La confusione

Aumenta la confusione a fine settimana

In Italia, ormai, la questione fondamentale non è lo stucchevole contrasto fra la Destra e la Sinistra che domina la vita politica del Paese, contrasto nel quale, alla fine, si sono invertiti i valori: la Sinistra, da progressista, è diventata conservatrice, la Destra, da conservatrice si è trasformata in liberale vecchio stampo. Categorie ideali passate di moda da un pezzo, che non si ha il coraggio di abbandonare perché, comunque, in mancanza di nuove idee o di una visione a medio raggio, servono a tener vivo una specie di dibattito politico estenuante e noisamente ripetitivo.

L’Italia è alla ricerca di un modello da seguire perché è incapace di pensarne uno suo. Incultura e indifferenza interessano ampi strati della popolazione e i risultati sono sempre più evidenti.

La conseguenza finale di questa situazione è che il Paese, di cui è espressione la sua classe politica, eletta più in base a sollecitazioni emotive che razionali, da cinquant’anni è fermo su un binario morto. Ciò spiega la confusione totale in cui ci ritroviamo immersi a proposito dell’epidemia.

Nella situazione della Fase 2 che stiamo vivendo, ci vorrebbe un governo dalla mano ferma. Non c’è e le Regioni vanno per conto loro.

Il buon senso avrebbe suggerito di aprire cominciando dalle Regioni a ridotto tasso di contagio. Invece no: tutti uguali, anche la Lombardia dove il contagio continua. L’assurdità è che tre giorni prima della riapertura, la Calabria è finita al Consiglio di Stato per aver anticipato lo sblocco rispetto alle altre. Una vicenda stupida.

La Fase 2 è piena d’incertezze: “usate guanti e mascherine”, “evitate gli assembramenti”. Belle parole: le mascherine continuano a scarseggiare, nonostante quel che dice Arcuri e i guanti sono buoni per lessare le mani, dopo un certo tempo.

La questione è che se le mascherine sono effettivamente utili per un verso, possono rappresentare un inconveniente per l’altro. Il prof Montanari sostiene che, in realtà, costringono a respirare anidride carbonica emessa nella respirazione, con gravi effetti fisiologici, e scarta del tutto l’idea di munirne i bambini.

Il dubbio è se la mascherina protegge chi la porta o gli altri, dubbio insoluto. Sulla spiaggia la si dovrebbe tenere fino all’ombrellone, poi si può toglierla. Ma se vuoi bagnarti, la devi rimettere fin quando non entri in acqua e qui dove la lasci? Un’analisi dell’Istituto Superiore di Sanità ci dice che sul mare e sull’aria sovrastante, il virus è inesistente. Quindi, vive solo fino al bagnasciuga? Un miracolo.

Dobbiamo essere distanziati l’uno dall’altro. Di quanto? L’indicazione è vaga: si va dai quattro metri fra gli ombrelloni ai due metri per i tavolini di un ristorante a 1,5/ 1 metro tra le persone. Mi ricorda un vecchio criterio: se passava un filo tra due corpi non c’era adulterio. A questo punto, per i giovani, si profila il matrimonio combinato dalle famiglie.

Parliamo dei morti la cui cifra continua a salire, almeno in Lombardia. Sono oltre trentamila. Ma l’Istat ci dice che non è vero, perché le statistiche della Commissione ad hoc della Protezione Civile non sarebbero esatte. Il Governo tace su questo punto e la sensazione crescente è che la mano destra non sappia quel che fa la mano sinistra.

Sul contagio e sul suo possibile ritorno a vele spiegate, forse nell’autunno, tutti zitti o, meglio, tutti parlano e dicono cose contraddittorie. La gente è abbandonata a se stessa.

Si polemizza sugli ospedali costruiti perché inutili! Sembra di sognare. Qui nessuno si rende conto che il contagio è in mezzo a noi e che ci dovremo, probabilmente, convivere a lungo. Meglio avere un ospedale vuoto che i malati stesi nei corridoi, com’è avvenuto.

