Lo spettro del Mes

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Ritengo opportuno, nel momento attuale, al di là di quanto già messo in evidenza in passato, mettere in chiaro, una volta per tutte, alcuni aspetti che riguardano il Meccanismo Europeo di Stabilità – Mes –, il tanto discusso fondo “salva-stati”, la cui riforma dovrebbe andare in adozione al prossimo Eurogruppo di domani, 16 marzo.

Il Parlamento, come ormai noto, nell’attuale situazione determinatasi col Coronavirus, si riunirà solo per votare gli scostamenti di bilancio e a ranghi ridotti: 350 o 360 membri. In pratica, il Parlamento è chiuso per emergenza sanitaria e le Camere si sono autosospese. Lo Stato si è ridotto a Governo e amministrazione, a dispetto dell’articolo 77 della Costituzione che, in casi straordinari di necessità e di urgenza, qual’è l’attuale emergenza, prevede un controllo continuo del Parlamento sul Governo, anche a Camere sciolte. Votato lo scostamento, la politica tornerà dormiente. Insomma, il taglio dei parlamentari si è già realizzato per fatti concludenti.

Nella momentanea assenza di controllo o di indirizzo, il Governo si appresta a esprimere in Eurogruppo una posizione sull’adozione delle modifiche al Trattato istitutivo del Mes, la cui materia, peraltro, è molto tecnica. Il rischio è che lo faccia in piena libertà, salvo presentare poi il conto al Paese.

In questo delicato momento di crisi si sa che l’Italia (ma assieme all’Italia il resto d’Europa: il virus toccherà inesorabilmente anche le altre economie europee) avrà bisogno di intervenire in modo massiccio per sostenere il blocco delle attività economiche. È normale: l’allentamento dei legami sociali comporta sempre la riduzione delle attività economiche. Chi gestisce un’impresa, grande o piccola, lo sta già sperimentando sulla sua pelle. Per come è messo il nostro Paese, ci sarà bisogno di interventi in deficit. Ma il deficit dei singoli Stati europei non può essere finanziato dall’Eurosistema (Banca centrale europea e Banche centrali nazionali dei Paesi dell’Unione europea che hanno adottato l’euro): lo vieta espressamente l’articolo 123 del TFUE (Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, originariamente stipulato a Roma nel 1957, che ha subito successive modifiche), che rappresenta il pilastro fondamentale della Costituzione europea.

Già ai tempi della crisi del 2011 gli abili Architetti d’Europa hanno dovuto trovare delle modifiche alla rigidità dei Trattati e dei loro guardiani: i rimedi sono stati prima l’istituzione del MES nel 2012, e poi il fantomatico – perché non fu messo in pratica – OMT (acronimo di Outright Monetary Transactions), cioè il programma di acquisto illimitato di titoli di Stato annunciato da Draghi nel luglio 2012 con la famosa frase : deciso a fare“ qualunque cosa sia necessaria”, a garantire il futuro della zona euro. Adesso, nel dibattito economico, in Germania e non solo, c’è consenso sulla necessità di emettere safe assets (titoli europei privi di rischio) per finanziare gli interventi che saranno necessari in tutta Europa per invertire la rotta, a epidemia passata. Perché l’epidemia, speriamo presto, passerà e bisogna attrezzarsi per il dopo. E se l’Italia, oggi, è travolta dal Covid-19, è solo questione di tempo per la Francia, la Germania e gli altri Stati.

Come sempre, chi pensa queste cose sorvola sul chi e sul come di questa emissione prossima ventura. L’enorme rischio alle porte per il nostro Paese è che il Mes venga adattato a questa particolare esigenza. Il Mes, come ormai dovremmo sapere, non è un meccanismo assicurativo tra Stati, cui ciascuno deve contribuire a seconda della propria quota in BCE, come viene astrattamente presentato nel discorso economico. È, invece, una banca sovrana, i cui componenti, dal Consiglio dei governatori all’ultimo funzionario, sono espressamente immuni da qualunque giurisdizione dell’area euro. Possono agire in piena autonomia e sono soggetti solo a un auditing interno, più e meglio di qualunque altra banca: hanno una propria giurisdizione e un loro processo. In una semplice battuta: non possono commettere reati per definizione, perché nessuna giurisdizione europea può intervenire nei loro confronti o li può sottoporre a giudizio . Possono eventualmente essere inquisiti per reati da giudici inglesi o americani: non da giudici francesi o tedeschi o italiani o di qualsiasi altro Stato appartenente all’Ue, compreso il Lussemburgo, dove si trovano i loro uffici. Sono praticamente arroccati in una torre eburnea.

