Il golpe bianco

La voce Delle Voci - GOLPE BIANCO AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

Tutto cambia, tutto sta cambiando, tutto cambierà. Impotenti e sbigottiti, stiamo assistendo al lento ed inesorabile dissolversi del mondo che conosciamo. L’avvento di questo virus non ha portato soltanto un numero spietato di uomini e donne seppellite senza una lacrima, senza un fiore, senza la dignità del trapasso.

Abbiamo scoperto in queste settimane che costruire un sistema autoritario in Italia è facilissimo. Salvo poche, lodevolissime eccezioni, nessun giurista o intellettuale o opinionista ha battuto ciglio al cospetto della sospensione drastica delle libertà costituzionali per mezzo di un semplice Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (Dpcm).

Il Parlamento non si riunisce, non discute e non vota, mentre il governo emette decreti a raffica;

Le forze dell’ordine, nel far rispettare le norme impartite, sono libere di fermare, intimidire, multare chiunque, senza che il Viminale ritenga di intervenire spiegando a poliziotti e carabinieri che il nemico non è il cittadino inerme, ma il virus. A tal fine, vi racconto quanto è accaduto l’altro giorno nel mio Molise e riportato dalla stampa locale.

Giuseppe V., 83 anni, pensionato di Sant’Elena Sannita, in provincia di Isernia, è stato multato in ottemperanza al Dpcm del 20 marzo 2020. Perché? Cosa ha fatto di grave? Vediamo. Sant’Elena Sannita, all’anagrafe, conta meno di trecento abitanti, ma i residenti, nella realtà, sono un centinaio. È un borgo al confine tra le due province molisane, Isernia e Campobasso, normalmente disabitato, ora praticamente vuoto. Non ci sono stati, né ora sono presenti, casi di Covid-19. L’altro giorno, il signor Giuseppe, che da un mese e mezzo non aveva messo il naso fuori dalla porta, in ossequio alle disposizioni di legge, è uscito nel pomeriggio per andare nella bottega del paese a comprare delle uova. Poi, complice il sole e la temperatura mite, si è spostato dalla bottega, ha fatto venti passi più in là, nella piccola piazza, per dare uno sguardo a quella che per tutta la vita è stata la sua “balconata”. Si è seduto sul muretto e si è messo a fumare una sigaretta. Ha chiuso gli occhi. Ha raccolto i ricordi. Poi, ha riaperto gli occhi e si è trovato davanti la gazzella dei carabinieri, improvvisamente giunti da fuori paese, che lo hanno identificato e multato. Sì, multato. Nella piazza deserta di un paese deserto, il signor Giuseppe, 83 anni, è stato multato perché lontano dalla sua abitazione appena più di 200 metri. Sul verbale i carabinieri hanno messo quattro X: 1) era da solo a piedi; 2) si spostava in assenza di un comprovato motivo; 3) svolgeva attività ludica/creativa all’aperto; 4) accedeva a parchi/ville/aree gioco/giardini pubblici. Nello spazio del verbale destinato alle dichiarazioni del trasgressore il signor Giuseppe, tra incredulità, mortificazione e rabbia, ha fatto scrivere: “Ho fatto circa 210 metri da casa per acquistare delle uova e mi sono fermato sulla terrazza per respirare”. Sì, per respirare l’aria della sua vita, ottantatré anni di vita, tenuti in fermo forzato da un mese e mezzo. Accade così che, a Sant’Elena Sannita, un ottantatreenne debba togliere dalla sua piccola pensione 280 euro per aver desiderato guardare i suoi monti, quelli della sua vita, aver fumato una sigaretta, dopo una reclusione, rigorosamente rispettata, per un mese e mezzo. C’è un limite allo zelo? C’è il senso dell’opportunità da tenere in conto? C’è il buon senso a far da maestro in certe circostanze?

