
La frase resa immortale dal magnifico Alberto Sordi,“Io so’ io… e voi non siete un cazzo”, quale protagonista del celeberrimo film del grande Monicelli, “Il marchese del Grillo”, appartiene però al sublime Giuseppe Gioachino Belli, che nel suo sonetto del 1831 in dialetto romanesco: “Li soprani der monno vecchio” (I sovrani del mondo antico) fotografa una situazione che sembra quella di oggi.
Vale la pena rileggerlo nella traduzione italiana:
C’era una volta un Re che dal palazzo
mandò in piazza al popolo quest’editto:
“Io sono io, e voi non siete un cazzo,
signori vassalli invigliacchiti, e silenzio.
Io sono capace di cambiare una cosa da uno stato all’altro e viceversa.
Io vi posso barattare tutti per un nonnulla.
Io se vi faccio impiccare tutti non vi faccio torto,
visto che Io ho il potere di darvi la vita e quel con cui vivere.
Chi vive in questo mondo senza possedere la carica
o di Papa, o di Monarca o di Imperatore,
colui non potrà mai far sentire la sua voce in pubblico!”.
Con tale editto si recò il boia come portavoce,
chiamando all’attenzione tutti quanti a gran voce;
e il popolo intero rispose: “È vero, è vero!”.
E’ il nostro tempo, dominato da figure carismatiche, nel bene e nel male, individuali e ipermediatiche. Lo vediamo ogni giorno, se non ogni minuto, con il Presidente degli Stati Uniti: detta l’agenda dei media del mondo, fa e disfa accordi, prepara piani di ricostruzione che fa sottoscrivere subito a chi sta ancora rimuovendo le macerie del proprio Paese. Queste figure se ne fregano dei partiti o di chi, invano, cerca di rappresentarli nelle istituzioni democratiche.
Con i loro strateghi si rivolgono direttamente al popolo, quasi sempre parlando come l’ultimo di loro, senza vergognarsi, sicuri di essere capiti proprio perché percepiti come uno di loro, non come quei figurini che parlano bene, frequentano solo posti di lusso e si confrontano con l’elite schifando tutti gli altri. Il messaggio è passato, oggi forse comincia a incrinarsi, ma è ancora molto forte. Risoluzioni ONU, decisioni dell’Unione europea e dei vari Stati? Non contano.
Il nostro imperatore, quando gli garba, convoca l’interessato a casa sua, nel villone di Mar a Lago in Florida e lì decide il da farsi. Alla fine, quello che esce dalla porta sorride a forza e dice: “siamo d’accordo al 90 per cento”. Trump aveva promesso che con lui al potere le guerre sarebbero cessate in poche ore. Sono passati 12 mesi e le guerre continuano. Ma siamo vicini alla pace, ripete ogni ora, e noi speriamo che sia vero. Ma già sappiamo che subito dopo ci sarà un nuovo nemico da combattere, da additare al popolo come l’avversario da sconfiggere se si vuole continuare a vivere bene e fare quello che gli americani decidono si debba fare.
Queste figure, alla fine, indeboliscono e rendono inutili le istituzioni, le regole comuni, chi deve applicarle; sono visti e considerati degli ostacoli. In questo modo diventa sempre più difficile presentare il conto su quanto promesso e quanto realizzato. Nel caos quotidiano degli annunci e dei cento cambiamenti di programma, chi vuoi che si interessi alla verità, a quello che veramente poi accade? Tutto diventa rappresentazione e intrattenimento.
In tutto questo assistiamo al collasso del Diritto Internazionale. Nonostante il parere comune che il Diritto Internazionale sia in crisi, io penso che in realtà sia morto.
Sappiamo che il Diritto Internazionale è l’insieme di norme che disciplinano i rapporti tra Stati e il punto che rende fragile la sua applicazione riguarda la mancanza di un’autorità mondiale che induca le Nazioni al rispetto di queste norme.
In questi ultimi anni il Diritto Internazionale è stato violato costantemente e sono sorti conflitti che hanno calpestato i diritti umani e la tentazione delle Nazioni più forti economicamente e militarmente di annettere territori ricchi di risorse energetiche è molto alta.
