
Inghilterra e Francia sono ai ferri corti sulla Manica. Due questioni importanti sono sul tappeto: i diritti di pesca, dopo la Brexit, e l’immigrazione clandestina dalla Francia all’Inghilterra.
In realtà, i negoziati per i diritti di pesca sono in corso da almeno un anno. Quelli sull’immigrazione clandestina solo da un paio di settimane. Gli immigrati premono dalle coste francesi, dove sono appena tollerati, se non bistrattati, per sbarcare in Inghilterra.
Il caso è esploso quando una barcaccia da trasporto è affondata nel mare del canale della Manica e circa trenta persone (uomini, donne, vecchi e bambini) sono affogate. Una tragedia finita in uno scandalo. I Ministri responsabili si scambiano accuse dall’una e dall’altra parte. Questi morti pesano sulla coscienza civile dell’Occidente, dice Macron, che vuole investire l’Unione europea del problema.
Analoghe preoccupazioni sono state espresse con veemenza da Johnson, tutti egualmente sconcertati e rattristati da questa tragedia. Al telefono i due premier hanno concordato “sull’urgenza di intensificare gli sforzi congiunti per prevenire queste traversate della morte e di fare tutto il possibile per fermare le bande dei trafficanti responsabili di mettere a rischio la vita delle persone”. Si prenderanno, quindi, misure adeguate, ci sarà maggiore cooperazione; qualcosa adesso è in movimento in sede europea. Tutto bene. È lodevole che questa trentina di morti pesino sul tavolo dei negoziati comunitari. È un peso tristissimo, che fa a pugni con il diniego di accoglimento da parte di molti Paesi dell’Unione e con la sostanziale mancanza di una politica comune in materia.
Il canale della Manica, perbacco è importante: pesci e cadaveri pesano, finalmente!
È strano che ci si disperi per quello che è avvenuto nella Manica, mentre nessuno si preoccupa di ciò che avviene quasi quotidianamente nel Mediterraneo. Anche in questo, che fu già Mare nostrum, frequentemente ci sono dei morti. Quanti?
Dal 2013 al 30 settembre 2021 sono oltre 17.800, di cui quasi mille solo in quest’anno, gli uomini, le donne e i bambini periti o dispersi nel Mediterraneo Centrale. Un’inezia, rispetto ai 30 annegati nelle acque della Manica che, pace all’anima loro, sembrano contare molto di più. Si smuovono governi importanti. I quasi diciottomila che sono annegati da noi, pesano molto di meno. Nessuno si è smosso. I morti del nord sono più importanti e le frontiere marittime nel nord sono diverse da quelle del sud. Al nord, vanno tutelate, al sud, beh, accada quel che deve, anche se tutto va a rotoli.
Questa differenza di peso politico sulla macabra contabilità dei morti è molto grave, quasi insultante, se si pensa alle reiterate richieste italiane rimaste senza risposta. Tutta la frontiera mediterranea è sotto attacco perché su questo mare gravitano non solo l’Italia ma anche Grecia, Cipro, Malta, Paesi minori.
Possibile che i morti nella Manica contino di più?
Save the Children, un’organizzazione umanitaria ben nota, sottolinea l’esigenza e l’urgenza di un impegno diretto degli Stati membri e dell’Unione Europea per la creazione di un sistema coordinato ed efficace di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale, considerata una tra le rotte più letali al mondo. Cosa chiede Save the Children? Chiede l’attivazione di canali d’ingresso sicuri all’Unione Europea e un sistema di accoglienza e protezione adeguato per i più vulnerabili, in particolare, per i minori soli.
Al riguardo, Save the Children così scrive: “I migranti, compresi i bambini, continuano ad annegare nel Mediterraneo. Nonostante molte persone rischino la vita per raggiungere l’UE, non esistono meccanismi coordinati per la ricerca, il salvataggio e lo sbarco delle persone… la situazione è resa ancora più complessa dall’intervento della guardia costiera libica, … con evidenze di violazioni di diritti umani fondamentali commesse durante il coordinamento delle azioni di salvataggio. Salvare vite umane dovrebbe essere sempre la preoccupazione principale di qualsiasi operazione nel Mediterraneo. Gli Stati hanno l’obbligo di cooperare e coordinarsi per soccorrere le persone in difficoltà, agendo nel rispetto dei principi del diritto internazionale. Gli sforzi di ricerca e salvataggio da parte degli Stati e dell’UE devono essere intensificati ed è necessario garantire che le navi nel Mar Mediterraneo, anche… navi mercantili o di organizzazioni non governative, non incontrino alcun ostacolo quando soccorrono e sbarcano le persone in difficoltà”
La questione degli emigranti è un problema di fondamentale importanza che deve essere affrontato da parte europea. Non può, e non deve, essere ulteriormente procrastinato.
L’esodo di centinaia di migliaia di disperati, dalla frontiera turca alla barriera greca, un confine terrestre in gran parte delimitato dal fiume Evros, che dalla rotta balcanica porta a quella mediterranea, non può essere ignorato. Lo esigono non solo ragioni umanitarie e morali ma, altresì, ragioni politiche, finanziarie, sanitarie e, infine, anche di sicurezza. L’Europa è sotto invasione. È puerile ignorarla, è colpevole sottovalutarla, è pericoloso delegarla alla responsabilità dei singoli Stati.
Il governo italiano, con la Presidenza Draghi, ha riacquistato un certo ruolo nel consesso internazionale e soprattutto europeo. L’uscita di scena della signora Merkel sta ridisegnando nuovi equilibri e il recente tanto strombazzato accordo italo-francese – peraltro sponsorizzato da un Presidente, Mattarella, alla vigilia della fine del suo incarico – (che non è una novità, perché da sempre esiste un’interlocuzione fra Roma e Parigi, di cui ha maggiormente già beneficiato quest’ultima) porta a immaginare anche un diverso assetto dei Paesi realmente influenti sulle vicende europee. Abbiamo un patrimonio di problemi legato all’immigrazione clandestina che, purtroppo, ci rende leader di questo tristissimo settore.
Il governo italiano ha un’enormità di problemi interni da risolvere, strutturali e di bassa cucina, ma occorre porre con decisione sul tavolo dei negoziati comunitari il peso di questa tragedia. I Paesi europei del Mediterraneo non possono costruire muri, come fanno Polonia, Ungheria, Croazia ed Estonia. Quello che da troppi anni ormai sta accadendo lungo la rotta del Mediterraneo centrale è il risultato del fallimento del sistema di governance dei flussi migratori. Occorre risolvere innanzi tutto, e in tempi brevi, la questione seria dell’immigrazione clandestina e contestualmente va posto un equilibrio agli arrivi dei migranti regolari: una politica di contenimento da un canto e, dall’altro, di definizione di un’accoglienza. Servono, senza indugio, nuove regole e nuove procedure, è inutile blaterare soltanto. Chiudere gli occhi per non vedere questa drammatica realtà, non è solo colpevole, è stupido.
29 novembre 2021