
Non è facile eseguire il ritratto di Conte, non solo per via della mascherina che ne cela parte del volto e le dovute distanze da rispettare, ma, soprattutto, per la sua posizione instabile che tende a spostarsi frequentemente da destra a sinistra e viceversa. Comunque, piaccia o non, ecco la sua raffigurazione.
Al punto in cui siamo arrivati, dovrebbe esser chiaro : Giuseppe Conte è qualcosa che non è. Non è mai stato e non è un leader, non è un politico e nemmeno un eletto, non è un tecnico. È il Nulla divenuto premier. E lo comprova ogni giorno, adattandosi come fosse acqua corrente che scivola sulle superfici che incontra. È la rappresentazione plastica che la Politica, dopo l’insufficiente, il pessimo, ha raggiunto lo zero, cioè il vuoto assoluto.
Conte, l’avvocato di se stesso, non certo degli italiani, è il fenomeno più avanzato della politica di questi tempi, dopo i responsabili, i costruttori, i movimenti, i partiti, le ideologie (dubito che ne esista ancora qualche traccia), i tecnici, i populisti, le élite. È il ribaltamento del settore avvocatizio della politica, che pur da sempre è popolata da un nutrito stuolo di avvocati. Ma il Conte non scende in politica, non prende la tessera del partito, da avvocato assume solo l’incarico di difendere una causa per mere ragioni professionali. Ma, nel frattempo, i clienti cambiano e quindi anche le cause.
Giuseppe Conte andrebbe studiato approfonditamente nelle varie università del mondo, perché segna uno stadio nuovo, anonimo e postumo della politica. Nei suoi confronti non si può esprimere né dissenso e né consenso, perché non esiste un argomento su cui dividersi, dal momento che rappresenta la fine del discorso politico, la fine di qualsivoglia decisione, la fine di ogni idea, di ogni fatto reale. Ogni sua dissertazione è un vuoto preambolo a ciò che poi non accadrà, le sue astute elocuzioni sono simili a degli starnuti mancati, di cui si avverte, come in una maldestra recita teatrale, soltanto lo sforzo fonico, la dizione ridicola e artificiosa, peraltro con fastidiosa pronuncia nasale e con vocali finali prolungate all’eccesso, ma prive di ogni significato reale. Altri, casomai, decideranno, lui si limita al solo preannuncio.
Ogni qualvolta che un telegiornale apre su di lui, non appare la notizia, è solo una presenza impomatata che rivela un’assenza reale; si apre una finestra nel vuoto. I fatti nettamente separati dalle opinioni; lui è sempre posizionato nello spazio intermedio dove non ci sono né le opinioni, né le gravi ed impellenti esigenze del Paese. Dopo che Conte avrà parlato a vanvera, lascerà solo una lunga scia di silenzi e di infiniti buchi nell’acqua. Non darà risposte, perché pochi o nessuno gli porrà domande, sceneggerà un ruolo e se dovesse dare risposte, dirà lo zero virgola zero. Una cosa non gli mancherà mai: l’aria del saccente. La volpe di Volturara Appula, non rientra in nessuna specie conosciuta, eppure abbiamo avuto una complessa e diversificata fauna di politici al potere. Conte non è di parte, eccetto la sua. Improvvisamente, come per miracolo, è piovuto giù dal cielo, contornato da cinque stelle, in una sera senza pioggia del 1° giugno 2018.
L’avvocato, bisogna tenerne conto, è portatore sano di politica e di governo, ma, come tale, non ne presenta i sintomi perché ne è esente. È il brevettato contenitore sterile di ogni contenuto. Non possiede una sua idea; tutto quel che dice è frutto della circostanza, dell’ora , del luogo e delle persone che gli si trovano accanto. Conte è la sommatoria dell’habitat in cui trovasi inserito, capace di trasferire il ronzio che gli proviene dall’ambiente circostante in discorso.