Il loro status privilegiato è una versione riveduta e corretta della tradizionale immunità diplomatica , però applicata a funzionari di banca, anziché a rappresentanti dei Corpi diplomatici. Il Mes, in pratica, giudica di se stesso come un qualunque Stato sovrano. Cosa di cui gli economisti, purtroppo, non si rendono conto.

Il Direttore Generale del Mes può, in caso di emergenza, richiedere fino a 125 miliardi all’Italia, qualora se ne desse la necessità, salvo ratifica dal Consiglio dei Governatori. E la necessità, per quanto ci riguarda, verrebbe fuori qualora la Commissione deviasse sul Mes le richieste di maggior deficit che, inevitabilmente, il Governo italiano dovrà presentare a fine anno. Se non addirittura prima.

Dall’Europa ci potrebbe venire rivolto l’invito a non fare più deficit per farci finanziare dal Mes. Risultato: per poterci concedere il finanziamento, gli addetti del Mes si farebbero dare dall’Italia fino a 125 miliardi, da riprestarci con gli interessi. Tuttavia questi interessi, si dice, sarebbero più bassi di quelli di mercato. Il Mes, per chi non lo sapesse, finora ha emesso obbligazioni quarantennali al tasso fenomenale dello 0,81%. Ditemi voi, chi ha interesse a investire in titoli quarantennali allo 0,81%? Il mondo della finanza è stracolmo di mirabili paradossi.

Tassi più bassi in cambio di cosa? Questo è il punto su cui riflettere. Il Mes presta sì, ma “sotto stringenti condizioni”. Insomma, cerchiamo di capire bene: in cambio di sostegno precauzionale, o ricapitalizzazione, il Mes assume il controllo della politica economica del Paese “aiutato” dalla solidarietà europea. Ci si rende conto, a questo punto, che accettando l’intervento dell’attuale amministratore delegato del Mes, il metallico tedesco Klaus Regling, e dei suoi impassibili funzionari, si consegnerebbe il Paese intero a un’istituzione sovrana esterna, allo stesso modo di come un’impresa in default si affida a una banca che mette i suoi più rigidi avvocati nel Consiglio d’amministrazione della malcapitata azienda a vigilare? In sostanza, i mercati costano di più, è vero, ma fai quel che vuoi tu. Il Mes costa di meno, può darsi, ma fai quello che vuole il Mes e gli regali il controllo del Paese.

Per capire che ruolo gioca il Mes nella struttura dell’Ue e i suoi rapporti con la Bce, basta pensare, per astratto, che se un giorno l’Ue si dovesse dissolvere per un evento della storia, i rapporti di debito e credito degli Stati con il Mes resterebbero in piedi, così come resterebbe in piedi qualunque mutuo tra banca e privato. Ed a questo punto viene da chiederci : ma cosa è diventata l’Ue? E cosa rappresenta realmente il Mes?

La risposta potrebbe essere alquanto semplice: per evitare di modificare ancora le norme dei Trattati sulla politica monetaria, il Mes è così diventato il nucleo centrale dell’impalcatura dell’Unione, in barba a tutti i discorsi con cui questa realtà può essere dissimulata. Sanità da finanziare? Respiratori da comperare per l’epidemia del Coronavirus? Aziende da sostenere e indennizzare? Questo l’invito dei burocrati europei: Non fate deficit sui mercati, ma rivolgetevi al Mes, perché vi costa di meno.

La verità è che un’eventuale attivazione del Mes da parte del Governo italiano porterebbe a una conseguente ristrutturazione del nostro debito pubblico, a un crollo del valore degli assets delle banche italiane che detengono quel debito e alla caduta delle quotazioni di quelle banche, che potrebbero essere meglio scalate dall’esterno.

