Cina, Russia e Stati Uniti, tre potenze mondiali economiche e nucleari

Ritengo che osservare sia uno dei principali modi per farsi un’idea sui fatti che accadono.Non vi è chi non possa vedere che il mondo occidentale è preda di un’esagerata corsa all’accorpamento delle fonti di energia. Le fonti di energia e, quindi, l’economia che le ruota attorno, sono il fulcro e il perno su cui gira e gravita l’intera prospettazione futura dell’Umanità.

Altrettanta consapevolezza è che, allo stato, esistono tre potenze mondiali, economiche e nucleari: gli Stati Uniti, la Russia e la Cina. Tre potenze che hanno dimostrato di disprezzare il diritto internazionale e gli organismi internazionali di Tutela della Collettività mondiale. Tre potenze che dispongono di enormi quantità di fonti di energia e possono contare su di un reciproco “patto” di rispetto delle sfere d’influenza, un accordo non dichiarato. Per certi versi, nulla di nuovo, ma per certi altri, molto di nuovo e, gravemente, preoccupante.

Ormai, dopo il secondo conflitto mondiale il Mondo era diviso in due aree: quella degli USA e quella dell’URSS, oggi, in gran parte Russia. Sfere di influenza che erano, però, rispettose dei limiti (si veda cosa accadde nella c.d. Guerra Fredda) e gli schieramenti erano connotati da due entità militari: la NATO e il Patto di Varsavia. Due realtà militari ben definite e contrapposte, due realtà che per anni si sono “mostrati i denti” e minacciate vicendevolmente senza andare oltre.

All’epoca la strategia prevedeva che la guerra nucleare non era praticabile, perché non avrebbe lasciato nessuno dei contendenti in vita. Una guerra nucleare su larga scala avrebbe compromesso o del tutto estinto il genere umano e tutte le forme di vita nel pianeta.

La strategia della tensione ed i blocchi contrapposti avevano un ruolo di voler definire rapporti di forma sempre con la piena consapevolezza che esiste un limite e che non poteva essere valicato in alcun caso. Vi erano politici, sia nel blocco occidentale, sia in quello orientale, che avevano piena consapevolezza che lo scontro ci poteva essere, ma che non andava portato oltre la soglia.

L’Europa, in quel tempo, era in parte sotto la NATO e in parte sotto il Patto di Varsavia. Sino alla fine dell’Unione Sovietica, questa era la posizione: due blocchi contrapposti in una situazione di “guerra fredda” non dichiarata e permanente.

L’evento che politicamente cambiò la scena dell’Unione Sovietica fu Gorbaciov. L’avvenimento che sgretolò il potere territoriale dell’Unione Sovietica fu la caduta del muro di Berlino nel 1989.

Da quel momento in poi l’URSS non è stata, di fatto, più in grado di trattenere territori che già soffrivano il rapporto con la “Grande Madre Russia”; senza contare che Mosca si trovava in un una crisi economica. La fine dell’Unione Sovietica come potenza politica è stata una sciagura ed in prospettiva era molto prevedibile che il suo crollo avrebbe portato uno squilibrio sotto il profilo geopolitico.

Dopo Gorbaciov vi fu Eltsin, un politico etilista e poco equilibrato, e poi Putin, un tecnocrate e funzionario del KGB.

La Russia ha perso pezzi di territorio, ma ha conservato la potenza militare e l’arma atomica. Il Paese, però, dopo il riformatore Gorbaciov e il chiacchierato Eltsin conosce Putin che, con mirabile destrezza, diventa lo Zar della Russia. Il suo potere è fondato essenzialmente sulla formula ben oliata della venerazione del capo. Non ci sono mezzi termini: l’eliminazione sistematica dell’oppositore è la sua regola.

La Russia, oggi, è uno sterminato Paese dove la Mafia fa affari d’oro e il potere è in mano a un oligarca che usa tutte le forze per restare saldamente al comando ed eliminare ogni oppositore (polonio o carcere o entrambi). La Russia è energeticamente indipendente e autonoma e può rifornire gli Stati dell’Asia e dell’Europa a lei vicini. Politicamente è un vero monolite, militarmente è una forza militare, ma Putin non è uno che rischierebbe un conflitto nucleare: non è un pazzo.

La Cina è un pianeta a parte ed è la vera incognita. La Cina di Mao e degli altri successori era un Paese sterminato di povera gente guidata da un’idea totalitaria in cui l’uguaglianza era un valore scritto solo su carta, che, di fatto, non rispecchiava la realtà.

