La magica notte del solstizio d’estate

21 giugno, solstizio d'estate: il giorno più lungo dell'anno

Questa sera, 21 giugno, vorrei brevemente esprimere qualche pensiero. Da parte nostra, quali appartenenti all’emisfero boreale e in coincidenza con la festa di S. Giovanni Battista. Quale rapporto ci può essere? Che cosa si può dire? Qualunque sia la nostra apertura mentale laica su tutto quanto ci circonda, ci concediamo – qualche volta o spesso – piccole soste meditative, affacciandoci alla finestra del mondo, volgendo lo sguardo alla straordinaria immensità dei cieli. Non può che scaturirne, forse, un desiderio di umiltà, di pace e di amore verso le cose.

Il solstizio d’estate, come molti di voi certamente sapranno, è il momento in cui il sole raggiunge il picco massimo nel cielo. Il 21 giugno è, pertanto, il giorno più lungo dell’anno; anche se in realtà il sole rimane lassù per ben tre giorni (sol status) e comincia a discendere soltanto dal 4° giorno, ossia il 24.

E’ da questo momento in poi che il nostro astro scenderà, nel suo movimento apparente, sempre di più, fino al 21 dicembre, per poi ricominciare la sua ascesa tre giorni più tardi…

La tradizione pagana vuole che il 24 giugno sia rappresentato come il Dio che perde la testa, ovvero il sole che “cade”; in breve, è il Dio che muore e che lentamente discende negli Inferi. Anticamente i pagani lo rappresentavano con il Dio Sole.

Come ogni rilevante festa pagana che si rispetti, anche questa fu assimilata e fatta propria dal nascente Cristianesimo dei primi secoli e l’iconografia fu adattata al Dio-Sole cristiano, cioè Gesù. E San Giovanni altri non è che l’alter ego del Dio Sole che nasce e muore durante l’anno. Similmente come per il popolo dei Celti, che si disputava il duello tra il Re Agrifoglio e il Re Quercia, rispettivamente il 21 giugno e il 24 dicembre.

In questo caso Giovanni “perde la testa”, poiché fu decapitato per volere di Salomé, la bella figlia di Erodiade, una leggendaria principessa ebraica, vissuta ai tempi di Gesù, di cui si accenna nei Vangeli.

Chiaramente, siamo di fronte ad una rappresentazione mitologica di uno fenomeno astronomico vecchio come il mondo e celebrato per quello che era – cioè un passaggio – già 7000 anni fa al confine tra Egitto e Sudan.

Più tardi, a distanza di quasi quattromila anni, anche a Stonehenge, il sito neolitico che si trova vicino ad Amesbury, nello Wiltshire, in Inghilterra, costituito da un insieme circolare di grosse pietre erette, conosciute come megaliti, si cominciò a celebrare il solstizio d’estate e la sua caduta tramite un osservatorio astronomico sacro, che rispecchia in tutto e per tutto quello più antico in Egitto.

Il Solstizio d’Estate coincide col culmine della traiettoria ascendente del Sole, preannunciando, inevitabilmente, l’inizio della sua discesa fino ad arrivare all’altro culmine, quello invernale, dal quale può risorgere, iniziando così un nuovo ciclo.

Come ha saggiamente osservato Renè Guenon, uno dei Maestri della Tradizione Integrale, ciò che ha raggiunto il massimo può solo decrescere; perciò il Solstizio d’Estate

segna l’inizio della metà discendente dell’anno, mentre il Solstizio d’Inverno rappresenta quello della metà ascendente.

I due Solstizi, pertanto, sono complementari e rappresentano i due punti estremi dell’anno solare. Non deve ingannarci il fatto che le celebrazioni dei due S. Giovanni non coincidano esattamente con l’avverarsi dei Solstizi ( i due santi, infatti, vengono festeggiati dalla Chiesa cattolica il 24 Giugno e il 27 Dicembre ), perché comunque ci troviamo in un periodo di tempo sacro che permette una dilatazione simbolica dell’evento.

