
Mi sono chiesto se i negoziati di pace del regime di Trump siano sinceri. Il piano rivelato dall’inviato di Trump, Keith Kellogg, in realtà, indica che i negoziati non lo sono. Putin, Lavrov e il Segretario del Consiglio di Sicurezza Shoigu, ex Ministro della Difesa, hanno tutti chiarito che la presenza di truppe NATO in Ucraina è inaccettabile e potrebbe sfociare nella Terza Guerra Mondiale.
Allora perché Kellogg ha sostenuto, o predisposto, una dichiarazione congiunta dei Ministri degli Esteri di Francia, Germania, Italia, Polonia, Spagna e Regno Unito che promette “robuste garanzie di sicurezza per l’Ucraina“, consistenti in “una coalizione di forze di rassicurazione aeree, terrestri e marittime che potrebbero contribuire a creare fiducia in qualsiasi pace futura e sostenere la rigenerazione delle forze armate ucraine“.
Questa non è certamente la smilitarizzazione dell’Ucraina che il Cremlino richiede, e la protezione da parte delle forze NATO equivale all’essere un membro della NATO.
Donald Trump aveva promesso la pace in 24 ore, ma di fatto sta armando l’Ucraina, proprio come Joe Biden, che aveva criticato duramente per il conflitto. Infatti, mentre Trump chiede un cessate il fuoco, il Pentagono continua a consegnare armi all’Ucraina tramite i pacchetti dell’era Biden, dopo una breve pausa a marzo. Come si concilia questo con la retorica del cessate il fuoco? La faccenda non è chiara. I tentativi per gli accordi di pace, a questo punto, sono reali?
Anche alcuni giornalisti russi, come l’astuta Ekaterina Blinova, oggi si interrogano sulla realtà dei “negoziati di pace” in Ucraina. La pace promessa da Trump in 24 ore è stata sostituita dall’invio di ulteriori armi all’Ucraina e da ulteriori minacce al Cremlino. La giornalista Blinova osserva che due sistemi di difesa aerea Patriot statunitensi, di cui uno proveniente da Israele, sono in arrivo in Ucraina, insieme a 310 milioni di dollari per il supporto degli F-16 statunitensi inviati in Ucraina e altri 50 milioni di dollari in armi. In che modo, si chiede la Blinova, Trump sostiene i negoziati di pace? Non è piuttosto un incoraggiamento a Zelensky a continuare il conflitto? In questo modo, ragionevolmente, la giornalista solleva la questione se i “negoziati di pace” di Trump siano destinati a fallire affinché la guerra possa continuare.
Ma l’ambiguità del governo degli USA non finisce qui, perché mentre Trump parla di pace in Ucraina, Washington apre un secondo fronte contro Putin.
Infatti, il 5 maggio scorso, la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato il MEGOBARI Act – acronimo di “Mobilizing and Enhancing Georgia’s Options for Building Accountability, Resilience, and Independence” – che pone la Georgia, ora un Paese indipendente e un tempo provincia dell’Unione Sovietica, sotto la protezione americana. Washington, quindi,mira a rafforzare la democrazia, i diritti umani e lo stato di diritto in Georgia, contrastando al contempo le influenze autoritarie, in particolare quelle provenienti dalla Russia. Deve proteggere elezioni libere e regolari in Georgia dalla Russia e tutelare “la sovranità e l’integrità territoriale della Georgia da ulteriori aggressioni russe“.
Ma di quali aggressione si parla? Non c’è stata alcuna aggressione russa contro la Georgia.
Con il crollo dell’Unione Sovietica causato dagli arresti domiciliari, nell’agosto del 1991, del presidente russo Gorbaciov da parte di alcuni ufficiali del Politburo e le sue dimissioni da Presidente dell’Unione Sovietica, avvenute il 25 dicembre 1991, la Russia di Boris Eltsin (suo successore subentrato il giorno dopo, 26 dicembre) accettò lo smembramento dell’Impero sovietico da parte di Washington. Le repubbliche sovietiche, alcune delle quali non erano mai divenute Stati indipendenti, come l’Ucraina, furono trasformate da Washington in nuovi Paesi.
Nel 2008, un esercito georgiano addestrato ed equipaggiato da Washington invase l’Ossezia del Sud, un protettorato russo e una parte della Georgia che non voleva abbandonare la Russia. I “soldati della pace”, i cosiddetti peacekeeper russi, furono uccisi, e questo spinse Putin a tornare dalle Olimpiadi cinesi per inviare l’esercito russo. L’esercito georgiano, equipaggiato e addestrato dagli americani, fu completamente sconfitto nel giro di poche ore e la Georgia finì nelle mani di Putin.
E Putin allora cosa fece? Rilasciò la Georgia a se stessa e riportò a casa il suo esercito. In che cosa consiste, dunque, questa aggressione russa?
Com’è ovvio, i membri della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti sono alquanto, se non completamente, ignoranti e disinformati. L’America, come molti sospettano, elegge degli idioti per rappresentarla.
Sebbene il MEGOBARI Act sia stato accolto con favore da esponenti dell’opposizione georgiana e da rappresentanti della società civile, il partito al governo, “Sogno Georgiano”, lo ha criticato, definendolo una violazione della sovranità nazionale. Il Primo Ministro Irakli Kobakhidze ha definito la legge “ricattatoria”, esprimendo preoccupazione per le potenziali tensioni nelle relazioni tra Stati Uniti e Georgia.
Proteggere la Georgia dalla Russia è la scusa che Washington ha per prendere il controllo della Georgia e, naturalmente, i tentativi di corruzione, come spesso vengono attuati in queste faccende, faciliteranno il processo, poiché verranno rivolti ai membri chiave del governo georgiano.
Quella che è in atto è un’ulteriore manovra di Washington per aprire un secondo fronte di guerra contro la Russia. Cosa ne deduciamo? Da un lato, Trump sembra stia portando avanti i negoziati di pace in Ucraina con la Russia; dall’altro, invece, Washington sta preparando un altro “Maidan”, questa volta in Georgia.
Staremo a vedere quanto sono stupidi i russi e se hanno imparato nulla dagli accordi di Minsk. Non credo che Il Cremlino sia diventato cieco al fatto ovvio che Washington sta sequenziando le sue guerre con Russia e Cina ritirandosi dall’Ucraina, consegnandola malvolentieri all’Europa (la pressione di Londra è forte), in modo che gli USA possano meglio concentrarsi sulla Cina.
Questa che ho qui rappresentata, sperando di non passare per filorusso, è la politica descritta negli Stati Uniti dal giornalista West Mitchell su “Foreign Affairs” e da Paul Craig Roberts,ex Assistente Segretario del Tesoro degli Stati Uniti.
Rimane abbastanza strano che i nostri media, in tutt’altro affaccendati, non abbiano commentato questi avvenimenti rivelatori dell’ambiguità degli Stati Uniti d’America.
Isernia, 17 maggio 2025