Ma, dopo il 2000, è uno Stato che ha aperto al liberismo, ma sempre e comunque nell’interesse della classe dirigente e di chi ad essa si riferisce. Non del popolo che è sparso nel vasto Paese. Ha la forza delle materie prime, di un’alta tecnologia, di un basso costo della manodopera ad ogni livello. È un Paese in cui è stato sdoganato il capitalismo di Stato e in cui ogni oligarca ha il suo tornaconto personale.

Dell’ideologia comunista sono rimaste le bandiere e le statue. Di fatto, è un Paese in cui il liberismo e l’approccio capitalistico ha fatto ampia breccia ed ha generato più ricchezza nelle classi dirigenti e negli apparati.

La Cina, come la Russia, ha immense risorse energetiche e le controlla e le esporta. La questione energetica in Cina, nell’oblio totale dell’informazione mondiale, la fa in barba anche agli accordi sul clima e il carbone fossile viene utilizzato in modo intensivo. È il Paese, nel globo, che inquina di più e che meno rispetta le regole che altri Stati si sono date negli anni per salvaguardare il clima.

Gli Stati Uniti sono un Paese democratico (apparentemente, perché poi si comporta diversamente), con istituzioni solide, con sistemi di controllo efficienti. Su questo aspetto non vi sono dubbi. L’America differisce, in modo sostanziale, da Russia e Cina, che sono, in modo differente, Stati dittatoriali.

In ogni caso, però, vanno valutati gli Stati Uniti attuali, il secondo mandato di Trump e le iniziative dell’amministrazione del Presidente, che richiamano, comunque, delle scelte di tipo militare con l’unico obiettivo di impadronirsi delle fonti energetiche e di distruggere quelle degli altri Paesi “nemici”.

La corsa e la guerra alle fonti energetiche è il vero obiettivo attuale delle tre superpotenze mondiali. Credo che questo dato debba essere analizzato e considerato nell’autonomia del nostro ragionamento. Vi è un criterio palese, oggi, relativo alla concreta necessità di accaparramento di fonti energetiche nel mondo. Tale orientamento porta a un’unica considerazione: chi ha le fonti energetiche è in grado di controllare gli altri Paesi e gli altri popoli, per poterli “gestire”.

Si assiste a una polarizzazione delle fonti energetiche nelle mani dei tre Padroni del Mondo: Stati Uniti, Russia e Cina.

La Cina, da sempre, ha il controllo dell’Asia con limitazioni date dall’India, altra potenza nucleare, e da Paesi più piccoli, ma sviluppati sul modello occidentale come Singapore e la Corea del Sud.

La Russia va a prendersi il Donbass, zona strategica dell’Ucraina, sempre per l’approvvigionamento dell’energia.

Gli Stati Uniti, amministrazione Trump al secondo mandato, attaccano dapprima il Venezuela e, quindi, l’Iran. In entrambi i casi, per ragioni effettive e concrete di approvvigionamento delle energie e contro tutte le leggi e i Trattati internazionali.

La guerra nel XXI secolo si fa per accaparrarsi potere politico-strategico attraverso la polarizzazione delle energie. In un quadro più ampio dobbiamo anche notare come i tre Paesi più potenti delle Terra abbiano giocato un ruolo fondamentale dal 2020 in poi.

Oggi assistiamo alla guerra per ottenere il potere economico che significa egemonia sul mondo. Ormai è chiaro: chi è ricco può guidare il Mondo, mentre chi deve dipendere è, sostanzialmente, suddito.

La povertà, come mancanza o difficile approvvigionamento di fonti energetiche, colpisce anche l’Europa, che è la potenza mondiale meno attrezzata sia sul piano politico, sia su quello militare, sia su quello strategico sull’energia. L’Unione Europea continua a muoversi sotto il profilo politico ed economico in modo non unitario, e questa, tra le altre, è la sua grande debolezza.

La più grave congiuntura che possa colpire l’Europa come tale, e l’Italia come Paese europeo, è quella di dover dipendere dalle forniture energetiche straniere di USA e Russia. Dover dipendere vuol dire essere sottoposti a costi che, essendo in fondo alla filiera produttiva, fanno lievitare i prezzi dei prodotti europei al consumo e quelli sulla popolazione. Peraltro, muoversi in ordine sparso andando a rifugiarsi nel nucleare (Francia e Germania) o prendere contatti con Paesi africani (Italia con la Tunisia) svolge un ruolo tampone che non risolve il problema principale: l’indipendenza economica ed energetica.