In questo contesto, bisogna tener presente che nel mondo greco i due Solstizi venivano chiamati “Porte”, per cui il simbolismo solstiziale diventa molto più chiaro: non ci troviamo in presenza di quella religione cosmica inventata dai positivisti occidentali, ma di fronte ad una visione metafisica di tutto rilievo.

Ne consegue che il Solstizio d’Estate rappresenta la “Porta degli Uomini” e quello Invernale la “Porta degli Dei”: sono le aperture che collegano i due mondi, i simboli del passaggio tra il mondo terreno e quello celeste, caratterizzato, quest’ultimo, dall’eternità e dall’aspazialità. È importante, a tal riguardo, notare che nella visione classica la volta celeste rappresentasse il limite estremo del luogo fisico: la definizione di “oltre la volta celeste”, pertanto, porta l’iperuranio in una dimensione metafisica, atemporale e aspaziale e, quindi, puramente spirituale.

Il solstizio rappresenta un passaggio: dall’estate all’inverno e viceversa; dalla vita alla morte e viceversa. In tal modo era ritenuto chiaro agli antichi, che avevano tutta una serie di simbologie ad indicarlo.

Comunque, “porta” è anche la denominazione dei due solstizi, chiamati per l’appunto “Janua Coeli”, ovvero “porte celesti”, poiché tradizionalmente si immaginano i solstizi come due soglie che il Dio Sole attraversa per salire verso il cielo a dicembre e per scendere verso gli inferi a giugno. Janua è la divinità dei passaggi, è la porta e rappresenta il ciclo dell’eterno divenire. “Mors janua vitae – Vita janua mortis” (la morte è la porta della vita; la vita è la porta della morte).

Il rapporto fra S. Giovanni Battista e Cristo, come le due metà discendente e ascendente del ciclo solare, trova il parallelo nel rapporto fra i due San Giovanni. L’Evangelista muore il 24 giugno perché in quel giorno il Sole inizia a decrescere, ma la sua festività è celebrata il 27 dicembre, data della dedica della sua chiesa a Efeso, in quanto con la Chiesa significa la rinascita della Luce e del Verbo. Il Battista, invece, celebra la nascita al Solstizio d’estate, che l’Angelo del Signore annuncia come giorno di gioia in quanto, pur dando inizio alla fase oscura dell’anno, prepara la via al prossimo avvento della Luce.

Anche il matrimonio rappresenta un rito di passaggio. Per questo, ancora oggi, le nozze vengono celebrate soprattutto nel mese di giugno. Tant’è che la “luna di miele” si riferisce alla luna piena di giugno, che veniva così chiamata, per indicare il momento in cui le api producono il miele più dolce e abbondante.

Non vi è appuntamento più arcano della notte del “solstizio d’estate” per consacrare al mistero tutto ciò che di inspiegabile vive in noi, ed intorno a noi, e che alla luce della scienza ufficiale rimane privo di alcuna risposta logica, sia pure approssimativa.

I riti della “notte di San Giovanni”, ovvero della “notte di mezza estate”, hanno origini antichissime proprio perché questo appuntamento della natura, sia pur tinteggiato di apparente cristianità, affonda le sue profonde radici nel paganesimo più antico, in coincidenza della posizione del Sole, giunto ormai nel punto più culminante del suo viaggio, lassù nel cielo.

Tradizioni ermetiche e scuole iniziatiche si danno appuntamento, in questa notte “misteriosa”, per sacralizzare con cerimonie e feste, questo importante evento della natura. Il leggero diaframma che separa il mondo del “visibile” da quello “invisibile”, per un evento cosmico, si apre, consentendo in tal modo, agli abitanti degli attigui mondi: quello del reale e dell’irreale, di poter trasmigrare.

