
Oggi, 2 giugno, è la Festa della Repubblica, ricorrenza che io, purtroppo, né celebro né onoro più da un po’ di tempo, verso cui non avverto più quel sentimento che negli anni giovanili mi procurava forti emozioni; tanto le istituzioni repubblicane sono state e sono tuttora tradite o ampiamente disattese in diritti, principi, aspettative, enunciati nella Carta costituzionale: la legge fondamentale dello Stato italiano.
Nella mia vita, sempre condotta in modo onesto e corretto, al pari di quella della molteplicità degli italiani, ho solo conosciuto una Repubblica con vertici istituzionali largamente corrotti, collusi con segreti, spesso pericolosi poteri forti, infine continuamente dimentichi del merito e delle capacità reali dei cittadini per favorire, invece, un persistente clientelismo e i sotterranei interessi di tante sospette conventicole.
Come tanti connazionali, nella mia vita ho servito, come funzionario del Ministero delle Finanze, con lealtà e trasparenza lo Stato, ma non ne è valsa la pena: dopo ventisei anni di lavoro, deluso, me ne sono andato in pensione, vedendo insoluti i problemi, già presenti al momento della mia assunzione! Anni e anni di annunciate riforme della Pubblica Amministrazione e di semplificazione amministrativa hanno solo confermato il cinico disegno gattopardesco di far credere di voler cambiare tutto perché, invece, tutto restasse come sempre, ovvero un ostacolo tra il cittadino e la Pubblica Amministrazione, quindi tra il Paese reale e quello legale. Anche nelle mie successive attività imprenditoriali, dopo il pensionamento, ho dovuto perennemente combattere contro il sistema farraginoso delle Istituzioni, a tutti i livelli inadeguate, traboccanti di intralci burocratici e sempre lontane dalle reali aspettative degli operatori economici; pronte solo a punire, applicare inique sanzioni e ad imporre una miriade di indecenti balzelli pur di fare cassa.
Scandali, stragi e terrorismo, vessante esosità fiscale sempre sui più deboli, ingiustizia, ma, soprattutto in disprezzo alla Repubblica, ancora di più nella corrente legislatura, una frequente e crescente stupidità, assisa sugli scranni del Parlamento (ormai del tutto esautorato di funzione e prestigio) o al governo: ecco, questo è il quadro, sicuramente incompleto, solo parzialmente riassuntivo del mio viaggio di cittadino in questa che, stranamente, ancora si chiama Repubblica, che non mi appartiene quasi più e della quale mi è sempre più difficile sentirmene parte, perché illusoria nei suoi valori e, perlopiù, traditrice della maggioranza dei cittadini e irriguardosa nei confronti della propria Costituzione.
Da anni, ormai, non le credo, da sempre ho contribuito a darle quello che giustamente le spettava e non le ho mai chiesto e non le chiedo alcunché, poiché convinto quanto sia vano attendersi da essa qualcosa di positivo, salvo magari qualche misera concessione, poi subito riassorbita per altra via.
Mi addoloro quando penso alla strage milanese di piazza Fontana o a quella bresciana di piazza della Loggia o a quella della stazione ferroviaria di Bologna del 2 agosto 1980 per cui continuo a chiedermi perché e per quali responsabilità, per quali mani assassine e complicità tutto quel massacro. A tutt’oggi nessuna risposta. Mi vergogno del trascorso terrorismo rosso e nero; mi si stringe il cuore al ricordo della fine di Aldo Moro e delle tante altre vittime come lui; della strage di Capaci e dell’uccisione del giudice Paolo Borsellino; mi arrabbio, sì, proprio così, quando leggo un bestseller sul marciume, presente, pur se solo in una parte, ma comunque sempre presente, della Magistratura Italiana.
Ripercorro la mia vita e mi consola aver conosciuto affetti, soddisfazioni, aver maturato tante esperienze per il solo caso, magari, di non essere transitato, nei miei frequenti viaggi, nei luoghi e nei tempi di quelle stragi: mi è andata bene, potrei consolarmi così, invece no.
Leggendomi ora, molti potrebbero dire: ” Ecco, il solito qualunquista!” Eppure, il mio non è affatto un atteggiamento di indifferenza o critica superficiale verso la politica e la vita civile e sociale, dunque? Ho educato i miei figli al rispetto delle istituzioni, ma, lo ammetto, per conformismo civico; come tanti cittadini non ho ricevuto niente da questa Repubblica, tranne le tante amarezze, invece qualcosa le ho sempre dato io, con il mio impegno, seppur modesto, discreto e continuo. E sempre per la stessa, tuttavia, illusoriamente mi prodigo ancora.
Oggi, a Roma, molti tronfi pavoni comodamente appollaiati sulle tribune di Via dei Fori Imperiali, ipocritamente, saranno col naso all’insù a guardare sfrecciare le Frecce Tricolori, ma io non ci riesco proprio più a farmi prendere per il naso. Questa Festa della Repubblica faccia buon pro a chi se ne ritiene soddisfatto o beneficiato, io non posso festeggiare e me ne dolgo, spero di poterlo fare in un prossimo futuro, se mai accadrà.
Isernia, 2 giugno 2022