Il tempo

Prendiamoci il tempo - Terra Nuova

IL TEMPO

“Vuoi che trovi esatta l’affermazione che il moto di un corpo è il tempo? Non lo vuoi, perché so, e tu me lo dici, che un corpo non si muove se non nel tempo. Ma non credo, non lo dici già tu, che proprio il moto di un corpo sia il tempo. Quando un corpo si muove, io posso misurare nel tempo tutta la durata del movimento, dal principio alla fine del moto. Se non ho visto il principio e continua a muoversi senza che io riesca a vedere quando si ferma, non ho mezzo per misurarne il moto, tranne forse dal momento in cui cesso di osservarlo. Se lo osservo a lungo, posso dire solo che si tratta di un tempo lungo, ma non in quale misura, perché la misura noi la esprimiamo con un confronto, come : ‘ Tanto questo quanto quello’, oppure : ‘Questa durata è il doppio di quella’ , o con altre simili espressioni.

Se poi esso si muove con un moto circolare, come in un tornio, e possiamo osservare il punto dello spazio donde viene e donde tende il corpo o una delle sue parti, potremo anche stabilire la misura del tempo intercorso da un punto all’altro per il movimento del corpo o di una sua parte.

Se dunque il movimento di un corpo è ben altra cosa della sua durata, chi non vede quale di essi si debba chiamare tempo? Che se il corpo ora si muove ora sta fermo, noi misuriamo, ancora per mezzo del tempo, il periodo di stasi e diciamo: ‘ La stasi è durata quanto il moto’, oppure: ‘ E’ stato fermo un tempo il doppio o il triplo del tempo del moto’, o tutte le altre determinazioni, compiute con esattezza o con approssimazione, o come si suol dire, più i meno.

Dunque il tempo non è il moto dei corpi”.

Sant’Agostino, da “ Le Confessioni”.

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“ Se soltanto avessi saputo, sarei diventato un orologiaio “.

Albert Einstein, in New Statesman. 16 aprile 1965

Il tempo è un ritmo, esso viene e va come lo scoppiettio dell’elettricità nel cervello o come il fiotto di sangue attraverso il cuore o come l’alzarsi della marea sulla spiaggia. Tutte queste cose sono governate da orologi cosmici e le nostre misurazioni non sono altro che comodità di registrazione. I minuti e i secondi non hanno nulla a che fare con la natura. Ogni organismo interpreta i ritmi universali nel suo proprio modo. Un parassita del bestiame può stare seduto per mesi sulla punta di un ramoscello aspettando un animale di passaggio; la larva di una cicala vive per anni nella terra ai piedi di un albero aspettando le condizioni esattamente favorevoli per la sua breve vita come adulto. Per questi insetti i lunghi periodi passano come un solo momento, che non è più importante per le loro vite di quanto un intervallo fra due battiti del cuore lo sia per le nostre.

La manipolazione del tempo può darci un’idea di quanto poco comprendiamo queste differenze. Un filmato di piante di fagioli che crescono nel buio, con un fotogramma esposto ogni ora, mostra una scena di sfrenata ferocia, perché ogni pianta sfronda e graffia i suoi vicini nel tentativo di giungere alla luce. Film al rallentatore di falene in volo le mostrano mentre raccolgono il segnale sonoro di un pipistrello che si avvicina; calcolano la sua velocità e la sua provenienza, e intraprendono la giusta azione difensiva, tutto nello spazio di un decimo di secondo. Ogni specie vive a modo suo e in un tempo suo, e vede soltanto una sezione dell’ambiente attraverso la stretta feritoia del suo sistema sensoriale.

Il vero spazio e il vero tempo esistono al di fuori della consapevolezza individuale.

In altre occasioni ho già parlato della diversa concezione del “tempo”, tra l’attuale nostra civiltà occidentale, da un lato, e le civiltà tradizionali e orientali dall’altro. Ma, al di là della teoria dei cicli cosmici – e forse chiamarla “teoria” è alquanto limitativo – occorre comprendere bene i vari aspetti del problema “tempo”. Non è mia intenzione, adesso, inoltrarmi a lungo, nuovamente, nell’argomento, avendolo già fatto in precedenza, quanto, piuttosto, stimolare in chi mi legge una riflessione in tal senso.

Intanto una premessa: si può misurare il tempo se lo riconduciamo ad un’altra categoria – per usare una terminologia filosofica -, lo spazio. Infatti quando diciamo che vogliamo misurare un certo periodo di tempo, di fatto noi procediamo alla misurazione dello spazio percorso nello stesso periodo da un movimento di cui conosciamo le leggi. Del resto, lo scrittore e filosofo francese René Guenon ci insegna che queste leggi, in fondo, sono una ” relazione tra il tempo e lo spazio, per cui, quando si conosce la grandezza dello spazio percorso si può dedurre quello del tempo impiegato a percorrerlo“

(‘ Il regno della quantità e i segni dei tempi ‘, pag. 52, Ed. Studi Tradizionali, 1969, Torino).