Ad esempio, l’attuale amministrazione americana ritiene che per la sicurezza degli USA la Groenlandia dovrebbe essere annessa.
Ricordiamo che la Groenlandia nel 1380 passò sotto il controllo di Norvegia e Danimarca; nel 1721 questi due Stati inviarono alcune spedizioni missionarie, stabilendo in Groenlandia una colonia. Nel 1953 la Groenlandia divenne una contea danese e nel 1979 ottenne l’autonomia dalla Danimarca per quanto riguarda la politica interna, mentre dal Regno della Danimarca dipende ancora per il controllo sulla Difesa e sulla politica internazionale.
Un altro caso emblematico riguarda l’attuale conflitto tra Russia e Ucraina. La Russia ritiene che per la sua sicurezza l’Ucraina dovrebbe essere annessa dopo essere stata inglobata la Crimea. Quest’ultima era stata trasferita dall’Ucraina alla Russia da Nikita Chruscev. L’Ucraina ha fatto parte dell’Impero russo dal 1654 (Trattato di Pereyaslav che unì di fatto l’Ucraina alla Russia) al 1917 e dell’Unione Sovietica, come una Repubblica al suo interno, dal 1922 al 1991. L’Ucraina ha dichiarato la sua indipendenza nel 1991. Gli eventi decisivi sono i seguenti:
A luglio del 1990 il Soviet supremo dell’Ucraina adottò la Dichiarazione di Sovranità dell’Ucraina, definendo la supremazia delle norme Ucraine su quelle dell’URSS. Nell’ Agosto del 1991 il Soviet Ucraino adottò la dichiarazione di Indipendenza e a dicembre del 1991 un referendum confermò l’indipendenza dell’Ucraina. La Russia ha subìto questi eventi politici senza intervenire militarmente, poiché tutta la Federazione Russa si sciolse ufficialmente con altri Stati della Federazione che dichiararono la loro Indipendenza, tra cui la Bielorussia che comunque continuò a rimanere nella zona ad influenza russa.
Anche la Cina vuole annettere Taiwan, che è considerata una provincia ribelle, ritenendo che sia indispensabile per la sua sicurezza in quanto a Taiwan sono presenti basi militari americane e soprattutto perché Taiwan è il maggior produttore mondiale di semiconduttori.
Nello Stretto di Taiwan ci sono rotte commerciali fondamentali per la Cina. Con l’annessione di Taiwan, la Cina diventerebbe la Nazione non solo con il monopolio mondiale delle terre rare, ma anche della produzione di semiconduttori.
Da un punto di vista storico, dopo la sconfitta dei nazionalisti cinesi nella guerra civile del 1949, il Governo della Repubblica della Cina di Taiwan si ritirò nell’isola rivendicando la sovranità sulla Cina continentale. Mao Zedong promise di riunificare Taiwan con la forza, ma ad oggi questo ancora non è mai accaduto.
Viste le ultime esercitazioni militari cinesi nello Stretto di Taiwan e dopo aver sentito le dichiarazioni del presidente cinese, questa riunificazione (con la forza) non dovrebbe essere molto lontana.
E siamo arrivati a quel di oggi. Sembrava una sceneggiatura come quelle dei videogiochi, e invece è la cruda realtà di questo inizio 2026. L’arresto di Nicolás Maduro, prelevato dall’unità d’élite “Delta Force” dell’esercito statunitense e trasferito negli Stati Uniti, ha mandato in frantumi il già fragile status quo sudamericano. Mentre a Washington si stappano bottiglie di champagne (e si preparano le arringhe legali), a Caracas regna il vuoto pneumatico. O meglio, il vuoto di potere.
Ma al di là del tifo da stadio – “dittatore catturato” contro “imperialismo yankee” – cosa sta succedendo davvero sul piano giuridico e costituzionale? E soprattutto, chi comanda ora in Venezuela? La situazione è un pasticcio giuridico degno di nota, dove la Costituzione Bolivariana rischia di diventare, ancora una volta, carta straccia interpretabile a piacimento.
