Fuori dal cilindro magico

De Luca e le sue "magie". Commissario Arpac, un altro salernitano - Maria  Muscarà

Silvio Berlusconi è policromo. Ne ha dette e fatte di tutti i colori. Altrettanto, gliene hanno dette e fatte. Come candidato “patriottico”, notoriamente dotato di grandi “valori etici”, non fa una grinza. Un mio vecchio amico, insigne avvocato, una volta, mi disse: “Dimmi quel che ti pare, ma non mi toccare Berlusconi. io lo voterò fino alla morte.”

Lui è morto, poveretto, e Berlusconi, invece, corre per la Presidenza della Repubblica. I casi del destino!

Una candidatura più divisiva, come si dice oggi, credo che non sia possibile. Lo dimostra, in anteprima, la pioggia di battute e barzellette su Berlusconi, candidato presidente. D’altronde, diciamolo, tutti questi politicanti gli devono qualcosa, a cominciare dalla Destra, che lui ha riesumato.

Berlusconi ha sempre avuto tre categorie di adoratori: i dipendenti delle sue aziende, visto che li paga profumatamente, ivi compresi i transfughi politici; il gruppo dei parlamentari di Forza Italia, un’azienda politica, ora aziendina, creata a suo uso e consumo; i suoi detrattori e i magistrati, che gli devono la loro effimera notorietà per le critiche feroci e le indagini giudiziarie che hanno fatto ridere l’Italia e reso almeno perplessi i nostri alleati europei e non solo.

In sostanza, ha dato lavoro e quattrini a tutti.

Potremmo dire la stessa cosa di Letta o di Gentiloni, di Conte o di Amato? No. Quelle sono persone perbene.

Berlusconi non è né perbene, né per male. È se stesso, circondato da famuli ossequiosi; è un padre padrone, pregiudicato, ma benevolo e ridanciano, ora candidato di una Destra che si compatta su una proposta impossibile. Qualcuno la definisce indecente. Indubbiamente, bisognava onorare il capostipite, ma era proprio necessario farne una bandiera?

Ha governato l’Italia con una maggioranza unica, sia alla Camera, sia al Senato. Poteva cambiare l’Italia, come aveva promesso, ma non ha fatto molto. Ha fatto approvare una legge incredibile per rendere non punibile il falso in bilancio. Ha pensato solo a se stesso, in uno sfarfallio di ville, di cene “eleganti”, di orgette, di “fidanzate”, con un vorticoso giro di soldi per le sue feste, le sue relazioni, lo stuolo di “escort”, le sue “nipotine”. Ovviamente, i soldi erano suoi e le sue inclinazioni personali non fanno politica; il suo gallismo ha compiaciuto metà degli Italiani che avrebbero voluto – gli invidiosi – essere al suo posto. Difficile parlare di “alto profilo morale.”

Però, gliel’hanno tirata. Questo è vero. Tutta l’opposizione si è scatenata contro questo outsider della politica che si permetteva di rompere la cristalleria della Repubblica, tanto poteva pagare, ridando fiato a una destra borghese troppo asfittica per contare qualcosa. Una specie di Trump domestico.

È ambizioso, intelligente e volitivo. Un vero self made man, un uomo che si è fatto tutto da sé, con il favore di amici politici compiacenti fin dall’epoca di Craxi. Il successo procura nemici, e ne ha dappertutto, favorito dalle battute salaci che ne hanno fatto un gaffeur di prima grandezza (v. Rosy Bindi e la Merkel).

Il Presidente della Camera, Fico, ieri ha detto che alla Presidenza della Repubblica occorre “un uomo di alto profilo morale”. Sono ovvietà alla Casini, ma la tragedia è che né la Destra né la Sinistra sono in grado di proporre una candidatura alternativa. La Destra è arroccata su Berlusconi, trovando un’unità fino a poco tempo fa impensabile, anche se alcuni non lo gradiscono come candidato e sono pronti a tradirlo, avvolti dalla nebbia del voto segreto. La Sinistra, al solito, non è in grado di proporre nomi, ma soltanto sofisticazioni pseudo-intellettuali. Campa cavallo.

Purtroppo, i tempi stringono. Qualcuno, più ottimista, pensa che se Berlusconi, alle prime tornate di voto, non otterrà una specie di suffragio universale, si ritirerà dalle votazioni successive, proponendo un suo, o sua, alter ego. Forse ciò potrà accadere, ma l’uomo è resistente e cocciuto. Sguazza nel gruppo misto, dove di Scilipoti ce ne sono parecchi, offrendo incarichi e prebende. Un vaudeville.

Tolto di mezzo Berlusconi, c’è il vuoto: mezze figure opache.

Poi, c’è l’alternativa Draghi. I pronostici dei politologi indicano Mario Draghi come il più probabile successore di Sergio Mattarella.

Si ritiene, soprattutto, che l’elezione di Draghi costituirebbe un elemento necessario di garanzia per il rispetto degli impegni che l’Italia ha assunto nei confronti dell’Unione Europea. A parere di chi scrive, tale tesi non regge. Infatti, l’adempimento degli impegni programmatici dipende dall’azione del Governo e non dall’inquilino del Quirinale. La Costituzione, come è noto, non assegna, anzi esclude che sia dato, al Presidente della Repubblica un ruolo di governo.

In ogni caso, per i “grandi elettori” l’ex banchiere rappresenta un’alternativa problematica. Di Draghi, tutti hanno paura. Troppo serio, troppo silenzioso, troppo autorevole, troppo diverso. Già la politica è in agonia. Con lui al Quirinale tira aria di morte: nuove elezioni (quasi certe), una rasatura completa delle due Camere, il ridimensionamento dei partiti e dei movimenti.

Infine, dulcis in fundo, ad ingarbugliare il tutto ci si mettono anche le regole anti Covid. Ci sarebbe, infatti, il rebus dei grandi elettori No Vax, della Sicilia e della Sardegna, che in base alle nuove norme in vigore dal 10 gennaio non potrebbero viaggiare per recarsi a Montecitorio, senza tener conto, poi, che chi è sprovvisto di green pass, comunque, non potrà entrare alla Camera per essere ammesso a votare.

In questo periodo sul Bel Paese, anche se c’è il sole di giorno, fa piuttosto freddo, e la sera il termometro scende ancora. Le città sono quasi deserte, i negozi o i luoghi di divertimento sono chiusi o non affollati. La pandemia ha messo la gente in quarantena volontaria. L’unico divertimento è il toto Presidente. Uno spasso amaro. Tutti i tromboni della prima, seconda e forse terza Repubblica sono in affanno.

Dal cilindro magico, oltre al coniglio, chi uscirà?

17 gennaio 2022

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