Siamo giunti all’inverosimile e questa è l’aria che tira:

– I media, anziché vigilare sui diritti dei cittadini, incitano alla caccia all’uomo;

– i vicini di casa denunciano i propri vicini e la delazione è diventata, proprio come nel Ventennio, una virtù civile;

– la retorica della guerra e il nazionalismo straccione (nel Paese di Caporetto e dell’Otto settembre!) alimentano i sentimenti peggiori, diffondendo da un lato un panico del tutto ingiustificato, e dall’altro l’autocommiserazione che tanto ci è cara;

– l’arbitrio è divenuto la misura di tutte le cose.

A questo punto, molte sono le ipotesi che frullano nella testa di chi cerca di trovare una valida ragione in questi provvedimenti restrittivi a cui siamo sottoposti. Non è difficile immaginarle, in effetti.

Per farlo, sicuramente occorre essere complottisti, diranno gli autoproclamati professionisti dell’informazione, i mandarini dell’ordine costituito.

Per farlo, occorre avere mantenuto ancora una pur minima soglia di senso critico, preferisco dire io: quella minima soglia di senso critico, per intenderci, che ci induce a riflettere, a non farci ingannare da ciò che appare, ma a ricercare la verità, a rimanere “apoti”, cioè a non berci tutte le fandonie che il potere diffonde per riprodursi e potenziarsi indisturbato. Forzando la mente ad osare un po’, anche con delle supposizioni controcorrente difficili da accettare.

Allora, forse, si potrebbe ritenere, ciò che da più di due mesi stiamo subendo in silenzio, un grande esperimento sociale. Ipotesi, questa, che trova sempre più sostenitori, non solo qui da noi, in Italia, ma in gran parte del mondo. Una prova che la classe dominante del potere cosmopolitico, si pensa, approfittando del virus (o addirittura, come alcuni sostengono, producendolo in laboratorio), sta gestendo ad usum sui: per riforgiare i rapporti di forza a proprio esclusivo vantaggio, usando il distanziamento sociale come nuovo principio di organizzazione della società. Ma poi anche, in modo sinergico, per capire quanto sia facile, da cittadini liberi, ridurci in schiavi anzitutto mentali, che accettano di buon grado droni e tracciabilità, controlli militari per strada, distanziamento sociale e quanto siano disposti alla pratica della delazione.

Se così fosse, l’esperimento sarebbe quasi del tutto riuscito: forse la maggior parte della popolazione, quella più impaurita, non se n’è accorta, ma siamo, a tutti gli effetti, già schiavi. Schiavi che accettano tutto, anche le decisioni più meschine e umilianti imposte dal governo, pur di sopravvivere. Pur di sfuggire al contagio. È un dispositivo perfetto: “Se volete salvarvi – ripetono ossessivamente le centrali del potere e della sua informazione addomesticata e incitante alla sottomissione con toni perentori – dovete eseguire tutto ciò che vi imponiamo. Senza se e senza ma.”

Poco importa se i provvedimenti adottati possano essere incostituzionali, come già è in non pochi casi.

La Costituzione e il Parlamento, i diritti e le libertà possono essere sospesi, se si tratta di sopravvivere: questo il subdolo inganno che il potere usa e al quale la maggior parte dei cittadini cedono, come schiavi perfetti che amano le proprie catene.

E che, ammettiamolo, si rivelano schiavi ideali: di quelli che pur di far salva la vita, rinunciano alla libertà e accettano di buon grado il gravame di ogni catena. I governanti con sorriso persuasivo ci assicurano che, se agiscono così, è per il nostro bene e per la futura libertà. E’ un paradosso: in nome del bene e della libertà a venire, ce li tolgono entrambi nel presente che stiamo vivendo. E, intanto, per il tramite dello zelante Colao ,arriva la “app” della tracciabilità, la seducente “Immuni”, per evitare i contagi, dicono.