Ora, poiché un ordine di idee del genere appartiene alla categoria del “mentale” e non del “materiale”, si può spiegare come si possa concepire uno spazio ed un tempo secondo criteri qualitativi e non quantitativi (propri, questi ultimi, della materia).

Secondo la concezione propria della scienza materialista derivata dal positivismo di fine ‘800, il tempo è una serie di avvenimenti successivi omogenei, per cui possono misurarsi secondo criteri esclusivamente quantitativi. Così il tempo è stato raffigurato da una retta, ossia da una successione infinita di punti.

Con Einstein, però, il tempo diviene “relativo”, ossia si trasforma in una dimensione dello spazio: di fatto è un ordine matematico in cui gli avvenimenti hanno una successione diversa a seconda dell’angolazione da cui si parte. Questa nuova concezione, quindi, ha aperto la strada ad una riconsiderazione del tempo solo “quantitativo”.

Fin qui, sembra solo filosofia. Che interesse si ha a questi discorsi?

Prima di tutto riflettiamo un attimo: quante volte ci siamo accorti che lo scorrere del tempo, talvolta, in particolari circostanze, sembra essere diverso da quello del resto della giornata? Questo, fa pensare al fatto che, evidentemente, il tempo non può essere solo quantità. D’altro canto, capita a tutti, ritengo, di rilevare che i minuti passati piacevolmente scorrono veloci e quelli, invece, avvolti dalla tristezza o dal dolore sembrano non passare mai. Stiamo parlando di sensazioni.

Allora, ecco che torniamo al discorso precedente: il tempo non può essere concepito solo sotto l’aspetto quantitativo, ma ha delle chiare caratteristiche qualitative delle quali, in gran parte, sembra accorgersi anche la scienza contemporanea, proprio dal già citato Einstein in poi.

Nelle società tradizionali (quelle antiche e quelle orientali, per intenderci) il tempo era considerato come un ritmo, non come una serie di punti. Del resto, il tempo è una categoria mentale dell’uomo e chi crede che nell’essere umano vi sia molto di più che l’evidente aspetto fisico non può negare che una categoria mentale, da lui derivata, abbia caratteri qualitativi.

Ma, a questo punto, occorre capire bene quali conseguenze abbia una considerazione qualitativa del tempo.

Quando, ad esempio, le persone amanti della musica classica entrano in un teatro ed inizia il concerto secondo i canoni tradizionali e classici, chiunque può accorgersi di come improvvisamente i minuti trascorrano secondo ritmi diversi da quelli vissuti poco prima dell’ingresso. Se ne accorge molto bene soprattutto chi per la prima volta trovasi a vivere quella esperienza. Allora comincia gradualmente a capire che lì, in quel tempio della musica, il tempo è diverso rispetto all’esterno, non perché vi sia un qualcosa di incredibile o di preparato ad arte, ma perché la concentrazione degli spettatori e la melodia e la forza delle note musicali creano un’atmosfera di piacevole serenità adatta a percepire il benessere di se stessi ed in cui il tempo trascorre secondo certi ritmi. Appena fuori dal teatro, tornando all’esterno, si scopre ancora con maggiore chiarezza che i minuti trascorrono secondo altri ritmi e che, dunque, ogni periodo di tempo ha la sua caratteristica qualitativa.

Più tardi, chi ha partecipato a quell’evento musicale, va a dormire, come tutti, e chi può affermare che il tempo trascorso nel sonno sia quantitativamente eguale a quello della veglia? Riflettiamoci un istante e ci accorgeremo che nella nostra stessa vita di ogni giorno il tempo trascorso nel sonno è diverso da quello della veglia e che all’interno di quest’ultimo molte sono le differenze.

Ecco perché la concezione del tempo non è un fatto filosofico, ossia teorico o astratto, ma coinvolge in pieno la persona, perché quantificare il tempo significa materializzare l’uomo e pietrificare il mondo

L’uomo riflessivo deve porsi tali problemi e non lasciarsi trascinare alla deriva dalla marea montante del materialismo teso prevalentemente alla ricerca dei beni e dei piaceri materiali, che domina l’attuale civiltà, ed allora potrà comprendere il senso dei “giorni”, “anni”, “secoli” o “periodi”, potrà capire chi, nel corso dei millenni, ha dedicato il suo “tempo” alla concentrazione, alla meditazione. Potrà. inoltre, intuire l’importanza anche di certi miti classici troppo spesso eguagliati alle favole, e soprattutto potrà conoscere “come” trascorre per lui, in quanto uomo, il tempo.

11 ottobre 2021

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