Gioventù senza futuro

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Il classico giovane di questi tempi non ha che lavori saltuari. Però non si fa mancare alcun piacere, né le vacanze, non paga affitto perché vive coi genitori, dai quali erediterà la casa in proprietà, ha abbastanza soldi in tasca per andare, come riferito dalla stampa, in 350 mila a Modena al concerto di Vasco Rossi pagando 70 euro di biglietto, e per alimentare lo spaccio onnipresente di cocaina, hashish, eroina, a scopo ricreativo.

Vive, o meglio vegeta, in un Paese che ha perso il 25% delle sue industrie e dove ormai quelli che lavorano in qualche attività produttiva sono una minoranza, mentre la maggioranza non fa niente, ossia né studia né lavora, e nemmeno pensa. Dove si perdono saperi scientifici e tecnologici, competenze, qualità della cultura, ma il giovane tipico – inteso come gruppo sociale – non si preoccupa, non si mobilita per migliorare se stesso e le cose, mettendosi a studiare, a combattere per una società migliore. Vive di “tempo libero” infinito, deve andare per forza al pub, la discoteca è il suo mondo.

Come mai? Perché può permetterselo. Lo spiega in modo chiaro l’ultimo saggio, decisamente essenziale, di Luca Ricolfi, “La Società signorile di massa” (ed. La nave di Teseo, ottobre 2019): “vive consumando il grasso che cola dai genitori e dai nonni ”.

Un grasso di notevole spessore, soffice, apparentemente inesauribile. Una ricchezza patrimoniale accumulata dai nonni , fra azioni, obbligazioni, conti correnti, cassette di sicurezza, fondi all’estero o nel materasso, valutabile a 11 mila miliardi . Una cifra superiore a quella di cui dispongono privati inglesi, francesi, tedeschi. La sola ricchezza strettamente finanziaria (soldi liquidi o liquidabili) assomma a 4.500 miliardi.

Una cifra astronomica, difficile persino da comprendere, soprattutto se la confrontiamo con la spesa pubblica annua dello Stato: sugli 800 miliardi. Non dice ancora niente. Ricolfi, tra i migliori sociologi-economisti italiani, fornisce un dato che finalmente ci fa meglio capire: i giovani italiani hanno “l’aspettativa di eredità” più alta del mondo. Ogni anno, ben 250 miliardi del patrimonio vengono ereditati.

Più semplicemente, possiamo dire che ogni anno, i nonni (o genitori) che muoiono lasciano ai figli o ai nipoti, un monte complessivo di 250 miliardi l’anno. I nipoti si trovano con questa ricchezza in denaro, titoli, immobili, senza averla mai guadagnata.

Questo, inequivocabilmente, dovrebbe mostraci la falsità della “narrativa” vigente fra alcuni politici che si definiscono impropriamente di sinistra, ma soprattutto fra i ferventi seguaci del comico Grillo , secondo cui sono i giovani che mantengono i vecchi, che prendono pensioni eccessive, e quindi “rubano il futuro” ai nipoti. Ciò sarebbe vero se i giovani avessero realmente il lavoro, ossia pagassero i contributi previdenziali sui loro salari e stipendi. Purtroppo, in questa triste realtà, il numero di coloro che lavorano è una minoranza. I più “non fanno niente”, ma spendono da gran signori.

Oltre alla discoteca, alla partecipazione ai concerti, alle numerose forme di droga, eccetera, Ricolfi segnala che la spesa del gioco d’azzardo è passata, dal 2003 ad oggi, dall’1,5% all’8% del Pil. In questo Paese povero e impoverito, gli italiani spendono 110 miliardi per il gioco d’azzardo, spesso online, quasi quanto spendono per il cibo, a cui dedicano tante attenzioni: 140 miliardi.

Un consumo, quindi, da gran signori, il gioco d’azzardo. Uno spreco come la cocaina sniffata a quintali, voce importantissima dell’import, che i nostri conti pubblici dovrebbero registrare come passivo, e contemporaneamente andrebbero combattuti i consumatori come nemici del popolo.