Per questi motivi, l’adozione del nuovo Trattato Mes il prossimo 16 marzo, a Camere parlamentari praticamente autosospese, sarebbe un fatto gravissimo. Il Governo, difatti, si muoverebbe senza un preciso e necessario indirizzo delle Camere e le metterebbe di fronte a un fatto compiuto. In una situazione di crisi economica e sotto la spinta di una pressione mediatica, le Camere non potrebbero che ratificare quanto, eventualmente, fatto improvvidamente dal Governo.

Che nei giorni scorsi alcuni organi di stampa abbiano divulgato ripetutamente dichiarazioni di componenti della maggioranza (M5s), come dell’opposizione (Lega), dà la misura della situazione. Il Governo, nella persona del Ministro dell’Economia e Finanze, Roberto Gualtieri, si era già impegnato a riferire alle Camere prima dell’adozione del Trattato. Una fuga in avanti sarebbe un fatto molto grave.

Se lo zelante avvocato degli italiani, Giuseppe Conte, ed il Ministro dell’Economia, Gualtieri, fossero davvero uomini politici seri e responsabili, chiederebbero per prima cosa all’UE il rinvio della riforma del Mes.

Bisogna tener conto che quei signori inqualificabili, che sono i burocrati di Bruxelles, lo avevano inserito addirittura come primo punto all’ordine del giorno della riunione dell’Eurogruppo di domani, lunedì 16 marzo. Argomento talmente urgente e importante, che la discussione di provvedimenti contro il Covid-19, per loro considerata di secondaria rilevanza, slittava addirittura al terzo posto.

La discussione, originariamente, era prevista per aprile, ma è stata anticipata, probabilmente proprio per approfittare del Coronavirus utilizzato come “arma di distrazione di massa”.

Ora, invece, sembra che l’argomento Mes, a seguito delle pressanti richieste dei partiti di opposizione e tenuto conto della oggettiva situazione sanitaria che incombe sull’Europa, sia stato spostato al quarto punto dell’O.d.G. , tra le varie ed eventuali. Non è stato rinviato, come sarebbe stato più opportuno fare. Resta, a tutti gli effetti, in discussione. C’è da fidarsi ?

Sull’argomento il premier Conte e il ministro Gualtieri (che, a quanto pare, prende ordini solo dalla BCE), non hanno neppure risposto alla esplicita richiesta in tal senso formulata dai rappresentanti delle opposizioni, nel corso dell’incontro avuto due giorni fa a Palazzo Chigi.

Può sembrare un’assurdità, ma il Mes è una minaccia ancora peggiore del Coronavirus.

L’epidemia, infatti, ci colpisce e falcidia per qualche settimana o mese, mentre il Mes, più aggressivo e rapace, se confermato, ci porterà tutti definitivamente alla fame per anni (il triste esempio della Grecia è ancora sotto gli occhi di tutti).

Non può stupire, nell’attuale critica situazione di emergenza, che l’Ue, sadicamente, pensi più al Mes che al contagioso virus, dimostrando ancora una volta la sua lontananza dal popolo italiano, non solo, ma anche dall’affrontare l’attuale emergenza sanitaria, come invece avrebbe dovuto con solerte impegno.

Purtroppo, l’introduzione del Mes, così come previsto dall’UE, lascia ben intravedere il motivo principale della presenza di Gualtieri nel Governo che, ancor prima di diventare ministro, spinse lo scellerato Conte a firmare l’impegno a nome di un’Italia che non ne sapeva nulla. Non ci sarebbe da meravigliarsi, quindi, se anche domani Conte darà ancora una volta il suo assenso. Del resto, l’esecutivo Conte-Gualtieri è nato proprio da un preciso esperimento genetico costruito negli attrezzati laboratori di Bruxelles. E Gualtieri, non dimentichiamolo, collaboratore di Cristine Lagarde, rappresentante della Open Society del famoso finanziere George Soros, può essere considerato il garante dei poteri forti UE per i ruoli ricoperti nelle istituzioni europee, prima di venire a fare il ministro da noi, non certo per curare e risolvere i numerosi guai di cui siamo afflitti, ma, se le apparenze non ingannano, sembra per rovinarci del tutto. Staremo a vedere.