Ci sorveglieranno come nemmeno è immaginabile nelle più fantasiose descrizioni di Orwell. Dicono che sarà facoltativo, ma già trapela la possibilità di limitazioni di spostamento per chi non userà il marchingegno elettronico. Che è un po’ come dire: siete liberi di non usarla, ma se non la usate, non potete muovervi. La libertà del più bieco ricatto, insomma. Addirittura si parla della possibilità di braccialetti elettronici. Queste le allucinanti ipotesi, le misure da adottare, oggetto delle estenuanti riunioni degli esperti che affollano i numerosi tavoli tecnici presenti ormai in quasi tutti i nostri ministeri, oltre a quello di Palazzo Chigi (ovviamente, come sempre, il tutto a nostre spese).

Ma, come se non bastasse tutto ciò, qualcuno ha anche pensato a farci un ulteriore regalo. Infatti, mentre siamo chiusi nelle nostre scatole di sogni e cemento, un nuovo “cavallo di Troia” è stato messo davanti alle porte delle nostre case. Mentre contiamo i giorni e le ore per cercare di tornare a vivere, lunghe mani e voci rassicuranti, stanno lavorando senza tregua per convincerci ad accogliere con il sorriso questo particolare dono lasciato all’uscio. Questa volta, però, l’ingegnoso ed ingannevole regalo del mitico Ulisse non contiene uomini, non contiene soldati. E’ il “controllo” ciò che porteranno i nuovi astuti Ulisse, che stanno portando, che hanno portato. In ogni ingranaggio della società.

E’, quella che si vuole attuare, un’operazione preparata da qualche tempo. Nulla è casuale. Il virus ha soltanto velocizzato, in certi settori, un progetto già pronto che era stato custodito nel cassetto, aspettando il momento opportuno per tirarlo fuori. La pandemia ha fornito il grimaldello per un’attuazione più veloce e intrusiva nei tessuti sociali. Si è iniziato dal “quarto potere”: l’informazione.

Con l’avvento delle nuove forme di comunicazione tramite social network, si è lasciato il “guinzaglio lungo” alle persone. L’apparente forma di liberazione dall’informazione mainstream ha creato l’illusione di poter avere notizie non veicolate da gruppi di potere e dai partiti politici. Di conseguenza, abbiamo assistito alla nascita di una miriade di giornali online più o meno professionali, più o meno equilibrati, che garantivano però una visione poliedrica della notizia stessa.

Non a caso, nel rapporto 2020 sulla libertà di stampa di Reporter Senza Frontiere, pubblicato ieri, c’è un’inedita sezione “Coronavirus”: “Molti leader, denuncia l’organizzazione, hanno approfittato dell’emergenza per restringere ancora la libertà di stampa e di espressione, incarcerando giornalisti che dubitavano delle statistiche (come in Algeria) o varando leggi “anti-fake news”, come quella dell’ungherese Orbán, che aumentano il loro controllo sull’informazione”.

La libertà d’informazione è un bene che non sappiamo e non abbiamo saputo difendere come si poteva e doveva. Dalla nascita di migliaia di siti che possiamo definire “civetta”, all’importazione del termine fake news, il tempo è stato un battito di ciglia. Un inglesismo che abbiamo subito fatto nostro (il fascino delle parole straniere da noi c’è sempre stato), non rendendoci conto della pericolosità di questo termine. Di quanto possa essere una pietra tombale sulla verità dei fatti. Abbiamo iniziato a dar il beneficio del dubbio a notizie palesemente dimostrate false. Abbiamo allargato gli spazi di verità oltre la ragionevolezza, convinti che la verità non abbia confini. Una volta arrivati a questo punto di non ritorno, le stesse persone che hanno regalato metri di guinzaglio, hanno iniziato ad accorciare lo stesso. Un po’ alla volta. Le fake news sono diventate quindi centrali come concetto ed oggi, che anche gli ultra ottantenni conoscono il significato di “fake news”, i tempi sono diventati maturi per stringere ulteriormente il “guinzaglio”.