Poter elencare i vari aspetti tipologici legati agli avvenimenti di questo giorno, tanto particolare e marcatamente pagano-religioso, legato alla magia ed alle più svariate percezioni extrasensoriali, sarebbe cosa veramente ardua. La ricca bibliografia, i tantissimi fatti misteriosi e le esperienze inspiegabili di vita vissuta, ovvero ricordi di racconti legati alle tante tradizioni familiari, non possono che indurci a considerare il momento del solstizio d’estate ed il suo collegamento alla “notte di San Giovanni” come un arcano appuntamento della natura: l’impossibile, per effetto di sconosciute e magiche coordinate, diventa realizzabile. Fate e gnomi, elfi e silfidi, si materializzano e, abbandonando i libri di fiabe ed i sogni ancestrali, consentono agli uomini di scrutare oltre il confine del razionale.

E’ abbastanza inconsueto; non v’è luogo della terra che non sia legato, per la stranezza degli avvenimenti, al ”mistero” di questo giorno.

In questa data, quasi certamente per un magico ed insolito incantesimo, qualcuno potrebbe scoprire il codice arcano che consenta di poter entrare in contatto col suo inconscio: percepire una via paranormale, cioè, l’opportunità di poter contattare il mondo che è accanto a noi, in un’altra dimensione parallela. Il dischiudersi dell’arcano diaframma che separa i rispettivi mondi del visibile e dell’invisibile, renderebbe percorribile il tunnel verso l’ignoto, in questo giorno di “solstizio d’estate”.

Sono in tanti, purtroppo, a non sentire questo sottile e magico richiamo, sciupando, così, un’occasione che va perduta e che si riproporrà, forse, ad un successivo appuntamento solstiziale,

In alcune isole della Grecia, ad esempio, nella notte di San Giovanni, si pratica la “pirobazia”, l’arte di camminare a piedi nudi sul fuoco. Cosa dire, poi, dei “sabba” che gli appartenenti alle cosiddette “chiese sataniche” praticano, anche con sacrifici animali, tentando in tal modo di esorcizzare i ricordi legati al fuoco della Inquisizione e gli effetti devastanti che le fiamme fecero sui poveri corpi di coloro che sventuratamente vennero ritenuti, da un impietoso tribunale di frati ignoranti, in contatto con il demonio.

Fu quello, un vero periodo di profondo oscurantismo della mente umana e di quella religione: sì, proprio quella che predicava ed elargiva amore, mediante il perdono!

In queste tre notti, in tutta Europa, saranno migliaia i falò che illumineranno il passaggio del Sole, quasi a voler sostenere fino all’ultimo la massima forza del nostro astro, destinato a discendere di nuovo negli Inferi Celesti.

In Erbis, in Verbis, in Lapidibus. I segreti arcani e universali sono scolpiti nel grande libro della natura. In queste tre parole sono racchiuse le alchemiche formule della immortalità dello spirito. Penetrare nel “santuario della natura” significa acquisire la conoscenza, non quella delle scienze umane, ma la nozione diretta al pieno possesso della materia.

Mi chiedo, a questo punto, perché mai non viene colta anche la più piccola manifestazione fenomenica della natura e considerarla un tutt’uno con la “grande opera” che ci circonda e che ci è stata data “in comodato”, per esaltare il nostro desiderio di ascesa?

Chissà, solo allora, forse, nella paziente ed umile attesa, da muti ed attenti spettatori quali dovremmo essere, assisteremo al fondersi dei mondi dell’impossibile e del reale, mentre passato, presente e futuro, fusi, come per incanto, in un tutt’uno, ci sveleranno, finalmente, il perché della nostra esistenza.

“Misteriosa anche alla luce del giorno,

Natura non si lascia spogliare dei suoi veli,

e ciò ch’essa non vuole palesare al suo spirito,

non glielo strapperai con leve, né con viti.”

(Johann Wolfgang von Goethe)

Solstizio d’estate 2020

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