E’ una comparsa scenica che recita una parte irrilevante priva di un vero ruolo. Appare come uno strano ologramma di un’immagine inesistente, il disegno tridimensionale realizzato in forma digitale di un figurino degli anni 50 che ostenta la sua affettata eleganza. Una figura irreale. Definirlo trasformista sarebbe già un elogio, comunque significherebbe un movimento in avanti, in quanto indicherebbe il transito da uno stadio a un altro. Invece, l’avvocato damerino, i suoi passi li compie graziosamente solo di lato, una volta a destra ed una volta a sinistra, con abile disinvoltura.
Conte è soltanto lo strato sottile, impalpabile,che sistematicamente riveste la situazione, di cui si avverte solo un fastidioso acufene in forma di eloquio.
Conte è come il fuoco fatuo, spesso nutre improvvise passioni politiche, ma di breve durata. Quando apparve per la prima volta sulla scena politica, molti dissero che aveva alterato il curriculum e che in alcune università da lui citate nemmeno lo conoscevano, perché non vi era mai stato; ma il nostro Conte, non dimentichiamolo, è un personaggio virtuale. Il suo curriculum, perciò, può facilmente restringersi, allungarsi, allargarsi a piacimento, secondo le occasioni.
Conte non ha eredità e provenienze, non ha una storia, non ha compiuto scalate. È stato magicamente chiamato, in modo diretto ed immediato, ad occupare il massimo grado col minimo sforzo, senza aver fatto assolutamente nulla. Una specie di gratta e vinci senza acquistare nemmeno il biglietto, addirittura senza manco aver grattato. Dal nulla a Palazzo Chigi.
Come accadde a Gregor Samsa, il personaggio immaginario, protagonista del racconto “La metamorfosi” di Franz Kafka, un uomo che si risvegliò il mattino trasformato in uno scarafaggio, così, invece, il decisamente più fortunato Conte, una mattina si svegliò premier. Kafka allo stato puro.
Conte è di volta in volta, all’occorrenza, di destra, di sinistra, di centro, laico, cattolico, progressista, fedele di Padre Pio, ma anche di Bergoglio, del sovranista Trump e contemporaneamente al servizio degli antisovranisti locali ed europei. Non appartiene a nessuno, è neutro, camaleontico, assume i colori di chi gli sta intorno. E’ un chiavistello universale, un passepartout. E’ in grado di assumere tutte le fattezze gradite ai suoi interlocutori. Si è dimostrato un servizievole merkeliano con la Merkel, un bravo junckeriano con Juncker ed oggi paggetto obbediente con la Ursula von der Leyen, ossequioso macroniano con Macron, zelante trumpiano con Trump fino ad ieri e lo sarà ancor più con Joe Biden ora. Qualunque persona incontra, lui diventa quello; è lo specchio di chi gli si trova davanti. In questa sua abile capacità si insinua e manovra tutto a suo favore.
Conte non dice niente d’importante, ma con difficoltosa tonalità che sembra nascere da uno sforzo possente, il suo tipico modo di parlare, atonico, cavernoso, adenoideo, privo di ogni pensiero o emozione, non è altro che l’espressione vanesia di un dire senza alcun dire, il gergo affabulatore del premier. Le sue conferenze sono il vaniloquio ingannevole della simulazione di governo, l’inutile promessa di soli intenti, il sistematico e puntuale rinvio di azioni concrete. E’ una incongruente elencazione di pensieri vani, senza comunicare niente.
Dopo Conte non esiste più la politica. In compenso ci sono i Dpcm, c’è Casalino, i social media o social network, la segreteria telefonica, le app, la cellula fotoelettrica, il navigatore satellitare, il drone, le poltrone con la relativa confezione contenente i chiodi, le colle speciali e tutto l’armamentario per rimanervi attaccati saldamente.
Conte però ha una particolare funzione, che non è soltanto quella di cerniera lampo tra M5S e la sinistra, punto di connessione tra grillini e la establishment del Paese. È il segnale chiaro che la politica è scomparsa, non c’è più, inghiottita completamente dal recente degrado. Il fu avvocato degli Italiani, ha oltrepassato ogni limite, è andato oltre, ne è assolutamente privo.
Conte, per completare con l’ultima pennellata questo quadro desolante, è la raffigurazione del silenzio assordante del nulla versato nel niente.
25 gennaio 2021