Oggi, con l’esplosione del Covid-19, il concetto stesso di libera informazione è minato nelle fondamenta. Chi poteva non ha saputo o voluto dare, nemmeno nella violenza del momento, delle linee guida certe. Si è lasciato un popolo sconfinare nelle “verità” di virologi, infettivologi, farmacologi, ecc.,ecc., con diverse formazioni e diversi concetti, troppo spesso contrastanti. Ed è nel caos mediatico, che il “capolavoro” di qualcuno ha vita. Una pubblicità martellante, in tutte le reti Mediaset, ti raccomanda di affidarti all’informazione mainstream e ai suoi editori, viene creata una task force contro le fake news, nell’ambito dell’emergenza pandemica. Una squadra di docenti e ricercatori universitari, con tre giornalisti indirizzati a livello governativo che rappresentano: “Repubblica”, notoriamente in quota PD; “Fanpage”, la cui società editrice gestisce anche la comunicazione dell’Inps in alcuni progetti; “Open”, il giornale di Enrico Mentana, rappresentata da un “debunker”(cioè la persona preposta a smascherare le notizie false) che proviene dalla Casaleggio & associati. Insomma, abbiamo una squadra di sceriffi (che certificano in questo modo anche l’onestà intellettuale dei propri giornali) con la pistola a salve, poiché non hanno nessun potere coercitivo sulle pagine web che mischiano fandonie e verità non accertabili. Operazione all’apparenza inutile ma, in realtà, l’ennesimo passo per avvicinarsi a quella che, tra non molto, racconteranno come una necessità: una commissione di vigilanza sull’informazione,con pieni poteri.

L’unica verità sarà quella dei media mainstream o di chi si è allineato per motivi di interesse. Le fake news non conterranno solo notizie spudoratamente false, saranno anche le diverse visioni dei fatti a non trovare più spazio nella verità ufficiale. Nonostante siano verità accertabili nelle fonti.

Sarà un cambiamento quasi impercettibile, per la maggior parte delle persone. Sarà questo cambiamento di tendenza nell’informazione ad aprire le porte ad altre forme di “controllo”: nella privacy violata da applicazioni che siamo e saremo costretti ad avere nei nostri telefoni. Applicazioni che tracceranno ogni nostro movimento, desiderio, necessità, pensiero. Una miniera d’oro per chi il potere lo gestisce.

Avremo, purtroppo, anche una magistratura sempre più invasa dal potere contorto, che darà un nuovo significato e nuovi confini alla parola criminalità. Una magistratura che vorrà, come lo vediamo in alcuni casi oggi, spazi di gestione e controllo sempre più ampi. Non per assicurare più sicurezza o più contrasto alle mafie, lo vorrà solo per avere fette di potere sempre più garantite e incontrastate.

Ciò che ho innanzi rappresentato, e che spero non vi abbia procurato apprensione, non è la narrazione di un nuovo mondo virtuale per tener sotto controllo le persone, non è fantascienza, non è una nuova saga di Matrix. Non è complottismo o settarismo da barzelletta. Non rientra nemmeno nell’intento di voler fornire una forma di informazione in contrapposizione a quella data dagli organi di governo, dalla stampa, dai siti web ufficiali, dalla radiotelevisione. E’ solo l’ analisi di un “golpe bianco”, uno dei tanti che abbiamo subito nel corso della storia d’Italia. Un golpe senza colpo ferire.

Sta a voi stabilire quanto sia fondata tale supposizione.

Qualunque cosa ne pensiate, questa la mia accorata raccomandazione : non aprite quella porta, non fate entrare quel “cavallo di Troia”. Siate più astuti di Ulisse, non commettete l’errore dei Troiani.

Restate liberi per cercare una verità che si rivolga ai fatti, con tutte le narrazioni che volete, con tutte le sfaccettature con cui leggerete la realtà. Fate del realismo e della logica il vostro scudo e la vostra spada.

La verità è un dono che ha un costo molto alto al mercato della vita. Va cercata, va difesa, va vissuta.

22 aprile 2020

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