Tuttavia, prima di guardare a Caracas, guardiamo a Washington. Molti si chiedono: “Come giustifica l’amministrazione Trump (o chi per essa) il rapimento di un Capo di Stato straniero senza una dichiarazione di guerra del Congresso?” La risposta arriva, puntuale e affilata, dal costituzionalista americano Jonathan Turley. Secondo questi, non serviva alcuna approvazione congressuale. Perché? Perché tecnicamente non è una guerra. Non è un’operazione militare, ma un’operazione di “law enforcement”; cioè di polizia, di pubblica sicurezza, stante il mandato di cattura a carico di Maduro, incriminato dagli USA per narcoterrorismo.
Maduro, ricordiamolo, è incriminato negli USA per narcoterrorismo dal 2020, con una taglia da 15 milioni di dollari sulla testa. La logica americana è disarmante nella sua brutalità imperiale: il Presidente USA ha l’autorità statutaria di far arrestare criminali incriminati ovunque essi siano, se ritenuti una minaccia alla sicurezza nazionale. Niente War Powers Act (legge sui poteri di guerra), niente dibattito al Senato. Solo manette. Un precedente che farà tremare molti leader non allineati nel mondo: la sovranità nazionale vale, a quanto pare, solo finché non arriva un mandato di cattura federale. Nel frattempo, però, Trump ha dichiarato che le operazioni sono terminate, per cui la situazione è conclusa. Non si sa se proseguirà il blocco all’export.
A questo punto viene da chiedersi:“Se gli Stati Uniti stanno interferendo in Venezuela, senza un mandato delle Nazioni Unite, allora l’argomentazione secondo cui la Russia non sarebbe mai potuta intervenire in Ucraina senza convocare il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite perde il suo significato politico e giuridico internazionale, non è vero?” (Domanda cestinata).
Da tutti questi eventi si prevede la messa in discussione dell’attuale ordine mondiale basato sulla supremazia americana e un serio pericolo per il mantenimento della pace nel mondo, con il rischio di un nuovo conflitto mondiale.
Improvvisamente, è come se l’umanità fosse alla vigilia di un nuovo Medioevo tecnologico in cui le Nazioni più forti dettano le regole e le strategie per tutte le altre nazioni. E non dimentichiamoci che il Medioevo è stato un periodo violento, con un’organizzazione del potere molto gerarchica, in cui l’individuo non contava assolutamente nulla.
È evidente che l’homo sapiens dopo 300.000 anni dalla sua comparsa su questa Terra, nonostante l’introduzione del diritto naturale, con le “Tavole della Legge”, non sia ancora riuscito a convivere pacificamente con i suoi simili. Il diritto naturale è costituito da un insieme di principi di carattere filosofico, invariabili, universali, che non dipendono dalle leggi emanate dagli individui.
Siamo di fronte ad un grave problema antropologico, con l’istinto di sopravvivenza che induce gli individui a competere per l’accaparramento delle risorse, non riuscendo a comprendere le esigenze dei suoi simili.
Forse la situazione, con il tempo, potrà migliorare con la diffusione della cultura, ma non ne abbiamo la certezza. Del resto, se in 300.000 anni lo scenario sembra essere ritornato al punto di partenza, ciò significa che il mondo è come un cerchio e si ritorna sempre alla casella iniziale.
Nemmeno l’ONU riesce a sedare questi conflitti nelle varie aree del mondo, per mancanza di fondi e per il potere di veto degli Stati membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite: Cina, Stati Uniti, Francia, Russia, Regno Unito. I cinque bulli del Pianeta.
L’umanità, mai come oggi, è stata così in pericolo; mentre nel secolo scorso la pace è stata mantenuta con l’equilibrio del terrore dell’arma atomica, oggi sembra che questa non rappresenti più un deterrente efficace. Accadrà un nuovo miracolo per salvare il genere umano?
I contendenti per la vittoria finale di questa partita geopolitica non si rassegnano, sono sempre più decisi e niente sembra fermarli, neanche gli appelli alla pace del Papa.
E come una colonia di orsetti norvegesi, la cui leggenda narra del loro istinto suicida nel gettarsi tutti nel mare ghiacciato, l’umanità sembra aver perso il lume della ragione e si dirige spedita nel fondo del burrone.
Isernia, 3 gennaio 2026