Ciò evidenzia perché da noi non ci sono i “Gilet Gialli” a sfilare per la Roma Capitolina, che viene sepolta dalla sua spazzatura sovrabbondante, altro segno della “società signorile di massa”. Perché un Paese, una società, tollerano una disoccupazione giovanile del 30%, senza allarmarsi, spaventarsi e imporre politiche di sviluppo.

I nostri giovani non avvertono “la durezza del vivere” sulla loro pelle, quindi non sentono l’urgenza di migliorarsi con sforzo, energia e carattere per sopravvivere. Sono come sedati. Vivono in mondi di fantasia, senza il contatto con la cruda realtà.

E perché dovrebbero sforzarsi di studiare e migliorare? L’intera ideologia “permissiva” – attraverso le molteplici voci di pubblicità, spettacolo, dozzinalmente edonista, li incita a godersi la vita, a non impegnarsi in nulla. Ultimamente, con l’avvento di Bergoglio, ci si è messa persino la Chiesa, un tempo predicatrice di una morale rigorosa ed oggi interessatamente accogliente e che condivide la cultura LGBT ( per chi non lo sapesse, è una sigla che raccoglie : Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender). E’ evidente che non è una colpa privata e individuale, quella di cui si accusa la gioventù vuota che vive del grasso che cola: è che sono mancati i traguardi, gli scopi a cui tendere, che non possono essere solo individuali, ma hanno da essere collettivi. Indicati e sostenuti da un potere legittimo, quello di un buon governo capace di porli, ed anche di imporli, per far vivere l’Italia all’altezza della civiltà, anche nel futuro.

Luca Ricolfi, nel suo scritto, accusa in modo particolare il sistema dell’istruzione e della formazione universitaria, che (ovviamente con la piena complicità delle famiglie, dei politici e dei mass media) hanno offerto studi sempre più facili e lauree del tipo in “scienza delle comunicazioni”, della “gastronomia”, triennali, o simili. Al punto che oggi, ci sono una moltitudine di giovani “sinceramente convinti di possedere le competenze che i loro titoli di studio certificano”, mentre, invece, sono ignoranti. E come i gran signori parassitari dell’Ancien Régime a Versailles (anche loro grandi giocatori d’azzardo) non lavorano, restando in attesa di ricevere offerte “alla loro altezza”. E, nel frattempo, preferiscono fare il passeggiatore di cani, il personal trainer, il disc jockey.

Questa realtà rivela tutta la sua gravità nei politici della nuova generazione, che è salita bene o male al potere : i Salvini, come i Di Maio o i Fico. Senza però distinzione di partito, abbiamo appena visto, di recente, che anche Enrico Letta, l’ex presidente del Consiglio ed attuale professore presso la Scuola di affari internazionali dell’Istituto di studi politici di Parigi, non sa nulla di storia romana, commettendo una gaffe sull’imperatore Claudio.

Allorquando si è al potere, l’ignoranza è gravissima. Induce ad attuare riforme sbagliate e malfatte, come per il reddito di cittadinanza ed i quota cento. Si vuole chiudere l’ILVA di Taranto perché inquina ed è in forte crisi, e sostituirla – per la gioia dei grillini di Taranto – con le coltivazioni di cozze : un lavoro, beninteso, a cui i seguaci anti-Ilva di Grillo non pensano di dedicarsi in proprio, perché lo faranno fare agli immigrati, a cui corrisponderanno, con lodevole magnanimità, soltanto un euro per ogni ora di lavoro. Da gran signori, infatti, nota Ricolfi : hanno a sostenerli il lavoro schiavistico, i negri e i magrebini per fare “quei lavori che gli italiani non voglion più fare”.