I tre colossi mondiali tale indipendenza ce l’hanno e tendono a rafforzarla. L’Europa non ce l’ha e va in giro a trovarla, ma senza troppo successo. In verità, una stabilità potrebbe esserci in un caso che, ad oggi, forse, non è possibile. Sappiamo di essere controcorrente, ma ciò non ci scoraggia.

La Russia è un Paese europeo per tradizione e cultura. L’implosione della NATO, come realtà militare, e l’afflosciamento dell’Europa come soggetto politico, potrebbero avere scenari ben diversi se la Russia, la Grande Madre Russia, venisse a fare parte dell’Europa, come in effetti ne fa parte culturalmente, artisticamente e storicamente. Ad oggi, quello che impedisce tutto ciò è il dominio che da 26 anni c’è in Russia da parte dell’oligarca Putin e della sua nomenclatura.

Ma il futuro – anche prossimo – potrebbe riservarci grandi sorprese e la Russia, nazione Europea per definizione, darebbe all’Europa intera tutta quella autonomia energica che manca e quell’indipendenza che significa “Libertà”. Al momento, la situazione è molto diversa e i tre dominatori della scena mondiale tendono a schiacciare l’Europa gravemente disunita e frammentata.

Vi sono tre situazioni che ultimamente si sono verificate e che fanno pensare al fatto che vi potrebbe essere una forte volontà di impoverire l’Europa: il COVID, 2020; la guerra in Ucraina, 2022; l’attuale conflitto in IRAN.

Proviamo a riflettere su questi tre eventi mondiali tra loro diversi e distinti.

Il COVID si sviluppa in Cina e colpisce tutto il mondo, in particolare quello occidentale. Non c’è solo una pandemia mai registrata prima, ma vi è il blocco dell’economia occidentale, che, per sua natura, poggia sulla dinamicità dei rapporti commerciali, l’interscambio e il continuo contatto tra le persone e la pronta circolazione delle merci.

Le chiusure hanno pregiudicato le economie prettamente artigianali di molti Paesi europei e in particolare l’Italia. Le pesanti restrizioni dettate da ragioni mediche hanno distrutto un’economia dei luoghi e di alto artigianato. Tutto ciò a vantaggio delle catene mondiali di distribuzione merci online, come Amazon, che ha fatto il suo ingresso al grande pubblico in quegli anni, ed è rinato. Questi sistemi di e-commerce hanno distrutto interi comparti produttivi e del commercio nel silenzio totale dei governi, incapaci anche a pretendere da costoro le imposte dovute. Hanno impoverito, in modo evidente, l’economia dei Paesi europei e la classe di mezzo.

È l’inizio della crisi vera e propria. È l’inizio della nuova ricchezza fatta sui bisogni dei “poveri” che, però, dispongono dei social dai quali vengono controllati e guidati. I bisogni reali e i bisogni indotti diventano piano piano la stessa cosa. Non si uscirà più per comprare un vestito, un libro, un paio di scarpe, una camicia e via dicendo. Ma si prenoterà online, si pagherà molto meno e si otterrà il tutto direttamente a casa, uccidendo il commercio nel nostro Paese. Va di scena “l’egoismo suicida”, inseguendo un risparmio effimero e privo di valore, con l’apoteosi della solitudine e della povertà.

L’illusione di poter gestire con il nostro telefono la nostra vita, mentre, invece, è la nostra stessa esistenza che viene governata attraverso il nostro smartphone dai colossi come Amazon, Alibaba, Google, Yahoo, Ebay, Temu e tante altre realtà internet e piattaforme varie. Tutto è raggiungibile con un semplice clic.

A questa mania del commercio elettronico è legata la necessità di una moneta non di carta, ma digitale, che fa perdere la cognizione della moneta, potenziando il comparto bancario-assicurativo. Va da sé che tutto ciò determina il controllo del denaro di ognuno di noi e dei gusti di ognuno di noi. Il “grande fratello”, in realtà, mostra il volto dolce di qualcosa che puoi raggiungere e, quindi, desiderare.

Chi ha in mano queste piattaforme digitali? Esattamente i Paesi dominanti e, su tutti, la Cina e gli Stati Uniti. Dunque, il controllo come compressione dei modi per asservire i cittadini è tipico sia delle democrazie che delle dittature, perché, alla loro base, c’è un liberalismo sfrenato, senza regole, anzi, con regole corrotte e inquinate.