Approvare la riforma del MES, nel testo attuale, vuol dire assestare il colpo di grazia all’economia italiana, in quanto il nostro Paese dovrebbe versare decine e decine di miliardi al fondo, al quale però non potrebbe mai attingere, perché per ottenerne l’aiuto finanziario occorrerebbe non essere sottoposti a procedura per disavanzi eccessivi. Sappiamo bene che, invece, l’Italia – soprattutto nell’attuale frangente – non ha certo un deficit inferiore al 3% del Pil, né un rapporto fra debito e Pil inferiore al 60%. Anzi, sia con la manovra economica di dicembre, sia, ora, con la recente richiesta di “sforamento” invocata per l’emergenza Coronavirus, le misure adottate dal Ministro Gualtieri ci hanno ulteriormente allontanato da questi parametri. L’Italia, nell’attuale situazione, per ottenere qualsiasi contributo dovrebbe sottostare a una serie di condizioni capestro. Di fatto, rischia seriamente di venire commissariata dalla UE o meglio dalla famelica Troika: UE-BCE-FMI, che divorerebbe spietatamente ogni residuo tesoro del nostro Paese (Poste, Fincantieri, Ferrovie, Leonardo, …).

Oggi l’Italia è economicamente, politicamente e moralmente anche, molto più debole di qualche mese fa e la cattiva gestione dell’emergenza Coronavirus ci ha dato un’ulteriore drastica mazzata.

Attualmente, siamo il Paese con più contagi e morti dopo la Cina, grazie a una politica confusa e dissennata, come ormai riconosciuto a livello mondiale. Un governo inetto che prima ha sottovalutato il pericolo, poi perso tempo, non ha avuto (e non ha) coraggio, ha preso decisioni sbagliate e contraddittorie, sordo agli appelli che giungevano dalle regioni, dagli ospedali e dai virologi.

Dopo Caporetto il governo si dimise e venne sostituito anche il Capo di Stato Maggiore. Qui, invece, il presidente della Repubblica tace, mentre quello del Consiglio dichiara con incredibile faccia di bronzo: “Avverto l’opportunità di un coordinamento per l’approvvigionamento di macchinari e attrezzature sanitarie”. Capito? Solo il 9 marzo il presidente del Consiglio si è accorto che servono attrezzature: un mese dopo l’inizio dei contagi in Italia, due mesi dopo l’allarme internazionale. Eppure. sarà proprio questo primo ministro, nominato a Bruxelles e solo ratificato dal Colle, ad andare lunedì 16 a dare il benestare al Mes e alle nuove norme che affosseranno definitivamente il nostro Paese. Se non riusciremo a bloccarlo prima. Come e da chi?

Se domani a Bruxelles si approvasse il Mes, si porrebbero le basi per distruggere di fatto in un sol colpo, non solo l’economia italiana, ma anche quella portoghese, greca e minacciando anche quella spagnola.

Ma, in tutto ciò, non si può non tener conto,oggettivamente, che l’Italia trovasi in questa situazione per colpa sua. Perché ha avuto tutte le possibilità e il tempo per non arrivarci così malmessa. Ovviamente, il risultato negativo rappresenta il frutto del malgoverno, quello attuale e quelli di ieri.

Persino oggi, nella drammatica situazione in cui versiamo , mentre chi sa fare il suo mestiere cerca di duplicare i posti in rianimazione e di far reggere questa macchina miracolosa, cioè il sistema sanitario pubblico che sopravvive alla burocrazia politico-parentale che governa l’Italia, i nani presuntuosi della politica, invece di andare (agghindati come se si dovesse partecipare ad una sfilata di Pitti Uomo, con l’impeccabile abito blu, fazzoletto nel taschino e cravatta annodata edonisticamente secondo gli ultimi dettami della moda) ad annunciare semplicemente “che ce la faremo”, dovrebbero invece, con assoluta serietà e con immediatezza, comunicarci quali provvedimenti decenti mettono in campo per far fronte con rapida efficacia all’enorme emergenza sanitaria e come intendono realisticamente attuare le riforme necessarie per venir fuori dal disastro economico in cui siamo precipitati.

Solo così, i “mercati” e lo spread si metterebbero in quiete.

15 marzo 2020

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