
Questa brevissima e semplice riflessione, che mi piace oggi ricordare, parte da un’esperienza nata frequentando un caro e fraterno amico di Lanciano, in Abruzzo ( purtroppo scomparso prematuramente), allorquando, dopo le abituali cene conviviali, amavamo dialogare ed affrontare gli argomenti più disparati. Tra questi, il fenomeno delle stelle cadenti. Argomento, questo, scelto nel momento più adatto, esattamente la sera del 10 agosto 2002, durante una delle solite “Agapi ”, tenutasi nella suggestiva atmosfera del giardino lussureggiante di un casolare posto in prossimità del mare, nella vicina città di Ortona, con una grande tavola imbandita, per l’occasione, sotto l’immensa volta celeste. Eravamo tutti con il naso all’insù, come tanti ragazzi fanno nella notte di San Lorenzo, nella viva attesa di scorgere nel firmamento la scia di una stella cadente, per poi esprimere di nascosto un desiderio.
Talvolta, rileggendo poesie a me care, mi sono soffermato su citazioni astronomiche, presenti in poeti “decadenti” quali Giovanni Pascoli e Gabriele D’Annunzio. La riflessione letteraria si è intrecciata naturalmente con quell’astronomica, confermando sempre più l’incontro di letteratura e astronomia.
Nella raccolta Myricae del poeta romagnolo Giovanni Pascoli (San Mauro di Romagna, 1855 –Bologna, 1912), su centocinquantasei componimenti (data dell’ultima edizione è il 1911), sedici liriche presentano elementi astronomici. In otto componimenti ci sono riferimenti alle stelle; in tre compare il Sole e in cinque è presente come protagonista la Luna.
In Cuore e cielo, il poeta considera le illusioni che nella vita nascono e si spengono continuamente senza un perché, allo stesso modo in cui sorgono e tramontano le stelle. E questo per la stella alfa, la stella principale di una costellazione, e l’omega, le stelle secondarie. Il cielo è chiamato “oceano profondo” e rimanda ad un’idea di infinità, dove “il pensier nostro annega”, verso che ricorda “e il naufragar m’è dolce in questo mare” dell’Infinito di Leopardi.
In X agosto, il suggestivo spettacolo delle “stelle cadenti” diventa per il poeta metafora del pianto del cielo dinanzi alla tragedia familiare che ha caratterizzato l’esistenza stessa di Pascoli: l’assassinio del padre Ruggero, avvenuta il 10 agosto 1863. “San Lorenzo, io lo so perché tanto / di stelle per l’aria tranquilla / arde e cade, perché sì gran pianto / nel concavo cielo sfavilla”. L’aggettivo concavo riferito al cielo è un richiamo esplicito alla forma della sfera celeste.
La poesia offre uno spunto astronomico, il fenomeno delle “stelle cadenti” visibili ad agosto, ovvero lo sciame meteoritico delle Perseidi, suscitando un notevole interesse fra gli appassionati e soprattutto gli studenti.
Nella quartina finale il poeta conclude: “E tu, Cielo, dall’alto dei mondi / sereni, infinito,immortale, oh! D’un pianto di stelle lo inondi/ quest’atomo opaco del Male”.
Qui il ricordo di Giordano Bruno e dell’infinità dei mondi nasce spontaneo al lettore attento e sensibile. E’ evidente il linguaggio “scientifico” con il quale è nominata la Terra, un “atomo opaco del male” : atomo,nel senso di piccola cosa rispetto alla grandezza dell’Universo, opaco perché non ha luce propria come le stelle, regno del Male, inondato dal Cielo con un pianto di stelle; lacrime del Cielo sulla malvagità della nostra terra, tanto piccola, ma tanto cattiva. Un pianto di stelle, perché purifichi quest’atomo opaco del male.
X agosto
San
Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l’aria
tranquilla
arde e cade, perché sì gran pianto
nel concavo
cielo favilla.
Ritornava una rondine al tetto:
l’uccisero:
cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena
dei suoi rondinini.
Ora è là, come in croce, che tende
quel
verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell’ombra, che
attende
che pigola sempre più piano.
Anche un uomo tornava
al suo nido:
l’uccisero: disse: Perdono;
e restò negli
aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono…
Ora
là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli
immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.
E
tu, Cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh!
d’un pianto di stelle lo inondi
quest’atomo opaco del Male!
Giovanni Pascoli
Invito tutti, questa notte, a rimirar le stelle.
Isernia, 10 agosto 2018