Ancora: l’apertura di negozi e ristoranti. I proprietari e i gestori, quelli che non hanno inteso chiudere l’attività, pieni di buona volontà, hanno introdotto le costose modifiche necessarie, tutte a spese loro. Non hanno ancora ricevuto un centesimo degli aiuti promessi. Forse arriveranno, ma la loro speranza è che la gente riprenda presto le sue abitudini: andare al ristorante e fare acquisti. A che prezzi? Non si è immaginato nessun tipo di controllo dei prezzi, non un calmiere, ma almeno un controllo. E poi, chi ha il denaro, in questo momento, da spendere? Molti non ne hanno, e sono milioni. Molti altri se lo conservano gelosamente, perché non si sa mai cosa potrebbe accadere. Mai come in questo periodo sono aumentati i risparmi nelle banche. Se la gente non consuma, in questo periodo, è una tragedia per i commercianti e per i ristoratori.

Anche sul turismo c’è qualcosa da capire. A giugno si aprono le frontiere tra le Regioni, anche se ci sono delle giustificate perplessità. Chi si sposterà dalla Lombardia, dal Piemonte o da altre zone del Paese dove è ancora presente il contagio, andrà in quarantena quando arriva al posto di destinazione? I Presidenti delle Regioni (vedi Sicilia e Sardegna) sono arbitri o no della salute delle loro popolazioni?

Che senso ha, sempre a giugno, aprire le frontiere all’esterno del Paese se quest’apertura non è coordinata almeno con i nostri Stati confinanti? Aspettiamo turisti che vengano d’oltreoceano. Con quali voli, se tutto è bloccato e il settore aereo è al collasso? Il fallimento della Hertz non dice a qualcuno come stanno le cose realmente?

Sulla scuola, poi, che è il nerbo delle generazioni future, nebbia fittissima. Li assumiamo i docenti precari? O servono o non servono. Se occorrono, in un momento come questo, a che serve discutere se per merito o per concorso? Se senza concorso andavano bene, com’è stato in passato, perché ora no? La soluzione all’italiana pare che sia: li assumiamo e dopo facciamo i concorsi. Se qualcuno non li vince, pazienza, torna precario. Ricordo un episodio: un tale che in Sardegna andò in pensione dopo una cassa integrazione per tutta la vita, tranne tre giorni di lavoro.

Come se non bastassero gli innumerevoli guai che ci affliggono, è spuntato anche il nuovo caso dei “volontari sceriffi” del ministro Boccia, un esercito di 60.000 soggetti chiamati ad espletare, gratuitamente, prestazioni di volontariato e che avrebbero dovuto collaborare per far rispettare le misure di sicurezza e l’uso della mascherina, dunque essere operativi in strada. Sembra, però, che la proposta di Boccia non trovi consenso nella stessa maggioranza e pertanto sia destinata ad arenarsi. Si continua a procedere nella fitta nebbia.

L’epidemia ha fatto dimenticare altre gravi questioni che incombono sul nostro futuro. Intanto, a Marcianise gli investitori stranieri se ne vanno e lasciano sul lastrico centinaia di lavoratori. E il caso Whirlpool? Silenzio governativo o qualche lamentazione sulla violazione dei diritti.

L’emergenza sanitaria ha messo spalle al muro un intero patrimonio imprenditoriale obbligando i governi nazionali ad intervenire per salvare imprese e tutelare migliaia di posti di lavoro grazie agli aiuti di Stato. Il Governo Conte è intervenuto con i “3 miliardi per la costituzione di una compagnia aerea che sia interamente controllata dal Ministero dell’economia”, frase scritta nel Decreto Rilancio con cui lo stesso Governo aveva già di fatto nazionalizzato Alitalia, per poi passare alle garanzie fornite alle aziende per ottenere prestiti bancari come quello da 6 miliardi e 300 milioni richiesto da Fiat Chrysler Automobiles.