Ma, questa ignoranza, è perfettamente visibile anche nella cosiddetta “sinistra” che oggi governa con gli incompetenti ed incostanti grillini . Si evince dal fatto che sono incapaci (come lo è Salvini, del resto) di elaborare un progetto di sviluppo complesso per il Paese, una critica costruttiva, informata e competente, per arginare gli effetti deleteri dell’euro che ci strangola e dell’Europa che ci impone ricette rovinose. Quando li vediamo nei vari programmi della TV, s’ intuisce che i quarantenni “economisti” non sanno nulla dell’IRI e di come funzionava. E, ancor meno, di come lo Stato “ stampava moneta senza doversela far prestare dagli usurai internazionali, riuscendo a ricostruire l’Italia dopo lo sfacelo della guerra . Certamente, alla blasonata Bocconi non si insegna né della natura della moneta, né della storia economica, né dell’IRI .

Ora, i quarantenni e giù di lì, Di Maio come Salvini e tanti altri, non hanno alcuna idea di un sistema industriale, di come deve essere e di come deve funzionare ed essere creato e difeso. Di Maio non può che denominare gli imprenditori “prenditori”, come anche i tanti grillini del Meridione, perché essi non conoscono altri imprenditori che i palazzinari loro padri, semianalfabeti, dipendenti dagli eterni incompiuti lavori stradali sulla Salerno-Reggio Calabria. E sono troppo “signori” per mettersi ad analizzare a fondo le industrie del Nord che esportano e funzionano, i loro problemi e la loro natura: hanno già studiato abbastanza. Salvini, come s’è visto, non legge i dossier. Anzi, non legge niente, e c’è da aver paura ad un suo ritorno al governo con “pieni poteri”. Lui e Di Maio, con la benedizione dell’avvocato degli Italiani, Giuseppi Conte, grandi improvvisatori, non hanno saputo pensare ad altro progetto economico che aumentare i consumi; così come, in precedenza, aveva fatto “Renzi il Magnifico”, con gli 80 euro, per aumentare i suoi consensi. Adesso, il ministro dell’Economia Gualtieri e tutta la coalizione giallofucsia che sta al governo, puntano disperatamente a far emergere il nero di idraulici e badanti, mentre le nostre aziende spostano la loro sede fiscale in Olanda o Lussemburgo, sottraendo al Fisco miliardi.

Ancor più pericolosa, raccontava un magistrato in pensione che ho conosciuto la scorsa estate al mare, è la quantità di “giovani” nella magistratura: gente che non sa di latino e conseguentemente di diritto romano, che ignora la filosofia del diritto ed ha della legge un’ idea rozza e sommaria; da una parte, di puro positivismo giuridico, senza alcuna idea della responsabilità di fare giustizia; dall’altra, l’uso della legge e dei suoi rigori (carcerazione preventiva, intercettazioni, manette agli evasori et similia), per scopi di parte.

Succede così che la generazione della società signorile di massa sta portando il Paese al declino, in perfetta buona fede, dando credito a capi estremamente ignoranti come Beppe Grillo, con le loro fantasie di decrescita. Ignoranti che generano facilmente altri ignoranti – ma saputi – e sprecano e dilapidano velocemente i capitali dei nonni, che, diversamente, potrebbero essere impiegati per la realizzazione di un grande progetto di rinascita nazionale, che nessuna personalità con voce in capitolo è in grado di elaborare ed indicare.

Generazione dopo generazione, diventiamo sempre più quel che si dice dei selvaggi: non dei primitivi, ma dei degenerati.

Esiste una speranza? Forse, è in quella moltitudine di giovani italiani laureati e diplomati, stimata tra i 150 e 250 mila, che ogni anno vanno all’estero per fare lavori seri, che sentono sulla loro pelle “la durezza del vivere” e sviluppano, nel sacrificio di migranti, carattere, cultura e dignità personale. Quando questo nostro Paese avrà finito il grasso che cola e sarà devastato dalla moltitudine di gente che giunge da ogni dove – il cui numero è destinato a crescere considerevolmente – e si troverà ulteriormente impoverito dalla massa di giovani pezzenti schiavi della droga, forse , solo il rientro di quelli che oggi si trovano fuori dai nostri confini potrà ricostruire le nostre sorti, sempre se ci sarà alla guida del Paese un vero leader capace di attirarli.

3 novembre 2019

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