specie da parte degli irresponsabili. Se Draghi resiste nel voler gettare la spugna, si profila il ritorno di vecchi tromboni (Giuliano Amato, ad esempio), oppure occorre sciogliere il Parlamento e andare a nuove elezioni. Sì, ma con quali regole? Esistono oggi, nell’attuale condizione caotica, le condizioni politiche e tecniche per varare una buona riforma elettorale? E’ necessario riconoscere che il nostro Paese, sul piano della legislazione elettorale, non vive in una condizione di normalità.
Conte sarà contento di questa vittoria di Pirro. Mette il Paese in ginocchio e rischia di perdere altri voti.
Questa democrazia malata è in grave perdita di consensi: perde, Letta, un alleato (i 5 Stelle) che fu a suo tempo prezioso (altro che “campo largo”!); perde, il centrosinistra, che vede profilarsi una vittoria del centrodestra; perde, infine, anche quest’ultimo che, tuttora diviso, sarà costretto a confrontarsi con un Paese dissestato e stufo di equilibrismi che la gente non capisce.
Ma, a questo punto, è soprattutto il nostro Paese a perdere la faccia, costringendo l’unico leader di cui dispone, buono o cattivo che sia, indubbiamente di statura internazionale, bisogna riconoscerlo, a uscire di scena. È proprio vero, nemo propheta acceptus est in patria sua …
Intanto, gli italiani si apprestano ad affrontare l’imminente autunno di cui già si intravvede all’orizzonte un cielo plumbeo carico di pesanti nuvole, portatrici di ulteriori sofferenze e sacrifici, dove una popolazione sull’orlo di una crisi di nervi, esausta e disorientata, si aggira spettrale con la mascherina nelle strade.
E’ giunto il momento di appellarsi al cervello e al cuore del nostro premier: forza Mario, mettiti una mano sulla coscienza, è davvero questo il Paese che vuoi abbandonare e lasciare che vada alla deriva?
17 luglio 2022