Rimane ancora un’incognita, il rinnovo delle concessioni richiesto dal Gruppo Autostrade per l’Italia, con la Famiglia Benetton che non avrebbe accettato nessuna delle proposte avanzate dal Governo. Riemerge la questione Atlantia, quella del Ponte Morandi. Sono passati due anni e da due anni si dice: revochiamo la concessione. Perché non s’è fatto? Adesso l’Atlantia ricatta il governo: o ci date i contributi previsti o sospendiamo la manutenzione! Non c’è che dire, questo è un governo di maramaldi.

Negli ultimi giorni il dramma Coronavirus ha portato alla luce anche la drastica situazione di ArcelorMittal di Taranto. A causa del covid-19 infatti, la situazione del siderurgico di Taranto si è pesantemente aggravata con perdite cresciute fino a quasi 100 milioni di euro al mese e la produzione scesa ai minimi storici.

A fronte di questi dati, ieri, il Ministro dell’Economia Gualtieri ha dichiarato: “ lo Stato pronto a coinvestire e quindi ad intervenire direttamente per avere una Ilva forte che sia leader mondiale del mercato”.

Ma tutto questo impone cospicui fondi e, anche se il Governo con il Ministro dello Sviluppo economico Patuanelli dichiarano che le condizioni per proseguire con il piano industriale ci sono (sarà vero?), la partita si sposta inevitabilmente in Europa.

Precisamente a domani, mercoledì 27 maggio, quando verrà presentato dalla Presidente Ursula von der Leyen, il progetto Recovery Fund. Il programma per salvare l’economia europea sarà fondamentale per l’Italia e verrà portato alla discussione cercando di trovare un compromesso tra i conflitti e le differenti idee tra blocco del nord e del sud Europa. Accetteremo o no il possibile aiuto programmato dall’asse franco-tedesco? Non si sa. Qual è la nostra posizione, viste le diverse valutazioni del Pd e dei 5Stelle? E, questi soldi, poi, quando saranno disponibili? Nel frattempo, dove troveremo le risorse necessarie?

Poi, c’è la questione della magistratura, gravissima, perché scandalosamente politicizzata. Palamara docet. Ma su quest’argomento preferisco non intervenire, almeno in questo contesto, perché ci sarebbe da scrivere un romanzo. Andiamo avanti nella confusione.

In Libia si continua a sparare, e gli emigranti continuano a sbarcare, ma a noi che c’importa? Chi ascolta gli appelli disperati del sindaco di Lampedusa?

La politica estera italiana, a voler essere buoni, è ambigua. In realtà, non esiste e rientra in quell’ampio vuoto culturale per cui non ci si accorge che il Paese è incolto, non adeguato all’evoluzione della tecnologia e della vita moderna, e che è drammaticamente fermo a cinquant’anni fa e arranca, malamente, per stare dietro al progresso.

Nelle condizioni attuali, dove la crisi dell’economia italiana s’innesta su quella europea e quella europea su quella mondiale, tutte poi, all’improvviso, pericolosamente aggravate dalla pandemia, nell’ambito della geopolitica internazionale,l’Italia resta relegata in un ruolo di second’ordine, schiacciata dall’intesa franco-tedesca, inutilmente alla ricerca di alleati minori che, invece, preferiscono un partner più forte o, almeno, dotato d’idee.

Gli Italiani, in genere, sono considerati vivaci, socievoli, intelligenti e pieni di fantasia. In politica invece, sono fra loro rissosi e vuoti d’idee.

In politica interna, si vede tutti giorni quanto il loro individualismo finisca nella confusione. In politica estera, invece, dove non è l’individuo che conta, ma il Paese, sembra che regnino solo l’approssimazione o l’incapacità di generare interesse.

26 maggio 2020

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