L’economia senza etica è puro accaparramento di ricchezze e basta. La povertà è colorata di acquisti online e di desideri a poco prezzo. Ma così muoiono le aziende private medio piccole e la distribuzione ordinaria. Nulla è come sembra. La crisi dell’Occidente passa dalla stupidità di molti di ritenere che comprare un vestito nel negozio della nostra città sia più costoso che acquistarlo online. Ogni acquisto in rete anticipa la morte del negozio che si trova nella nostro abitato e, nonostante ciò, l’articolo sul web si ritiene più economico.

Ma questo non bastava. Nel 2022 l’Europa, che ha pensato al PNRR per far risollevare le economie dei Paesi dell’Unione indebitati, ancor di più si accorge del conflitto tra Ucraina e Russia, che risale al 2014. Un po’ tardi per rendersene conto, ma l’Ucraina, Paese invaso, diventa la bandiera di tutti quelli che odiano la Russia.

Sotto il profilo storico-politico il conflitto ha poco senso, ma, improvvisamente, serve per fermare le condotte russe verso l’Europa e determinare una povertà ulteriore, con l’innalzamento del prezzo del greggio e di tutti quelle materie che regolano il mercato delle energie, il gas in primis. I soldi per armare l’Ucraina ci sono sempre stati, mentre per risollevare le economie europee si fa difficoltà ad affrontare il ragionamento di un adeguamento del piano di stabilità. Tutto molto discutibile e opinabile.

Quanto detto sinora pare una catastrofe, ma non è ancora abbastanza. Nel 2026 Trump, molto interessato alle fonti energetiche, si fionda sull’Iran, chiude Hormuz e fa volare il prezzo del greggio. Una gigantesca speculazione per vendere il petrolio a Stelle e Strisce e per camuffare una “guerra lampo” per i principi occidentali di democrazia e altro, con i venti di accaparramento dei pozzi petroliferi, come in Venezuela, con le compagnie petrolifere. E ciò determina un’ulteriore impennata dei prezzi dell’energia e ulteriori perdite economiche per i Paesi che non hanno materie prime e non dispongono del petrolio.

Tutte queste situazioni possono essere coincidenze, ma è piuttosto strano che, dal 2020 in poi, l’economia nel mondo occidentale e democratico sia andata in picchiata per ragioni che non attengono alla capacità delle imprese e degli imprenditori. Quasi un disastro pianificato.

Non occorre essere complottisti, ma meri osservatori della realtà che ha sempre un valore d’insieme. Un disastro pianificato e studiato nei minimi dettagli? Chissà. Mi sovviene la celebre frase “A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina”, tradizionalmente attribuita (impropriamente) allo statista Giulio Andreotti.

Il COVID è stato per l’Occidente una “peste nera” che si è abbattuta sull’economia, sulla produzione, sulle imprese e, ovviamente, sui cittadini.

La guerra in Ucraina, un’ennesima stretta alle condizioni economiche di un Occidente che stava ripartendo.

Il PNRR, una misura di indebitamento dei vari Stati dell’Unione per le generazioni future e non affatto una soluzione. Doveva essere un immissione di denaro fresco e stampato dalla Banca Centrale Europea per darlo agli Stati dell’Unione. Non dei prestiti che poi, immancabilmente, si rifletteranno pesantemente nelle generazioni future.

Infine, la guerra in Iran e l’attuale stato delle cose in merito agli approvvigionamenti delle ricchezze economiche, un’ennesima forma di impoverimento dell’Occidente e dell’Europa, che essendo priva di fonti di energia autonome è costretta a ricorrere a rifornimenti esteri.

Un disegno, dunque, per impoverire l’Europa imbelle e incerta sul da farsi? Un disegno diabolico per annientare la culla della democrazia che avrebbe dato fastidio ai “tre manovratori”? Naturalmente, non lo sappiamo, ma un quadro del genere determina delle riflessioni necessarie e consequenziali.

La grande potenza di USA, Russia e Cina e la debolezza dell’Europa non possono escludere un domani che quest’ultima sia una preda ideale.

Mi viene in mente un film di fantascienza “Mad Max”(1979), con un Mel Gibson che si trova costretto ad affrontare bande di predoni che scorrazzano per il deserto alla ricerca di una tanica di gasolio o di benzina.

Possiamo veramente credere che tutto questo sia frutto di coincidenze diaboliche, ma resta il fatto che l’Europa rischia di diventare come quei motociclisti del film che uccidono per una tanica di benzina.

La povertà dei popoli è, da sempre, la prima leva che conduce al loro controllo e, quindi, alla loro schiavitù.

Isernia, 24 maggio 2026

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